Come citare questo articolo: , Tra memorie negate e microstorie. Il centenario della Grande Guerra a Reggio Emilia, in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 2 (2018) []. https://rivista.clionet.it/ferraboschi-tra-memorie-negate-e-microstorie. Ultimo accesso 16-02-2019.

A distanza di pochi mesi dalla conclusione probabilmente è ancora prematuro formulare un giudizio definitivo sull’esito delle celebrazioni del centenario della Prima guerra mondiale in Italia. Tuttavia uno sguardo rivolto all’esperienze di public history sperimentate durante la ricorrenza sollecita già da ora qualche riflessione. Infatti, il profluvio d’iniziative e pratiche commemorative sui fatti bellici di cent’anni fa ha suscitato una coralità di partecipazione che ha coinvolto anche le comunità locali. D’altro canto, oltre alla diffusione del racconto pubblico, la ricorrenza ha contribuito a fornire nuovo impulso alla storiografia sulla Grande Guerra riattivando la memoria del conflitto non solo a livello nazionale ma anche nel vissuto dei territori. Non a caso nel periodo delle celebrazioni si registra la realizzazione di diverse iniziative editoriali e convegni nazionali dedicati al tema del “fronte interno” e dell’impatto della guerra sulle comunità locali[1]. In particolare, rappresenta un dato ormai acquisito l’importanza assunta dall’organizzazione e mobilitazione delle retrovie nel sostenere lo sforzo bellico, sia sul piano economico-produttivo che su quello assistenziale e dei servizi socio-sanitari. In quest’ottica crescente attenzione è stata riservata all’esperienza delle politiche municipali, al ruolo dei comitati civici passando per le trasformazioni urbane, il protagonismo femminile e l’accoglienza dei profughi fino alla cura dei soldati feriti e la gestione dei prigionieri nemici.  

Tralasciando l’imponente sforzo memoriale e di ricerca storiografica promosso a livello nazionale sulla Grande Guerra, in queste note mi soffermerò soprattutto sulle conseguenze indotte dalle celebrazioni sui territori e le comunità locali attraverso l’esperienza di Reggio Emilia. In effetti, nell’ambito di un panorama regionale contrassegnato dal rilevante impegno della rete degli istituti storici emiliani-romagnoli sulla prima guerra mondiale[2], nel reggiano si è sviluppato un processo di rielaborazione della memoria locale che ha consentito di recuperare il passaggio della Grande Guerra all’interno della vicenda storica contemporanea. Dunque, muovendo da un excursus sull’evoluzione della memoria civica sul conflitto, intendo proporre una rivisitazione delle pratiche commemorative e della produzione storiografica locale sviluppata per le celebrazioni del centenario.   

Fig. 1. Opuscolo commemorativo del Circolo cattolico di cultura, 1929 (Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia). Nell'immagine di apertura del saggio: La casa del mutilato di Reggio Emilia, 1927 (Fototeca Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia).
Fig. 1. Opuscolo commemorativo del Circolo cattolico di cultura, 1929 (Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia). Nell'immagine di apertura del saggio: La casa del mutilato di Reggio Emilia, 1927 (Fototeca Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia).

 

Dalla narrazione nazionale al ripristino della memoria locale

Come in gran parte delle comunità locali italiane, anche nel reggiano la memoria della Prima guerra mondiale per lungo tempo è rimasta ancorata principalmente alla narrazione delle vicende belliche. Conseguentemente si è prodotto un racconto  pubblico incentrato sugli eventi militari del Carso e della guerra di trincea, ma anche sulla mitologia della guerra alpina nonché sulla “resistenza” sul Piave e la “riscossa” di Vittorio Veneto. La declinazione in chiave prettamente militare del conflitto ha favorito una prospettiva di studi volta a privilegiare l’orizzonte nazionale relegando la dimensione locale ad un livello residuale, confinata per lo più nella generica espressione del “fronte interno”. Dunque, l’ambito di scala ridotto della guerra (a livello municipale, provinciale ed anche regionale) è stato per lungo tempo sacrificato, scontando un impegno di ricerca modesto.

All’interno di questa prospettiva, fin dal primo dopoguerra la memoria della Grande Guerra nella realtà reggiana fu veicolata attraverso il processo di elaborazione del lutto e del culto dei caduti, oltre che mediante la memorialistica dei protagonisti e testimoni del conflitto. In questo senso il caso di Reggio Emilia è eloquente. Infatti, l’ingente tributo in termini di perdita di vite umane della provincia reggiana (6.075 caduti pari al 2% della popolazione a fronte di una media nazionale dell’1,5%) indusse la società locale a confrontarsi con il fenomeno della morte collettiva. Numerosi sono i materiali attestanti la memoria bellica con la produzione di una ricca documentazione legata al culto dei caduti e all’elaborazione del lutto espressa attraverso lapidi e una monumentalità pubblica promossa dalle istituzioni locali. In effetti, l’affermarsi a livello nazionale di politiche della memoria incentrate sul “paradigma della Grande Guerra” avrebbe lasciato il segno anche nella provincia emiliana. In questo senso, specialmente durante il ventennio fascista, nei comuni reggiani furono edificati monumenti ai caduti[3] ed apposte targhe commemorative[4] mentre si sviluppava una toponomastica urbana evocativa dei luoghi “sacri” della Grande Guerra[5].

Al tempo stesso la memoria dei caduti alimentò anche un culto privato di reliquie, legato strettamente al “crisma del martirio”, testimoniato dalla produzione promossa dalle famiglie per ricordare i loro caduti comprendente opuscoli commemorativi e “santini”. Si tratta di un genere largamente diffuso di cui è conservata una nutrita documentazione anche nel reggiano, grazie soprattutto allo zelo profuso dal direttore della Biblioteca municipale, Virginio Mazzelli[6]. Quest’ultimo infatti, in omaggio al figlio Ettore caduto in combattimento nel 1915, s’impegnò in una minuziosa opera di raccolta e custodia della memoria bellica e degli eventi commemorativi del primo dopoguerra[7].

