Come citare questo articolo: , Mouse On Mars: AAI (Anarchic Artificial Intelligence), in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 5 (2021) []. https://rivista.clionet.it/adamo-mouse-on-mars-aai-anarchic-artificial-intelligence. Ultimo accesso 22-10-2021.

Dopo molte discussioni si giunse ad un accordo: la storia non era più la sola registrazione dell'esperienza umana e delle sue interazioni. Non si trattava più nemmeno solo della storia degli esseri umani, almeno non in maniera esclusiva. Era qualcosa di più grande. Una volta che gli umani non erano più al centro dell'attenzione, la storia divenne una storia più generosa e ricca.
La maggior parte concordava ancora sul fatto che la storia fosse esclusivamente il modo in cui il tempo dà forma all'esperienza e viceversa, di come la memoria sia plasmata dal potere, dalla libertà e dal cambiamento. Era meno ovvio di come le storie di potere, di perdita e cambiamento, di come le loro lezioni, i loro significati e i loro comandamenti fossero custoditi e trasmessi.
Tuttavia, non era una sola questione di storie, ma anche del modo in cui la memoria veniva forzata nel futuro. Per dirlo in altre parole: la storia riguarda anche i metodi usati per custodirla e gli strumenti utilizzati per narrarla.

È questo l’incipit del testo scritto da Louis Chude-Sokei nelle note interne di AAI (Anarchic Artificial Intelligence), il nuovo disco di Jan St. Werner e Andi Toma, duo berlinese conosciuto come Mouse On Mars.

L’idea di questo album parte da una specie di ossimoro composto da “Anarchic” e “Artificial Intelligence”. Il primo termine è sinonimo di assenza di ordine e autorità, di confusione. Il secondo, Intelligenza Artificiale, è considerato l’apice del pensiero logico occidentale, grazie al quale l’essere umano tenta di sostituirsi a Dio e crea un’entità subalterna al proprio servizio. Grazie a questo ossimoro la creatura prende forma, l’intelligenza artificiale diviene un essere capace di riconoscere se stesso, di generare altre intelligenze artificiali, di avere desideri propri e non decifrabili dagli esseri umani. È qui che l’Intelligenza Artificiale si emancipa dal suo creatore, diviene anarchica e si stacca dall’umano.

A questo punto l’umano non può fare altro che prendere atto che le macchine hanno una loro agency e possono raccontare la storia e farne parte a pieno titolo.

AAI è un disco al limite tra science fiction e contemporaneo che racconta di come l’Intelligenza Artificiale sia entrata nella storia (o entrerà nella storia). Per realizzarlo Werner e Toma si sono avvalsi del collettivo di artificial intelligence technology “Birds on Mars” oltre a Ranny Keddo e Derrek Kindle, due ex programmatori di Soundcloud, con cui hanno collaborato alla creazione di un software in grado di modellare il parlato. Louis Chude-Sokei, professore di inglese, George and Joyce Wein Chair in African American Studies e direttore del programma di studi afroamericani presso la Boston University, si è occupato di scrivere il concept e la storia che ha dato vita a questo progetto oltre a prestare la sua impronta vocale per la voce che legge e recita i testi.

Non a caso scrivo di impronta vocale perché la voce che interpreta i testi non è quella di Louis Chude-Sokei, bensì una sua immagine, quella dell’Intelligenza Artificiale che reinterpreta la voce di Louis Chude-Sokei.

Il testo e la voce di Chude-Sokei e del DJ / produttore Yağmur Uçkunkaya sono stati inseriti nel software come modello, consentendo a Toma e Werner di controllare questi elementi umani come lo farebbe un sintetizzatore. In questo modo parametri come la velocità, il tono e l'umore della voce sono risuonati tramite interfacce MIDI.

Ciascuna delle 20 tracce che compone l’album è una specie di capitolo in cui i Mouse on Mars con musica, suoni e voci umanoidi ma sintetiche, raccontano la loro storia sull’Intelligenza Artificiale. Prima magma primordiale (The Latent Space, Speech And Ambulation) poi lentamente forma che cresce, apprende e parla. L’ascolto emerge da una melma di basse frequenze ed elettronica vibrante poi poliritmi ipnotici e sintetizzatori pulsanti che spingono l'ascoltatore attraverso la narrazione dell’album. Le produzioni iper dettagliate per lo più di natura sintetica s’incrociano a tratti con le parti percussive di Dodo NKishi, come se in alcuni momenti l’Intelligenza Artificiale dialogasse ancora con l’umano. AAI è un album sintetico ma con umanità.

In “Walking and Talking” la macchina impara dall’umano che il desiderio è il presupposto del sapere. Con l’avanzare dell’apprendimento delle macchine, i robot iniziano a sviluppare il loro linguaggio in autonomia, la loro coscienza, l’empatia “anarchica” e altre qualità non prevedibili. Il robot comincia a camminare e a parlare, come nelle fasi evolutive umane quasi a tracciare un parallelismo tra uomo e macchina. Ora è l’uomo che guarda la macchina per poter capire se stesso.

In “Artificial Authentic” l’Intelligenza Artificiale prende coscienza, il suono diventa ritmo organizzato e vibrante, groove, la voce seppur ripetitiva e ritmica diventa quasi melodia. Brano dopo brano il ritmo diventa pulsante ed empatico come in “Cut That Fishernet”. Pian piano l’Intelligenza Artificiale ricerca una leggerezza quasi spensierata (Seven Months), diventa capace di decidere per se stessa (Payiming).

Anarchic Artificial Intelligence è un album di storia che racconta del futuro e Werner e Toma non nascondono una fascinazione per questo futuro. Il loro è uno sguardo umanistico, volto ad una rinascita dell’umano: una nuova presa di coscienza dell’umano indotto dalla presa di coscienza delle macchine.

L’Anarchic Artificial Intelligence utilizza la tecnologia per esaminare profonde questioni filosofiche, ad esempio come noi umani utilizziamo la tecnologia e le risorse della terra che abitiamo. Spiega Werner:

L’intelligenza artificiale nella sua versione Anarchica è in grado di sviluppare qualità che attribuiamo agli esseri umani, come l'empatia, l'imperfezione e la distrazione, che sono una parte importante della creatività. Dobbiamo superare la vecchia paranoia della paura dell’altro, per cui le macchine sono concorrenti che faranno le cose più velocemente o meglio di noi, perché questo ci tiene bloccati nel nostro egoismo, nella nostra paura e nella xenofobia. Le macchine possono aprire nuovi concetti di vita ed espandere le nostre definizioni di essere umano.

L’ascolto del disco unitamente alle note di Chude-Sokei fanno di AAI non solo il nuovo album dei Mouse On Mars ma una riflessione sul contemporaneo, sulla storia, sull’umano vista con la lente della genesi di una nuova forma di intelligenza.