Come citare questo articolo: , La Fipav nel Coni. Il difficile passaggio della pallavolo tra gli sport agonistici 1946-1957, in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 3 (2019) []. http://rivista.clionet.it/serapiglia-la-fipav-nel-coni-il-difficile-passaggio-della-pallavolo-tra-gli-sport-agonistici-1946-1957. Ultimo accesso 19-08-2019.

Alla fine della Seconda guerra mondiale nel contesto della ricostruzione del sistema sportivo italiano, nuove discipline ambivano al passaggio da amatoriali ad agonistiche. Tra questi sport c’era quello che per tesserati sarebbe diventato negli anni Duemila la disciplina più praticata in Italia dopo il calcio: la pallavolo. Questo articolo narra il complesso percorso di riconoscimento della Federazione italiana pallavolo (Fipav) da parte del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni).

La pallavolo non era lo sport più amato dagli italiani durante il fascismo, né lo divenne nel periodo successivo. Il ciclismo e il calcio sapevano stimolare l’interesse e le passioni di pubblico e praticanti molto meglio del gioco inventato da Morgan[1]. In particolare, il calcio stava vivendo un intenso sviluppo, tanto da egemonizzare lo spettacolo e la pratica sportiva nei grandi centri urbani dove, comunque, anche il basket riusciva a suscitare un certo interesse. Il volley, però, pur non essendo in grado nell’immediato di scaldare i cuori delle masse, sembrava poter emergere nelle città di provincia dell’Italia centro-settentrionale. La mancata connessione tra tale disciplina e gli sportivi delle grandi città rendeva questo sport marginale anche per la stampa specializzata, tanto che a riguardo possiamo trovare solo brevi notizie. È il caso di quella che apparve su “La Gazzetta dello Sport” del 9 luglio del 1945, che segnalava un torneo disputato a Bologna e vinto dalla locale Virtus contro varie compagini, tra cui una rappresentativa di un ospedale militare americano[2].

Sebbene la notizia appaia di poco conto, questo articolo ci dà due elementi che consentono di interpretare la ripresa dell’attività pallavolistica nel nostro paese subito dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale: la location, Bologna, ci indica come fosse vivo in Emilia-Romagna l’interesse per questo sport; la presenza di una compagine statunitense ci suggerisce, poi, come anche nel secondo dopoguerra gli americani abbiano avuto un ruolo non secondario per la diffusione di questo sport in Italia. Il volley veniva infatti praticato dai soldati dell’esercito a stelle e strisce nel contesto dei 1.500 Athletics Department dislocati sul territorio della penisola[3] e veniva offerto come attività di svago a quei prigionieri che affollavano i campi di internamento alleati costruiti in Germania, Inghilterra, India, Medio Oriente e Stati Uniti, dove erano dislocati circa un milione e trecentomila dei nostri soldati[4]. Tra questi ultimi c’era il ravennate Orfeo Montanari, fatto prigioniero in Africa settentrionale e costretto al soggiorno forzato proprio negli Usa. Durante i mesi di prigionia Montanari giocò costantemente a pallavolo, tanto che al ritorno a Ravenna costruì insieme ad Angelo Costa, tornato dalla campagna di Russia poco prima della fine del conflitto, la prima grande squadra di pallavolo della penisola, la Robur[5].

Questa esperienza fu il primo esempio di sviluppo di questo sport in Emilia-Romagna, regione che per decenni rappresentò l’eldorado pallavolistico del paese. Non appare dunque un caso che sia proprio stato il capoluogo emiliano-romagnolo a tenere a battesimo la Federazione italiana pallavolo. Il 31 marzo del 1946, nella Sala dei combattenti di Bologna, 28 appassionati fondarono la Fipav, celebrandone il I congresso. Durante questa assemblea furono eletti il presidente e il consiglio e furono votati il nuovo regolamento e lo statuto federale. È interessante notare come in quell’anno la neonata Federazione potesse contare solo su pochi atleti tesserati, circa 310 appartenenti a 67 club[6]. Molte di queste squadre erano provenienti dall’esperienza dell’Opera nazionale dopolavoro: il primo campionato Fipav, svoltosi tra il 15-16 agosto 1946, vinto dalla Robur di Ravenna, vide la partecipazione di importanti compagini dopolavoristiche come la Campione (Borsalino) di Alessandria, l’Ansaldo di Genova e la Richard Ginori di Livorno[7].