Conclusa l’esperienza del fascismo, nel secondo dopoguerra, in concomitanza con la trasformazione del quadro politico-istituzionale e il mutamento delle sensibilità politiche, si assiste ad un progressivo appannamento della memoria della Grande Guerra. In effetti, nella lunga transizione dagli anni Cinquanta agli anni Novanta il tema del primo conflitto mondiale fu sostanzialmente rimosso dall’agenda della storiografia locale mentre si compiva una graduale destrutturazione della memoria bellica dovuta anche alla scomparsa della generazione degli ex combattenti. Peraltro le stesse celebrazioni nazionali del cinquantenario della Prima guerra mondiale (1965-1968) non lasciarono tracce significative sul versante della produzione locale che in quegli anni visse una delle sue stagioni più feconde, segnata dalla “fase aurea” degli studi risorgimentali sull’onda delle celebrazioni del centenario dell’unità d’Italia. La riluttanza a misurarsi con la Grande Guerra risentiva probabilmente del clima politico-culturale sfavorevole connesso all’eredità della “fascistizzazione” della memoria del conflitto ma anche all’erosione dei sentimenti nazional-patriottici registrata a partire dagli anni Settanta; al tempo stesso si rileva la persistenza di un comune senso storiografico locale condizionato da suggestioni etico-politiche inclini a collocare il primo conflitto mondiale ai margini del racconto pubblico del Novecento.

Dunque, eccetto sporadiche iniziative[8], occorre attendere il tornante del nuovo millennio e l’esaurimento dei condizionamenti ideologici nell’elaborazione storiografica per assistere nel reggiano al ripristino della memoria della Grande Guerra secondo rinnovati canoni narrativi. Il passaggio coincide con l’emergere di una nuova generazione di studiosi impegnati a tematizzare la Prima guerra mondiale in sintonia con i progressi compiuti dalla storiografia nazionale sulla totalizzazione indotta dal conflitto. Questo salto di qualità scientifico è stato reso possibile anche grazie all’allargamento del campo d’intervento del locale Istituto storico della Resistenza (Istoreco) all’intera storia del Novecento. In particolare, oltre a promuovere negli anni successivi varie iniziative sulla Grande Guerra, a partire dal 2005 Istoreco avrebbe allestito il sito internet Gli Albi della memoria comprensivo  di una banca dati dei caduti della Prima guerra mondiale[9].

In ogni caso è soprattutto dal 2008, sulla scia del 90° anniversario della fine del conflitto, con la pubblicazione del volume Piccola patria, grande guerra[10] – comprendente gli atti (integrati e ampliati) del convegno di qualche anno prima – che il tema dell’impatto della guerra nell’ambiente locale è stato recuperato in chiave analitica. Sempre al 2008 risale anche la mostra curata da Mirco Carrattieri (con il relativo catalogo) Così lontana, così vicina. Reggio Emilia e i reggiani nella Grande Guerra[11] destinata a fornire un quadro organico del contesto reggiano durante gli anni del conflitto. Sulla scia di questo rinnovamento si sarebbero inserite poi altre innovative iniziative editoriali intese anche ad indagare la realtà locale nel panorama regionale aprendo inedite prospettive di ricerca, specialmente con riguardo ai processi di mobilitazione civile e sociale[12].

Fig. 2. L’ospedale militare nel ridotto del teatro municipale di Reggio Emilia, 1918 (Fototeca Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia).
Fig. 2. L’ospedale militare nel ridotto del teatro municipale di Reggio Emilia, 1918 (Fototeca Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia).

 

Il centenario della Grande Guerra: pratiche commemorative e storiografia locale

Il processo di recupero della memoria locale della Grande Guerra avviato a partire dal 2008 ha conosciuto un sensibile impulso negli ultimi anni grazie alla ricorrenza del centenario. In effetti anche nel reggiano l’anniversario è divenuto l’innesco per un ciclo d’iniziative commemorative ad ampio spettro in grado di costruire e consolidare una memoria pubblica diffusa. Gli eventi, concentrati soprattutto nella fase iniziale e in quella conclusiva, cominciati già nel 2014 sono proseguiti secondo un fitto calendario. Ne risulta un quadro ricco e variegato, per quanto necessariamente parziale, rintracciabile anche da una ricognizione sul web. 

Dal pullulare sul territorio reggiano di svariate pratiche commemorative emerge un panorama diversificato: infatti, accanto ai tradizionali appuntamenti istituzionali improntati all’ufficialità si contano mostre espositive[13] e documentarie[14], visite nei siti e luoghi di battaglia[15], manifestazioni teatrali[16], spettacoli per burattini[17] ed eventi musicali legati soprattutto ai cori della tradizione popolare che hanno favorito la divulgazione della memoria collettiva della guerra. In particolare, quest’ultimo genere d’iniziative nel reggiano ha conosciuto una notevole fortuna grazie alla nascita nel 2012 di un apposito soggetto  specializzato nello studio della produzione musicale del periodo bellico, il “Centro Studi Musica e Grande Guerra”, che ha contribuito alla riscoperta di un ricco patrimonio di tradizioni spesso dimenticato[18]; inoltre occorre citare l’impegno di complessi corali locali volti ad animare rassegne musicali[19] e spettacoli comprendenti repertori ispirati alla Grande Guerra[20]. Rimanendo sempre nell’ambito della comunicazione storica si devono poi ricordare la creazione di portali web[21] e blog[22], la presentazione di libri[23], l’organizzazione di convegni[24], seminari[25] e lezioni magistrali[26], ma anche la proiezione di documentari[27], lo svolgimento di rassegne cinematografiche[28], l’indizione di campagne per raccolta di fonti[29], fino alla realizzazione di specifici approfondimenti sulla televisione e stampa locale[30].