Lo stesso nuovo presidente federale, Arnaldo Eynard, proveniva dall’Ond. Perito chimico, Eynard aveva appreso la pratica pallavolistica a Torino nel 1925 mentre seguiva il corso di allievi ufficiali. Pochi anni più tardi sarebbe stato chiamato dall’Ond a organizzare le squadre maschili e femminili dell’azienda in cui aveva trovato lavoro nel 1929, il bottonificio Corozite di Gorlago (Bergamo). Come vicepresidente fu eletto Rolando Cirri, autore di uno dei più noti manuali dedicati a questo sport, Il gioco della pallavolo, edito nel 1942 dal dopolavoro aziendale della Richard Ginori di Sesto Fiorentino[8]. Tale opera, in parte rivista, sarebbe stata ripubblicata nel 1949 con il titolo di Pallavolo. Lo sport per tutti.

Nelle prime pagine di questa seconda edizione Cirri scriveva: «Non siamo dell’idea che la pallavolo, sport giovane spinto nel futuro, possa trarre vantaggio dalla sua storia. Pensiamo piuttosto che, almeno per l’Italia, la storia, questo sport, se la debba costruire vivendo e prosperando». Cirri lamentava il fatto che il volley non fosse cresciuto durante il fascismo perché inserito tra gli sport amatoriali del dopolavoro e non tra quelli agonistici controllati dal Coni. Per questo sottolineava l’importanza della data del 10 agosto 1947, in cui la Fipav era stata accolta tra le federazioni nazionali del Coni quale membro aderente[9]: il Comitato olimpico nazionale poteva garantire quella visibilità e quei fondi necessari per lo sviluppo di questo sport in Italia. L’essere membro aderente però costituiva solo il primo passo verso la piena accettazione nel Coni: solo i membri effettivi potevano approfittare di un significativo sostegno strutturale ed economico, oltre ad avere potere decisionale in quanto parte del Consiglio del Comitato olimpico[10].

La posizione di membro aderente al Coni era peraltro stata creata proprio in quel frangente per motivi soprattutto economici. Possiamo comprendere ciò leggendo la relazione della Giunta esecutiva redatta il 5 luglio del 1947 e inviata il 26 dello stesso mese ai 26 membri effettivi, i quali avrebbero dovuto votare l’inclusione di eventuali nuovi componenti nel Comitato olimpico. In questo documento veniva sottolineata la necessità di apertura verso il riconoscimento di nuove federazioni, ma che tuttavia bisognava essere cauti nella loro inclusione, poiché ciò avrebbe provocato l’aumento delle «spese generali e il detrimento dello sport vero e proprio»[11]:  rischio concreto poiché l’Italia era un «paese povero»[12]. Si proponeva quindi di creare la categoria di “membri aderenti” per quelle federazioni che volevano entrare nel Comitato olimpico pur non facendone ancora pienamente parte. Queste non avrebbero goduto di tutti i diritti dei membri effettivi, ma si sarebbero potute giovare di una «tutela di ordine assistenziale». Tali federazioni, inoltre, per diventare membri effettivi avrebbero dovuto passare una fase da membro aderente di almeno 4 anni (durata del ciclo olimpico) dopo la quale, però, la loro elezione a membro effettivo non sarebbe stata scontata[13].

A questa relazione veniva allegato un progetto di regolamento per l’ammissione di nuovi membri, nel quale era inoltre sottolineato che in qualità di membri aderenti le nuove federazioni non avevano diritto di voto ma erano solo ospiti nell’ambito del Consiglio nazionale[14]. Nello stesso documento veniva dato il parere circa le richieste di adesione pervenute, tra le quali quelle della Fipav. Riguardo a quest’ultima la Giunta sottolineava:

Lo sviluppo di questo gioco, che ha caratteristiche intermedie tra il tennis e la pallacanestro, è abbastanza notevole sia in Italia che all’estero. Fino ad oggi è stato considerato, specialmente nell’esercito e nelle scuole, come un utile esercizio di educazione e preparazione fisica. Tuttavia, non mancano gli elementi perché esso possa assurgere a maggiori affermazioni e pertanto si ritiene utile ammettere detta Federazione al Coni quale membro aderente, affinché abbia la possibilità di estrinsecare tutte le sue forze[15].

L’adesione della Fipav al Coni venne posta a votazione nella sessione del Consiglio nazionale del 10 agosto 1947. Alla presenza del presidente Eynard, la Federazione italiana pallavolo fu ammessa quale membro aderente nel Comitato olimpico con votazione unanime dei membri effettivi[16].

Si può supporre che tale decisione del Consiglio nazionale del Coni fosse stata determinata, più che dalla grandezza del movimento pallavolistico, dalla nuova dimensione che il volley stava assumendo a livello internazionale. Se è vero che non era ancora sport olimpico, sembrava poter ambire a diventarlo, a giudicare dalla dinamicità del movimento pallavolistico sia in Italia che all’estero. Pochi mesi prima del riconoscimento da parte del Coni, infatti, tra il 18 e il 20 aprile del 1947, a Parigi i rappresentanti delle federazioni di Belgio, Brasile, Cecoslovacchia, Egitto, Francia, Grecia, Jugoslavia, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Ungheria, Uruguay e Stati Uniti avevano dato vita alla Fédération Internationale de Volleyball (FIVB) ed eletto il suo primo presidente, il francese Paul Libaud[17]. In quel contesto la nazionale azzurra aveva fatto il suo esordio in un’amichevole persa con la Francia 3 a 1[18].

Il volley, dunque, poteva rappresentare per il Coni un ulteriore mezzo per rientrare a pieno titolo nel consesso sportivo internazionale dopo che alcune federazioni ne erano state escluse a causa della partecipazione dell’Italia nella Seconda guerra mondiale a fianco di Germania e Giappone[19]. La FIVB, comunque, non sembrò avere particolari problemi nell’includere la Fipav tra i suoi membri fondatori. A questo giovarono alcuni elementi quali: la firma già avvenuta del trattato di pace tra l’Italia e gli alleati il 10 febbraio 1947 e la stessa composizione della FIVB, in cui non c’erano nazioni particolarmente ostili all’attività sportiva degli italiani nelle competizioni internazionali come poteva essere l’Inghilterra[20]. Anzi la FIVB sembrava inizialmente essere eterodiretta dai francesi, i quali fondavano parte della propria politica estera sportiva proprio sulla riammissione dell’Italia, potenziale sostenitrice delle rivendicazioni del Comitato olimpico francese contro il potente blocco anglosassone[21].

È probabile che anche per questo motivo sia stato concesso all’Italia di organizzare a Roma, tra il 24 e il 26 settembre 1948, il primo campionato europeo di volley per nazioni: un’occasione che il Coni sembrò cogliere al volo garantendo il suo sostegno[22], così come fece la Presidenza del Consiglio dei ministri che supportò l’evento con un contributo di 25.000 lire[23]. L’evento fu il quarto in ordine di tempo tra campionati europei e mondiali a essere organizzato nel nostro paese dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale. A precederlo sarebbero stati il campionato europeo di vela della classe Star organizzato nell’agosto del 1947, i campionati europei fuoribordo della classe X 1000 CMC e i campionati del mondo motoscafi da corsa classe 450 organizzati entrambi a Milano nel giugno del 1948[24].

La manifestazione disputata nella suggestiva cornice del Foro italico ebbe poca eco sui giornali, non riuscendo peraltro a catalizzare l’attenzione di un congruo numero di spettatori. Ce ne rendiamo conto osservando le foto dell’evento ed esaminando le immagini della «Settimana Incom» del 30 settembre 1948, che riportavano una breve sintesi dell’evento. Se in queste ultime possiamo scorgere gli spalti semivuoti del Centrale di tennis dove era stato allestito il campo da gioco, osservando le foto ci accorgiamo che il pubblico era costituito soprattutto da militari in divisa[25], circostanza che porterebbe a ipotizzare una presenza di spettatori per cooptazione piuttosto che volontaria, dato che la pallavolo era uno degli sport più diffusi nelle forze armate. Dal punto di vista sportivo l’Italia, allenata da Angelo Costa, capitanata da Orfeo Montanari e composta da alcuni altri atleti della Robur Ravenna, si guadagnò un’onorevole medaglia di bronzo, che rimarrà per trent’anni il miglior risultato della nazionale maggiore sia in ambito maschile che femminile a livello internazionale. Negli anni immediatamente successivi all’europeo romano, infatti, gli azzurri e le azzurre fecero pessime figure.