Inoltre, la ricorrenza ha stimolato in alcuni casi anche il recupero di testimonianze materiali il cui ricordo era andato perduto da tempo. Emblematica è la riscoperta della lapide commemorativa degli studenti reggiani del liceo cittadino caduti in guerra[31]. Il manufatto, disegnato dal pittore Cirillo Manicardi ed inaugurato con una solenne cerimonia il 14 novembre 1920, fu posto originariamente nel Palazzo San Giorgio di via Farini, sede della scuola nel primo dopoguerra[32]. Negli anni Settanta, in occasione dell’apertura della Biblioteca Panizzi, la lapide marmorea fu rimossa e in attesa di essere collocata nel nuovo liceo rimase a lungo giacente nei magazzini comunali. In effetti solamente nel 2016, nell’ambito delle commemorazioni del centenario, grazie all’interessamento d’istituzioni e associazioni locali[33], la targa è stata restaurata per essere collocata nell’attuale sede del liceo.

Peraltro, il notevole impatto esercitato dalle celebrazioni sviluppatesi tra il 2014 e il 2018 è riscontrabile anche sul piano della produzione storica locale. Il centenario della Grande Guerra infatti ha favorito una notevole intensificazione del flusso delle pubblicazioni determinando un rinnovamento degli studi storici in ambito reggiano. Significativo anzitutto è il dato quantitativo: scorrendo la produzione bibliografica sulla Prima guerra mondiale a Reggio Emilia uscita nel quadriennio 2014-2018 si contano oltre 60 pubblicazioni tra monografie, saggi in testi collettanei, articoli e contributi vari[34].  

Il folto numero di pubblicazioni, pur costituendo un indicatore significativo, di per sé non è in grado di fornire elementi qualitativi sulla letteratura. In effetti, si tratta di un quadro articolato comprendente contributi eterogenei, talora scaturiti da progetti di ricerca regionali[35] o nazionali[36], che tuttavia – in via approssimativa – sono ascrivibili a tre principali filoni di studi.

Un primo ambito di lavoro ha riguardato la valorizzazione delle fonti private e istituzionali, con la pubblicazione di testimonianze belliche nonché di documentazione di enti e associazioni locali. Si tratta dunque essenzialmente di memorialistica e diaristica la cui edizione spesso è stata promossa da discendenti e familiari degli ex combattenti[37]. Questo genere di pubblicazioni, comprendente anche testimonianze di illustri personalità reggiane coinvolte nel conflitto (come Meuccio Ruini)[38], ha contribuito alla visibilità pubblica di documenti rimasti confinati nell’intimità della sfera privata, trasferendo la memoria dalla ristretta dimensione familiare a quella collettiva. La riscoperta delle fonti private è stata accompagnata dall’impegno per la valorizzazione della documentazione istituzionale conservata dai principali enti di conservazione del territorio. In quest’ottica si devono ricordare almeno gli atti della giornata di studi tenuta alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia il 5 maggio 2015 sulle fonti reggiane per la storia della Prima guerra mondiale[39]: i contributi hanno fatto emergere un cospicuo patrimonio documentario e iconografico disponibile nel locale Archivio di Stato, alla Biblioteca Panizzi, all’Archivio della Provincia, all’archivio dell’Ospedale psichiatrico e al Polo archivistico.

Fig. 3. Scarico del grano nei magazzini della chiesa di San Giorgio a Reggio Emilia, 1915 (Fototeca Biblioteca Panizzi).
Fig. 3. Scarico del grano nei magazzini della chiesa di San Giorgio a Reggio Emilia, 1915 (Fototeca Biblioteca Panizzi).

In questo ambito merita di essere segnalata anche la pubblicazione del repertorio dei caduti reggiani della Prima guerra mondiale[40], fornendo uno sbocco editoriale all’imponente opera di ricerca condotta da Istoreco attraverso il sito web degli Albi della memoria.

Un secondo filone di pubblicazioni ha indagato invece più propriamente la dimensione socio-politica e in particolare il tema dell’opposizione alla guerra e della cultura pacifista locale[41]. L’attenzione della storiografia verso la questione della mobilitazione antibellicistica è scaturita non solo da sollecitazioni provenienti da progetti di ricerca nazionali[42] e regionali ma anche dalla spinta locale legata alla matrice socio-politica del territorio d’inizio Novecento. In effetti, Reggio Emilia nel panorama nazionale si sarebbe segnalata alla vigilia della guerra come una “roccaforte” del neutralismo socialista diventando anche l’epicentro di scontri cruenti durante l’aspra contrapposizione tra interventisti e neutralisti. In particolare, i “fatti” di Reggio Emilia del 25 febbraio 1915 – quando due giovani reggiani, Fermo Angioletti e Mario Baricchi, furono uccisi dal “regio esercito” mentre contestavano all’esterno del teatro il comizio interventista di Cesare Battisti – segnarono una svolta decisiva, aprendo la strada alla repressione delle manifestazioni antibelliciste a livello nazionale. 

Peraltro, proprio la vicenda del febbraio 1915 rappresenta il caso esemplare di una “memoria negata” destinata ad essere riscoperta compiutamente grazie alla ricorrenza del centenario della Grande Guerra. In effetti, sull’episodio dell’uccisione dei due giovani dimostranti scese una cappa di oblio, oggetto di una precoce rimozione da parte dell’establishment locale che cercò rapidamente di seppellire il ricordo di una pagina dolorosa che aveva lacerato la società reggiana. Dapprima le politiche della memoria del fascismo e poi la difesa nell’età repubblicana della scelta dell’interventismo da parte di ampi settori del mondo culturale e politico, con tutti i distinguo del caso, avrebbero contribuito a espungere completamente dalla memoria locale i tragici fatti del febbraio del 1915. Dunque per quasi un secolo la vicenda sarebbe rimasta praticamente sconosciuta, confinata nella ristretta cerchia degli studiosi locali; solamente in tempi recenti, a partire soprattutto dai contributi di Marco Marzi[43], il ricordo dell’”eccidio antimilitarista”, nato da un lavoro di ricostruzione storica e civile promosso da una rete di enti e associazioni del territorio con la collaborazione dell’amministrazione comunale, avrebbe ispirato l’organizzazione di seminari, manifestazioni e ritualità pubbliche ispirate ai due giovani manifestanti[44]. In questo percorso di sensibilizzazione civile s’è inserita anche la realizzazione di un documentario[45] e l’apposizione nel febbraio del 2015 di una “pietra d’inciampo” dedicata alla memoria di Angioletti e Baricchi nell’area antistante il teatro Ariosto[46].

Dalla recente stagione di studi locali è emersa anche una marcata propensione ad allargare la copertura territoriale delle ricerche per approfondire l’impatto della guerra sulle singole comunità della provincia. Infatti, salvo alcune eccezioni, le precedenti analisi erano concentrate sul capoluogo, limitandosi talora a trattare l’esperienza delle realtà provinciali essenzialmente all’interno delle rispettive “storie di paese”. Al contrario, ultimamente si sono moltiplicate le ricerche volte a indagare le vicende della Grande Guerra in diversi centri della provincia, in particolare della bassa pianura e della fascia pedemontana.

Fig. 4. Opuscolo commemorativo dei caduti della Prima guerra mondiale del comune di Gualtieri (Archivio Provincia di Reggio Emilia).
Fig. 4. Opuscolo commemorativo dei caduti della Prima guerra mondiale del comune di Gualtieri (Archivio Provincia di Reggio Emilia).

Fig. 5. Opuscolo commemorativo dei caduti della Prima guerra mondiale del comune di Guastalla (Archivio Provincia di Reggio Emilia).
Fig. 5. Opuscolo commemorativo dei caduti della Prima guerra mondiale del comune di Guastalla (Archivio Provincia di Reggio Emilia).

Tra i contributi più significativi si devono almeno citare i lavori, non di rado promossi dalle amministrazioni comunali, dedicati a Guastalla[47], Novellara[48], Scandiano[49], Correggio[50], Sant’Ilario[51] e Viano[52]. Si tratta spesso di studi ben documentati che, sebbene non esenti talora da localismi, non rinunciano ad inquadrare l’ambiente municipale nel più ampio orizzonte provinciale e regionale. All’interno di questa prospettiva, i lavori di microstoria (nell’accezione più comune del termine) hanno consentito di delineare una “geografia reggiana della guerra” evidenziando le specificità dell’impatto bellico nelle diverse realtà territoriali. Ad esempio, lo studio su Sant’Ilario d’Enza[53], un piccolo centro della valle dell’Enza posto lungo l’asse della via Emilia, ha consentito di riscoprire e valorizzare la vicenda dell’accoglienza dei profughi trentini e veneti. Se infatti tra il 1915 e il 1918 si stabilirono in provincia di Reggio Emilia oltre 8.000 profughi (di cui 2.819 nel capoluogo e i rimanenti sparsi tra gli altri 43 comuni), il paese di Sant’Ilario, grazie allo scalo ferroviario, fu la comunità della provincia destinata ad ospitarne il numero maggiore (393). Significativa è poi l’accurata ricerca su Novellara[54], una realtà emblematica della Bassa reggiana che vide un’accesa contrapposizione tra il notabilato liberale e interventista, espressione della locale borghesia agraria, e le forze socialiste. Oltre a seguire puntualmente le vicende politico-amministrative lo studio ricostruisce l’intervento pervasivo e capillare dello stato sulla società locale non solo attraverso le politiche assistenziali ma anche mediante la propaganda, la militarizzazione degli operai civili, il controllo della presenza di stranieri sul territorio comunale e le requisizioni dei generi alimentari.

Infine, tra le ricerche incentrate sulle comunità locali si ricorda quella su Scandiano[55], il grosso centro della valle del Secchia divenuto uno dei capisaldi dell’interventismo reggiano grazie agli insediamenti militari nella Rocca dei Boiardo ma soprattutto all’appartenenza al “feudo elettorale” del deputato liberale Vittorio Cottafavi. Anche in questo caso lo studio ha contribuito alla riscoperta di un aspetto peculiare legato alla gestione dei prigionieri austro-ungarici ospitati nel campo di prigionia più grande dell’Emilia (oltre 1.000 reclusi).

Infine, per completare il panorama storiografico si deve registrare anche l’emergere o intensificarsi di studi riguardanti questioni specifiche tra cui la partecipazione dell’ebraismo locale al conflitto[56], la mobilitazione studentesca[57] e femminile[58], l’accoglienza di bambini austriaci nel primo dopoguerra[59] e la psichiatria di guerra[60]. Quest’ultimo tema ha assunto una particolare rilevanza per l’istituzione a Reggio Emilia verso la fine del 1917, presso l’Istituto psichiatrico San Lazzaro, del Centro psichiatrico militare di prima raccolta, deputato a essere il luogo unico dove far convergere tutti i soldati “impazziti” per osservarli e individuare possibili simulatori.