La nazionale maschile nel 1950 non partecipò alla fase finale degli europei a Sofia, mentre si piazzò solo all’ottavo posto nell’edizione del 1951 disputata a Parigi. Nei campionati mondiali la compagine italiana arrivò ancora ottava in Cecoslovacchia nel 1949. Per quanto riguarda le donne, la nazionale non riuscì a partecipare ai campionati europei del 1949 in Cecoslovacchia e a quelli del 1950 in Bulgaria, mentre partecipò alla kermesse continentale del 1951 in Francia dove si piazzò ultima. La pallavolo, comunque, in quegli anni ebbe un periodo di crescita costante nel numero dei praticanti. Ciò portò nel 1952 la Fipav a chiedere di essere promossa a membro effettivo del Comitato olimpico subito dopo aver concluso il suo primo quadriennio da membro aggregato. In tale frangente la Giunta esecutiva del Coni, il 26 aprile 1952, redigeva una relazione per il 9° Consiglio nazionale che si sarebbe svolto il giorno successivo. In essa veniva sottolineato come dal 1947 il volley fosse in crescita in Italia, benché non fossero stati raggiunti rilevanti risultati a livello internazionale. La relazione così concludeva:

Il buon assetto organizzativo interno, il continuo aumento delle squadre, la sincera passione dilettantistica di atleti e dirigenti, sono elementi positivi a conforto dell’affermarsi e consolidarsi della pallavolo in Italia e inducono la Giunta a proporre il riconoscimento, per un altro quadriennio della Fipav, quale federazione aggregata a meno che il Consiglio nazionale non ritenga la situazione sufficientemente matura per un definitivo inquadramento quale membro effettivo. Tuttavia anche nel caso si confermi la Pallavolo come membro aggregato, la Giunta esecutiva ritiene il movimento meritevole di maggiori aiuti in futuro[26].

La Giunta dunque proponeva che la Fipav rimanesse per un altro quadriennio tra le federazioni aggregate, benché lasciasse al Consiglio l’opportunità di farla diventare membro effettivo. Il 27 aprile questa relazione fu letta ai membri del Consiglio da Bruno Zauli, segretario dello stesso e presidente della Federazione italiana atletica leggera. Dopo la lettura Zauli invitò il presidente della Fipav a intervenire. Eynard, nonostante la relazione della Giunta, chiese che la sua federazione fosse ammessa come membro effettivo Coni. Dai documenti ritrovati nell’archivio del Comitato olimpico sappiamo che sull’argomento si accese un intenso dibattito che vide gli interventi di Giuseppe La Cava, presidente della Federazione medici sportivi, di Aldo Tolusso, presidente della Federazione tennis, di Emanuele Bianchi, presidente della Federazione motociclistica italiana, di Cesare Marchisio, presidente della Federazione ginnastica d’Italia, di Aldo Galletto, presidente della Federazione italiana rugby, dello stesso Bruno Zauli, di Ottorino Barassi, presidente della Federazione italiana gioco calcio e, dopo la replica di Eynard, dello stesso presidente Onesti. Purtroppo non sappiamo cosa si siano detti in tale occasione gli interlocutori, possiamo però intuire che fu una discussione accesa visto che nel 1957, prima del dibattito sullo stesso argomento, Eynard fu fatto uscire da Onesti «per ragioni di delicatezza»[27]. Ciò porta a supporre che in quella seconda occasione il presidente del Coni, per evitare ulteriori litigi sull’argomento, abbia impedito il contraddittorio in presenza del presidente della Fipav.

Nel 1952, dunque, l’istanza di Eynard non passò: su 23 votanti presenti, 18 si dissero favorevoli a che la Federazione italiana pallavolo rimanesse nel Coni in qualità di membro aggregato, mentre solo 3 si schierarono a favore dell’accettazione della Fipav come membro effettivo (2 si astennero). Grazie al resoconto della seduta sappiamo che ad astenersi furono Beppe Croce, presidente dell’Unione società veliche italiane, e Aldo Galletto, cosa che induce a pensare a un intervento neutro di quest’ultimo durante il dibattito. A votare a favore del pieno riconoscimento della Fipav da parte del Coni furono invece Vitaliano Borromeo, presidente della Federazione italiana motonautica, Piero Oneglio, presidente della Federazione Italiana sport invernali e Aldo Tolusso, il quale evidentemente durante il dibattito perorò la causa della Fipav[28].