Fig. 6. L’Ospedale psichiatrico San Lazzaro, 1920 (Fototeca Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia).
Fig. 6. L’Ospedale psichiatrico San Lazzaro, 1920 (Fototeca Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia).

 

Per concludere

Probabilmente è ancora prematuro formulare un bilancio complessivo sull’eredità del ciclo commemorativo del centenario della Grande Guerra. Interrogarsi sulle conseguenze della complessa operazione chiamata a ripercorrere il trauma della “prima guerra totale” del Novecento significa confrontarsi con un fenomeno che ha investito uno dei capisaldi della memoria storica nazionale, entrando nel vissuto delle comunità locali. Su questo processo di rigenerazione della memoria il lavoro di scavo è in gran parte ancora da fare. In ogni caso, appare evidente già da ora che la ricorrenza della Prima guerra mondiale non si è rivelato un mero “adempimento” celebrativo destinato ad esaurirsi in appuntamenti effimeri e d’occasione.

Dall’osservatorio reggiano sembra profilarsi uno scambio virtuoso tra i risultati della discussione scientifica nazionale e regionale sulla Prima guerra mondiale e le sue ricadute sul piano della narrazione pubblica e della ricerca locale. Infatti, il ciclo d’iniziative del centenario della Grande Guerra ha contribuito sensibilmente alla rivitalizzazione e radicamento della memoria della guerra, sia sul piano del senso storico comune che sul versante della ricerca locale. Da un lato, il centenario ha consentito di sanare antiche “amnesie” legate alle lacerazioni dell’esperienza bellica, restituendo pienamente la memoria della guerra all’interno della vicenda storica reggiana. Dall’altro lato, l’impulso all’analisi territoriale ha consentito di allargare lo sguardo alla complessità locale, declinando al plurale l’impatto del conflitto nella società anche al fine di coglierne le implicazioni in stretta relazione con l’ambiente municipale e provinciale. 


Note

1 Prescindendo dalla ricca produzione storiografica su casi di studio di città e province italiane negli anni di guerra, cfr. Andrea Scartabellati, Matteo Ermacora, Felicita Ratti (a cura di), Fronti interni. Esperienze di guerra lontano dalla Guerra 1914-1918, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2014. Inoltre si segnalano gli atti del convegno di studio svoltosi a Siena il 7-8 maggio 2015 e pubblicati in: Giacomo Zanibelli (a cura di), La Grande Guerra in provincia. Comunità locali e fronte interno: fonti e studi su società e conflitto, Siena, Nuova Immagine, 2017. Per quanto riguarda la realtà emiliano-romagnola, cfr. nota n. 2.

2 Nel contesto emiliano-romagnolo si registra il notevole impegno profuso dalla rete degli Istituti storici dell’Emilia-Romagna e dall’Istituto per la storia e le memorie del ’900 Parri Emilia-Romagna nell’ambito del progetto regionale Grande Guerra Emilia-Romagna. Tra orizzonte regionale e nazionale, cfr. https://grandeguerra.900-er.it/. Il progetto ha condotto alla realizzazione di diverse iniziative tra cui la mostra itinerante dal titolo L’Emilia-Romagna tra fronte e retrovia con relativo catalogo, a cura di Mirco Carrattieri, Carlo De Maria, Luca Gorgolini, Fabio Montella (Bologna, Bradypus, 2014) e la raccolta e pubblicazione di fonti inedite Microstorie di guerra nelle lettere dal fronte dei soldati emiliano-romagnoli, a cura di Mirco Carrattieri, Carlo De Maria, Luca Gorgolini, Fabio Montella (Bologna, Bradypus, 2015). Si ricorda poi il convegno sul 1917 L’anno di svolta e il fronte interno tenutosi a Bologna il 6-7 dicembre 2017 i cui atti sono stati pubblicati a cura di Carlo De Maria, Grande Guerra e fronte interno: la svolta del 1917 in Emilia-Romagna, Bologna, Pendragon, 2018. Si deve menzionare anche il ciclo di conferenze di dieci lezioni magistrali rivolte alle scuole che hanno interessato tutte le città capoluogo della regione coinvolgendo alcuni dei maggiori studiosi sulla Grande Guerra. A conclusione del ciclo d’iniziative a Forlì il 16-17 novembre 2018 si è svolto il convegno dedicato all’eredità del conflitto: “Dalla fine della guerra alla nascita del fascismo. Un punto di vista regionale sulla crisi del primo dopoguerra (1918-1920)”. Inoltre si registrano ulteriori iniziative editoriali che hanno riservato ampio spazio al tema del “fronte interno”, tra cui cfr. Carlo De Maria (a cura di), L’Italia nella Grande Guerra. Nuove ricerche e bilanci storiografici, Roma, Bradypus, 2017, comprendente gli atti del convegno di studi tenutosi a Forlì il 19 maggio 2017. Infine si deve menzionare l’annale 2014 di “E-Review”, dedicato a La grande guerra in retrovia, curato da Luca Gorgolini e Fabio Montella.

3 In provincia di Reggio Emilia il primo monumento ai caduti fu innalzato a Viano nel 1921 mentre nel capoluogo fu inaugurato nel 1927.

4 Ad esempio nel 1920 fu inaugurata la lapide in ricordo degli studenti liceali caduti in guerra.

5 Sono oltre 50 le vie o piazze reggiane dedicate a personaggi, luoghi e fatti della Prima guerra mondiale. Emblematica in questo senso è l’intitolazione nel comune capoluogo dei viali della circonvallazione al Monte Grappa ed ai fiumi Isonzo, Piave e Timavo.