Analizzando l’esito del voto possiamo fare altre considerazioni circa il sostegno ricevuto da Eynard. Tra le federazioni che appoggiarono l’ammissione della Fipav quale membro effettivo del Coni, o a non esprimersi negativamente contro di essa, furono quei rappresentanti del Consiglio che meglio conoscevano la pallavolo. Ciò valeva sicuramente per quanto riguarda la Federazione motonautica e l’Unione società veliche italiane: come abbiamo visto in precedenza, infatti, in ambito militare la pallavolo era praticata dai marinai durante l’addestramento, il che ci porta a ipotizzare uno stretto legame tra le federazioni vicine alla Marina e la Fipav. È sensato, poi, supporre che la Federazione sport invernali sostenesse la Fipav per le stesse ragioni, visto che il volley poteva essere adatto all’allenamento dei propri atleti potendo essere praticato in luoghi chiusi, senza troppe pretese di spazio, quando le condizioni climatiche impedivano l’attività all’aperto.

Nel 1952 questi sostegni non impedirono, però, che il riconoscimento a membro effettivo del Coni della Federazione italiana pallavolo fosse rinviato di altri quattro anni. Tra il 1952 e il 1956 il movimento pallavolistico continuò a crescere, presentandosi più forte alla 14ª sessione del Consiglio nazionale del Comitato olimpico il 16 febbraio 1957. Come nella riunione dell’aprile del 1952 venne valutata la posizione della Fipav e la sua richiesta di essere ammessa tra i membri effettivi. Come quasi cinque anni prima, la richiesta della Federazione italiana pallavolo era determinata da motivi di prestigio e, soprattutto, da questioni economiche. Come membro aggregato, infatti, la Fipav godeva di un magro sostegno da parte del Coni: nel 1955 alla Federazione italiana pallavolo era stata erogata la somma di 17.800.000 lire, ben lontana non tanto da quella di 809.370.678 lire destinata al calcio, quanto dalla cifra di 71.500.000 lire data al basket ma anche da quella di 29.650.000 lire concessa all’Unione italiana tiro a segno.

Nel rendiconto degli aiuti del Coni alle federazioni, infatti, la Fipav occupava la ventiseiesima posizione su 32 membri aggregati ed effettivi[29]. Nella relazione della Giunta esecutiva, scritta il 21 gennaio del 1957 e letta da Zauli nella sessione del Consiglio, si faceva un breve excursus storico riguardo l’entrata della Fipav nell’orbita del Coni e si sottolineava quanto fosse cresciuta negli otto anni precedenti. Essa era arrivata a contare 382 società affiliate «dislocate nella maggior parte delle regioni, con un complesso di oltre 3.500 atleti tesserati, 441 arbitri ufficiali e 72 allenatori»[30]. Veniva poi rimarcato come il gioco venisse praticato sia a fini agonistici sia «come ottimo “condizionamento per altre discipline”»[31].

Benché i piazzamenti della nazionale maschile non fossero particolarmente soddisfacenti (un nono posto agli europei del 1955 e un quattordicesimo ai mondiali del 1956), veniva dimostrata la soddisfazione per la solidità della struttura della Fipav e per «la sincera passione dilettantistica dei praticanti», il cui numero andava «sempre più aumentando, soprattutto tra i giovani»[32]. Per questo si poneva in votazione se la Fipav dovesse diventare membro effettivo, dovesse rimanere membro aggregato o dovesse essere eliminata dall’orbita del Coni[33]. A differenza di quattro anni prima la Giunta, però, si asteneva dal dare una qualsiasi indicazione di voto al Consiglio. Dopo la presentazione di Zauli venne chiesto a Eynard di esporre al Consiglio la posizione della sua federazione[34]. Eynard introdusse il suo intervento sottolineando come fosse stato distribuito a tutti i presenti un opuscolo informativo sul volley. Si soffermava poi sulla crescita del movimento in Italia e all’estero del suo sport affermando:

Abbiamo diverse società, in Italia, che praticano questo gioco e possono anche sembrare poche, ma vi assicuro che in realtà sono molte, data la difficoltà nei trasferimenti in questo Stivale così lungo. Dietro di noi abbiamo una massa di praticanti nelle FF.AA [Forze armate], nel Csi e in altre organizzazioni sportive o dei lavoratori: specialmente all’estero questo sport sta prendendo un’importanza sempre maggiore[35].