6 Su Virginio Mazzelli (1865-1931), direttore della biblioteca municipale di Reggio Emilia dal 1902 al 1931, cfr. Roberto Marcuccio, “In perfetta letizia”. Virginio Mazzelli bibliotecario, intellettuale, uomo di fede, in “Strenna del Pio Istituto Artigianelli”, Reggio Emilia 1999, pp. 135-146.

7 Caduti in guerra, feriti, decorati della Provincia di Reggio Emilia nel 1915-1918, 1926. Si tratta di due volumi conservati alla Biblioteca Panizzi contenenti raccolte di documenti a stampa e articoli di giornali.

8 Cfr. Elda Paterlini Brianti, Regesto dei documenti del Comitato di assistenza civile 1915-1920. Ufficio notizie famiglie militari 1915-1919 conservati nell’Archivio di Stato di Reggio Emilia, Reggio Emilia, s.n., 1989; Id., La Grande Guerra nella memoria reggiana. La guerra del 1915-1918 rivisitata attraverso lettere e documenti tratti da archivi pubblici e privati, Felina (RE), La Nuova Tipolito, 2006.

9 Il sito web dedicato http://www.albimemoria-istoreco.re.it/ realizzato nel 2004 e denominato dall’anno successivo  “Albi della Memoria” ha rappresentato uno dei primi esperimenti in Italia volti ad attuare uno strumento di servizio e supporto per i ricercatori nonché un luogo di memoria.

10 Mirco Carrattieri, Alberto Ferraboschi (a cura di), Piccola patria, Grande Guerra. La Prima guerra mondiale a Reggio Emilia, Bologna, Clueb, 2008.

11 Mirco Carrattieri (a cura di), Così lontana così vicina. Reggio Emilia e i reggiani nella Grande Guerra, Reggio Emilia, RS libri, 2008.

12 Fabio Montella, Francesco Paolella, Felicita Ratti (a cura di), Una regione ospedale. Medicina e sanità in Emilia-Romagna durante la Prima guerra mondiale, Bologna, Clueb, 2010.

13 Rientrano in questo ambito anche le iniziative degli appassionati di militaria. In particolare vanno ricordate le attività espositive allestite a Bibbiano grazie alla mostra di reperti del museo “Il nemico era come noi” del collezionista James Garimberti.

14 Le mostre hanno interessato non solo il capoluogo ma anche vari comuni del territorio provinciale; tra le tante, ad esempio, si ricordano: “La Grande Guerra 1914-1918. Percorsi storici attraverso la posta militare” allestita a Correggio nel 2014, “Il nemico era come noi” svoltasi nel 2015 tra Castelnovo né Monti e Casina nonché “Albinea Ricorda” organizzata nel 2018 ad Albinea.

15 Sulla scia del centenario si sono moltiplicate anche nel reggiano le proposte turistiche lungo il tracciato della vecchia linea del fronte in Trentino, Veneto e Friuli.

16 Cfr. le diverse rappresentazioni della commedia teatrale “Sandrone Soldato, ovvero per la più grande Italia”, scritta nei lager di Rastatt e Cellelager (1917-1918) dall’ufficiale Angelo Ruozi Incerti. Inoltre si ricorda lo spettacolo teatrale “1915-1918… 1261 Giorni di Guerra” messo in scena da Radioteatro ad Albinea il 14 dicembre 2018.

17 Si ricorda l’opera per burattini curata da FeMa Teatro di Maurizio Mantani ed Elis Ferracini intitolato “Sandrone Soldato, ovvero per la più grande Italia” rappresentata anche a Reggio Emilia in Piazza Casotti il 24 febbraio 2018.

18 In particolare il Centro ha promosso la pubblicazione dei volumi Gorizia. Canti di soldati e la giornata di studi “Trauerode. Musica dagli Imperi Centrali nella Grande Guerra” tenutasi il 7 ottobre 2017 a Reggio Emilia presso l’auditorium G. Masini dell’Istituto superiore di Studi musicali di Reggio Emilia. Gli atti del convegno sono stati pubblicati in Rolando Anni, Carlo Perucchetti (a cura di), Trauerode. Musica dagli Imperi centrali nella Grande Guerra, Castelnovo Sotto (Reggio Emilia), Tipografia Copyservice, 2018.

19 Nel settembre 2014 a Baiso è stata organizzata la terza rassegna corale “Paese mio” dedicata al ricordo dei caduti della Grande Guerra. Si ricorda anche il programma organizzato dal Comune di Viano nel 2018 comprendente esecuzioni musicali dedicate ai caduti della Grande Guerra o scritti negli anni di guerra.

20 Mi riferisco in particolare al Coro Bismantova che nel giugno del 2018 nell’ambito delle celebrazioni per la conclusione della Grande Guerra ha animato un’iniziativa commemorativa presso il monumento ai caduti di Castelnovo né Monti; ma soprattutto all’impegno del Coro del Monte Cusna che ha proposto in varie circostanze lo spettacolo “Voci della Grande Guerra” basato sul montaggio tra testi e musica della tradizione alpina.

21 Nel novembre 2018 è stata aperta la seconda “stanza” di “Livello 9 - Museo dei luoghi del ’900 Reggio Emilia”, il progetto di museo digitale promosso da Istoreco e dedicato alle vicende del secolo scorso. La nuova sezione del museo virtuale dedicata alla Prima guerra mondiale a Reggio Emilia https://www.livello9.it/prima-guerra-mondiale è stata presentata il 10 novembre 2018 in occasione di un’iniziativa pubblica rivolta a diverse classi del liceo cittadino Ariosto-Spallanzani.

22 Il blog della guastallese Silvia Musi, www.pietrigrandeguerra.it, creato inizialmente nel 2011 per ricordare il bisnonno Pietro Amedeo, reduce della Prima guerra mondiale, successivamente è stato ampliato alle storie e testimonianze di tutti i militari e caduti a livello nazionale ed internazionale.