Eynard poi sottolineò come la Fipav avesse seguito in maniera sistematica le direttive del Coni circa la propria organizzazione interna. Infine, egli mise in risalto il valore del volley come sport propedeutico a diverse altre discipline e ringraziò la Federazione pallacanestro e quella di ginnastica per aver dato un notevole supporto logistico, prestando le proprie palestre per l’attività pallavolistica[36]. A differenza di quattro anni prima nessuno intervenne sulla questione, tanto che Onesti mise subito la posizione della Fipav al voto[37]. Su 27 votanti, 14 si espressero a favore dell’ammissione di quest’ultima quale membro effettivo del Comitato olimpico, mentre 13 votarono per farla rimanere membro aggregato. A conclusione dello scrutinio, Eynard veniva fatto rientrare in sala e Onesti lo accoglieva esclamando «La grande famiglia del Coni aumenta di una simpatica unità. Auguri, comm. Eynard»[38]. A queste parole il presidente della Federazione pallavolo replicava:

Vorrei ringraziare brevemente il presidente, la Giunta e tutti i colleghi per questa votazione favorevole alla Palla a Volo. Questo nostro ingresso come membri effettivi ci impegna. Io spero, in questi quattro anni che seguiranno, di poter dimostrare a tutti, anche a quelli che non ci conoscono abbastanza e che non hanno voluto oggi darci il loro suffragio, che noi cercheremo di farci meritevoli. Grazie ancora[39].

Questo successo di una lunghezza mette in risalto quante riserve esistessero ancora circa questo sport. A pesare sui 13 voti contrari, il pericolo che la Fipav potesse accampare nei confronti del Coni maggiori pretese economiche a danno di altre federazioni, ma anche la diffidenza verso uno sport che, durante il fascismo, era legato solo alla pratica amatoriale ed era ancora considerato più importante per la sua funzione propedeutica verso altre discipline che dal punto di vista agonistico. A contribuire ai 14 voti favorevoli, invece, furono l’effettiva crescita del numero di praticanti nel contesto federale, in quello scolastico e in quello degli enti di propaganda; una maggiore disponibilità economica del Coni, a seguito della stagione del boom economico, ma anche la possibile inclusione della pallavolo tra gli sport olimpici, che sarebbe puntualmente avvenuta qualche mese dopo nel settembre del 1957. A Sofia, il 21 di quel mese, durante la 53ª sessione del Comitato olimpico internazionale, il volley venne, infatti, ammesso tra gli sport “a cinque cerchi”. “Stadium”, rivista del Centro sportivo italiano, riferendosi all’evento sottolineava come l’essere eletto sport olimpico avrebbe giovato all’intero movimento. Leggiamo, infatti, nell’articolo sul tema: «Di fronte alla suprema ambizione sportiva di poter aspirare a partecipare ai Giochi olimpici nuove forze affluiranno a rinvigorire i quadri dei praticanti la pallavolo, nuovi atleti si convinceranno che vi è una strada nuova per raccogliere allori»[40]. In quell’occasione venne disputato nella capitale bulgara un torneo preolimpico maschile a cui partecipò anche l’Italia, disputando 5 partite e subendo altrettante sconfitte per 3-0 contro le compagini più forti del tempo: Francia, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Bulgaria e Romania. Sebbene nel 1957 questo sport fosse divenuto olimpico, non fu tuttavia inserito dal Coni nel programma delle olimpiadi di Roma del 1960.