23 Nel periodo 2015-2018 si sono susseguite in tutta la provincia le presentazioni di libri dedicati alla Grande Guerra, sia della produzione locale che nazionale. Ad esempio, il 15 aprile 2018 si è svolta alla Rocca di Scandiano il libro di Marco Montipò, Scandiano e la Grande Guerra, mentre il 5 novembre 2018 a Reggio Emilia è stato presentato il libro di Pierluigi Roesler Franz, Enrico Serventi Longhi, Martiri di carta. I giornalisti caduti nella Grande Guerra, Udine, Gaspari, 2018.

24 Si veda il caso del Comune di Guastalla che in collaborazione con la Biblioteca Maldotti tra ottobre e novembre 2015 ha promosso “Guastalla: storie di uomini nella Grande Guerra”, una serie di cinque incontri sulle vicende guastallesi negli anni di guerra. Nel Comune di Ramiseto invece il 27 ottobre 2018 si è tenuto un dibattito sul tema “Ramiseto e i suoi caduti nella Prima guerra mondiale (1915-1918)”.

25 Si ricorda il seminario organizzato da Istoreco a Reggio Emilia il 15 maggio 2015 a partire dal volume curato da Fulvio Cammarano, Abbasso la guerra! Neutralisti in piazza alla vigilia della Prima guerra mondiale in Italia, Milano, Le Monnier, 2015.

26 Cfr. la lezione magistrale tenuta da Daniele Menozzi su La Chiesa e la Grande Guerra il 2 febbraio 2018 nel Municipio del Comune di Reggio Emilia.

27 Si può citare la proiezione nel 2014 a Reggio del film “Paolo Rumiz racconta la Grande Guerra” del regista Alessandro Scillitani, autore anche del film documentario “Diario di trincea: 24 maggio 1915” proiettato anche a Castelnovo Monti il 16 marzo 2016.

28 Tra le varie iniziative cinematografiche si ricorda la rassegna organizzata tra febbraio e marzo 2015 dal Circolo Toniolo di Reggio Emilia con la proiezione di cinque classici film sulla Grande Guerra: La Grande Illusione di Jean Renoir, War Horse di Steven Spielberg, La Grande Guerra di Mario Monicelli, Il sergente York di Howard Hawks e Torneranno i prati di Ermanno Olmi.

29 Nel 2017 è stata lanciata da Istoreco la campagna “Richiamati alla memoria” per la raccolta di testimonianze e fonti private della Grande Guerra con la contestuale apertura del sito https://richiamatiallamemoriablog.wordpress.com/informazioni/.

30 Cfr. l’inserto speciale curato da Andrea Mastrangelo sulla Grande Guerra, realizzato in collaborazione con Istoreco e Biblioteca Panizzi, pubblicato con “La Gazzetta di Reggio” del 24 maggio 2015.

31 Tiziana Ceccanti, Luisa Covri, La lapide del Regio Liceo Spallanzani, in “Ricerche storiche”, n. 122, ottobre 2018, pp. 129-137.

32 Fondazione “E. Gerunzi”, A memoria perenne dei ventisei alunni del R. Liceo Ginnasio “L. Spallanzani” di Reggio nell’Emilia che se stessi immolarono in nobile olocausto pe il diritto e per la prosperità della patria, Reggio Emilia, Cooperativa fra lavoranti e tipografi, 1922.

33 Il manufatto, dopo l’intervento di restauro curato dal Lions Club di Reggio Emilia, è stato collocato sulla facciata dell’attuale liceo in occasione di una cerimonia pubblica svoltasi il 10 maggio 2016 a cui hanno partecipato i rappresentanti della Provincia e Comune di Reggio Emilia, Istoreco, Liceo Ariosto-Spallanzani, sezione reggiana della Deputazione di Storia Patria, Lions club di Reggio Emilia “La Guglia-Matilde di Canossa”.

34 Cfr. la bibliografia curata dalla Biblioteca Panizzi “Reggio Emilia e la Prima guerra mondiale. Fonti, storie e memorie”: http://panizzi.comune.re.it/allegati/BIBLIO_%20SITO.pdf. La bibliografia è stata realizzata in occasione dell’iniziativa svoltasi alla Biblioteca Panizzi il 28 ottobre 2018 su “La Grande Guerra nel territorio reggiano. Storie e memorie delle comunità locali”.

35 Di grande interesse sono gli ampi riferimenti al contesto reggiano contenuti nelle pubblicazioni scaturite nell’ambito del progetto regionale Grande Guerra Emilia-Romagna; in particolare cfr. De Maria (a cura di), Grande guerra e fronte interno: la svolta del 1917 in Emilia-Romagna, cit.

36 Cfr. i progetti nazionali sul neutralismo e la mobilitazione femminile comprendenti anche contributi sul caso reggiano: Cammarano, Abbasso la guerra!, cit.; Mirtide Gavelli, Paolo Gaspari (a cura di), La mobilitazione femminile nella Grande Guerra, Udine, Gaspari, 2018.

37 Ad esempio cfr. Maria Gabriella Barilli, Grande Guerra 1915-1918. Lettere dal fronte del soldato Giovanni Barilli, Brescello, Tipolitografia Valpadana, 2018.

38 Meuccio Ruini, Diari e memorie dal fronte (1915-1918), a cura di Giovanni Fontanesi, Fidenza, Mattioli, 1885, 2018.

39 Cfr. ArchiviaRE la Grande Guerra, seminario sulle fonti per la storia della Prima guerra mondiale a Reggio Emilia, in “Ricerche storiche”, n. 120, ottobre 2015, pp. 67-136.

40 Amos Conti, Albo d’oro dei caduti reggiani della Prima guerra mondiale 1915-18, s.l., Tipografia San Martino, 2018.

41 Marco Marzi, Un tentativo di educazione pacifista dell’infanzia all’alba della Grande Guerra, in “Ricerche storiche”, n. 120, ottobre 2015, pp. 41-60.

42 Sia consentito rinviare al mio contributo sul neutralismo nel reggiano realizzato nell’ambito del progetto di ricerca nazionale dedicato alla protesta in difesa della neutralità nei dieci mesi che precedettero l’intervento, cfr. A. Ferraboschi, Reggio Emilia, in Cammarano (a cura di), Abbasso la guerra!, cit., pp. 357-369.

43 Marco Marzi, La manifestazione contro la guerra del 25 febbraio 1915 a Reggio Emilia: un eccidio dimenticato, in “Ricerche storiche”, n. 113, aprile 2012, pp. 109-120.

44 Il 25 febbraio 2015, nel centenario dell’eccidio, la locale Camera del Lavoro ha organizzato a Reggio Emilia un incontro pubblico coordinato da Luciano Berselli del Centro Studi R 60. Il 28 febbraio 2015, nella Sala del Tricolore del Comune di Reggio Emilia, si è invece svolta una conferenza pubblica Ma la guerra no! L’epica ritrovata di Mario e Fermo, con la partecipazione di Mirco Saltori (Museo Storico di Trento), Pasquale Pugliese (Scuola di Pace), Eletta Bertani (Anpi), Mirco Carrattieri e Marco Marzi (Istoreco). Ma soprattutto si segnalano le numerose iniziative realizzate nell’ambito del seminario permanente Ma la guerra No! (comprendente la Scuola di pace di Reggio Emilia, il Centro di documentazione storica di Villa Cougnet, Istoreco, Pollicino Gnus e Anpi) dedicato al recupero in chiave antimilitarista e di educazione alla pace della vicenda dell’eccidio del febbraio 2015. In particolare, nel seminario tenutosi a Villa Cougnet il 25 febbraio 2017 sono state presentate ricerche di Gemma Bigi e Chiara Torcianti. Cfr. i numeri monografici Ma la guerra No! Antimilitarismo alla vigilia della Grande Guerra, in “Pollicino gnus”, n. 233/2015; Per esempio… Mario e Fermo in ricordo di Mario Baricchi e Fermo Angioletti, in “Pollicino gnus”, n. 1/2018.

45 Cfr. il documentario video di Chiara Torcianti “Sulle orme di Mario e Fermo” dedicato alla storia di Mario Baricchi e Fermo Angioletti pubblicato in https://www.livello9.it/prima-guerra-mondiale/piazza-della-vittoria-e-teatro-ariosto.

46 La targa in bronzo dello scultore Luca Prandini contenente simbolicamente le impronte dei due giovani manifestanti uccisi è stata collocata nei pressi dell’ingresso del teatro Ariosto nel 2015.

47 Silvia Musi, Guastalla e i suoi caduti, Guastalla, Comune di Guastalla, 2015.

48 Luciana Boccaletti, Novellara nella Grande Guerra, in “Società di Studi Storici. La ricerca storica locale”, Correggio 2016, pp. 75-122.

49 Marco Montipò, Scandiano e la Grande Guerra, Modena, Edizioni Terra e Identità, 2018.

50 1915-1918: Correggio al tempo della Grande Guerra, Correggio, Nero colore, 2015; Antonio Rangoni, Condizioni economiche e sociali a Correggio durante la Prima guerra mondiale, in “Società di Studi Storici. La ricerca storica locale”, Correggio 2016, pp. 17-36.

51 Carlo Perucchetti, Rodolfo Marchiani (a cura di), Sant’Ilario d’Enza e la Grande Guerra, s.l., Comune di Sant’Ilario d’Enza, 2018.

52 Marco Montipò, Viano durante la Grande Guerra, Scandiano, Corti Linea Stampa, 2018.

53 Perucchetti, Marchiani (a cura di), Sant’Ilario d’Enza e la Grande Guerra, cit.

54 Boccaletti, Novellara nella Grande Guerra, in “Società di Studi Storici. La ricerca storica locale”, cit.

55 Montipò, Scandiano e la Grande Guerra, cit.

56 Gabriele Fabbrici, La partecipazione degli ebrei modenesi e reggiani alla Prima guerra mondiale. Linee di ricerca, in Caterina Quareni, Vincenza Maugeri (a cura di), Gli ebrei italiani nella Grande Guerra (1915-1918), Firenze, Giuntina, 2017, pp. 191-202.

57 Valeria Zini, Le riviste studentesche reggiane e la Grande Guerra, in “Ricerche storiche”, n. 120, ottobre 2015, pp. 61-66.

58 Michele Bellelli, Adriano Riatti, La mobilitazione femminile a Reggio Emilia fra industrie e assistenza, in Mirtide Gavelli, Paolo Gaspari (a cura di), La mobilitazione femminile nella Grande Guerra, cit., vol. 1, Nelle fabbriche, nelle città e nelle campagne, pp. 135-142.

59 Marco Marzi, In soccorso ai figli del nemico. I bambini austriaci a Reggio Emilia dopo la Grande Guerra, in “Ricerche storiche”, n. 126, 2018, pp. 66-87.

60 Francesco Paolella, «Solo un'immensa fonte di dolore». Appunti per una ricerca sulle donne in manicomio durante la Grande Guerra, "E-Review", 2, 2014. DOI: 10.12977/ereview55. Nell’ambito del filone degli studi sulla psichiatria castrense si segnala poi il convegno di studi “Il conflitto, i traumi. Psichiatria e Prima guerra mondiale” tenutosi a Reggio Emilia il 30 settembre 2016.