La stessa dirigenza federale, pur avendone la possibilità, non se la sentì di premere sul Comitato olimpico nemmeno per organizzare un torneo dimostrativo durante la kermesse romana, lasciando enorme malcontento tra gli addetti ai lavori[41]. Secondo Gianfranco Briani, segretario generale della Fipav a partire dal 1961, il Coni e la Federazione non accettarono la sfida olimpica nel 1960 perché gli azzurri e le azzurre non sarebbero stati in grado di competere con le altre nazionali, soprattutto con quelle provenienti d’oltrecortina[42]. In questo senso esisteva sia nel Coni che nella Fipav un elemento di continuità con il fascismo, poiché, come scrive Nicola Sbetti, «lo sportivo italiano che andava all’estero aveva il dovere morale di difendere il prestigio dell’Italia […], di conseguenza solo chi aveva concrete possibilità di vittoria poteva confrontarsi con i rivali stranieri»[43]. In effetti il Coni, in coerenza con quanto avveniva durante il ventennio[44], perorava il principio dei “pochi ma buoni”, che Gianni Brera avrebbe descritto nel suo articolo Tra piste e pedane, pubblicato il primo agosto del 1946 su “La Gazzetta dello Sport”[45]. Tale principio fu alla base della composizione della delegazione che partecipò alle olimpiadi di Londra del 1948. In quell’occasione alcuni dirigenti del Coni ebbero a dire: «Non partecipare è comunque un’astensione decorosa. Partecipare e ottenere posti risibili non lo è altrettanto»[46]. Inoltre, c’era il concreto rischio che a Roma 1960, in un eventuale torneo di pallavolo, i primi tre gradini del podio sia in ambito maschile che femminile potessero essere occupati da tre paesi del Patto di Varsavia, circostanza imbarazzante in un’epoca in cui le olimpiadi rappresentavano un terreno di scontro tra i due opposti blocchi della Guerra fredda[47].

Il volley, comunque, sarebbe entrato a far parte dei programmi olimpici a partire dalle olimpiadi di Tokyo del 1964, mentre altri anni ci sarebbero voluti perché le nazionali italiane maschile e femminile potessero riscaldarsi vicino al fuoco olimpico. Gli azzurri parteciparono per la prima volta a un’olimpiade nel 1976 a Montreal, mentre le azzurre nel 2000 a Sidney, grazie a degli importanti cambiamenti strutturali e culturali, successivi all’entrata della Fipav nell’ambito del Coni.


Note

1 Ideato nel contesto della Young Men’s Christian Association (YMCA), il volleyball vide la luce nel 1895 negli Stati Uniti grazie all’iniziativa di un insegnante di educazione fisica, il reverendo William G. Morgan. Inizialmente chiamato Mintonette, questo sport venne successivamente denominato Volleyball.

2 Sergio Giuntini, Pallavolo, in Storia degli sport in Italia 1861-1960, a cura di A. Lombardo, Cassino, Il Vascello, 2004, p. 265.

3 Angela Teja, Sergio Giuntini, Il buon sportivo e il buon soldato. Soldati e Sportsmen nell’Esercito italiano del secondo dopoguerra, in Atti del IX Congresso Internazionale dell’European Committee for Sport History, (Crotone, 26-29 settembre 2004), Rossano, Edizioni Il Convento, 2005.

4 Andrea Di Michele, Storia dell’Italia Repubblicana (1948-2008), Milano, Garzanti, 2008, p. 15.

5 Dino Guerrino Molesi, Ravenna culla della pallavolo italiana, Ravenna, Il Romagnolo, 1989, p. 73.

6 Giuntini, Pallavolo, cit., p. 265.

7 Molesi, Ravenna culla della pallavolo italiana, cit., p. 75.

8 Cfr. Rolando Cirri, Pallavolo. “Lo sport per tutti” (1942), nuova ed., Roma, Stabilimento tipografico Ugo Pinnaro, 1949.

9 Ivi, pp. 11-12.

10 Il Comitato olimpico era composto da una Giunta esecutiva e da un Consiglio di cui facevano parte 26 membri effettivi: la Federazione italiana atletica leggera, la Federazione italiana cronometristi, l’Unione italiana tiro a segno, la Federazione ginnastica d’Italia, la Federazione tennis, la Federazione italiana gioco calcio, la Federazione motociclistica italiana, la Federazione italiana motonautica, la Federazione italiana canottaggio, la Federazione italiana atletica pesante, la Federazione italiana hockey e pattinaggio, la Federazione italiana rugby, la Federazione italiana tiro a volo, la Federazione italiana caccia, la Federazione italiana pesca sportiva, l’Associazione golfistica italiana, la Federazione italiana pallacanestro, la Federazione italiana sport equestri, l’Associazione italiana sport automobilistici, l’Unione velocipedistica italiana, la Federazione pugilistica italiana, la Federazione italiana sport invernali, l’Unione società veliche italiane, la Federazione italiana medici sportivi, la Federazione italiana nuoto, la Federazione italiana scherma.

11 Relazione della Giunta esecutiva al Consiglio nazionale del Coni per l’ammissione nel Coni di nuove federazioni sportive, 5 luglio 1947, in Archivio del Comitato olimpico nazionale italiano (d’ora in poi Aconi).

12 Ibid.

13 Ibid.

14 Progetto per un regolamento interno del Coni circa l’ammissione e la qualifica di nuovi membri, 5 luglio 1947, in Aconi.

15 Parere della Giunta esecutiva del Coni per le domande di ammissione al Coni di nuove federazioni sportive, 18 luglio 1947 (lettera inviata il 28 luglio 1947), in Aconi.

16 Riunione del Consiglio nazionale del Coni (3^ sessione). Stralcio del resoconto stenografico integrale, (10 agosto 1947), in Aconi.

17 Alessandro Gullo, Maurizio Nicita, L’oro del volley. Storia della Nazionale di Pallavolo dal Dopoguerra ai trionfi mondiali, Santhià, Grafica Santhiese, 1999, p. 30.

18 Ivi, p. 18.

19 Nicola Sbetti, Giochi diplomatici, sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra 1943-1953, Tesi di dottorato in Politica, Istituzioni e Storia, Università di Bologna, 2015, pp. 333-365.

20 Ivi, pp. 311-312.

21 Ivi, pp. 473-509.

22 Riguardo a questo sostegno del Coni non è stato possibile reperire una documentazione esaustiva. Il marchio del Coni campeggia però sui poster che pubblicizzavano l’evento, simbolo, almeno, di un sicuro patrocinio. Cfr. Gullo, Nicita, L’oro del volley, cit., p. 22.

23 Presidenza del Consiglio dei ministri 1948-50, in Archivio centrale dello Stato (Acs), Fasc. 14-4, n° 22611.

24 Sbetti, Giochi diplomatici, sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra 1943-1953, cit., p. 353.

25 Gullo, Nicita, L’oro del volley, cit., p. 24.

26 Relazione della Giunta esecutiva del Coni sulle federazioni aggregate per il 9° Consiglio nazionale del Coni, 26 aprile 1952, in Aconi.

27 Ibid.

28 9° Consiglio nazionale del Coni. Sessione straordinaria, 27 aprile 1952, in Aconi.

29 14° Consiglio nazionale del Coni. Allegato n. 2 Elenco dei contributi concessi alle federazioni sportive nazionali nel 1955, 16 febbraio 1957, in Aconi.

30 Relazione al 14° Consiglio nazionale del Coni sulla federazione italiana pallavolo, 21 gennaio 1957, in Aconi.

31 Ibid.

32 Ibid.

33 Ibid.

34 14° sessione del Consiglio nazionale del Coni, 16 febbraio 1957, in Aconi.

35 14° Consiglio nazionale del Coni. Reseconto testuale Cisaf, 16 febbraio 1957, in Aconi.

36 Ibid.

37 Ibid.

38 Ibid.

39 Ibid.

40 Sport olimpico, in “Stadium”, 12 dicembre 1957.

41 Gullo, Nicita, L’oro del volley, cit., p. 41.

42 Intervista dell’autore a Gianfranco Briani, 1 febbraio 2014.

43 Sbetti, Giochi diplomatici, sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra 1943-1953, cit., p. 174.

44 Ibid.

45 Gianni Brera, Tra piste e pedane, in “La Gazzetta dello sport”, 1 agosto 1946.

46 Consiglio nazionale del 10 agosto 1947, in Aconi, cit. in Sbetti, Giochi diplomatici, sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra, cit., p. 174.

47 Cfr. Nicola Sbetti, Giochi di potere. Olimpiadi e politica da Atene a Londra 1896-2012, Firenze, Le Monnier, 2012; Umberto Tulli, Breve storia delle Olimpiadi. Lo sport, la politica da de Coubertin a oggi, Roma, Carocci, 2012.