Come citare questo articolo: , Genere, lavoro e cultura tecnica: introduzione al dossier, in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 5 (2021) []. https://rivista.clionet.it/genere-lavoro-e-cultura-tecnica-introduzione-al-dossier. Ultimo accesso 26-01-2022.

Il progetto Genere, lavoro e cultura tecnica ha avuto inizio nel 2019 grazie alla partnership tra Unione Donne in Italia (UDI) di Bologna e Museo del Patrimonio Industriale, con la collaborazione dell’Associazione di ricerca storica Clionet. Il progetto ha ricevuto il continuo sostegno della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, il patrocinio dell’Ufficio per l’Italia e San Marino dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro ed ha avviato dal 2020 una collaborazione con l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire). Svariate decine di partner hanno collaborato alle attività dal 2019 al 2021, tra enti locali, istituti scolastici e dipartimenti universitari, archivi, associazioni culturali e imprese[1].

Tema al centro del progetto è il lavoro femminile, affrontato nel suo intreccio con la cultura tecnica e la formazione professionale. Il contesto territoriale di partenza è quello emiliano-romagnolo, dove – come ha ricostruito Giorgio Tassinari nel recente volume Genere, lavoro e formazione professionale nell’Italia contemporanea[2] – il lavoro extra-domestico delle donne ha storicamente un’importanza caratterizzante e dove si registrano ancora oggi fra i tassi più elevati di occupazione femminile della penisola. Le dinamiche del lavoro delle donne nell’industria emiliana sono di particolare interesse per comprendere la specificità dello sviluppo economico regionale nel Novecento; la manifattura bolognese, ad esempio, ha visto fin dagli anni Trenta un’elevata presenza femminile, che si è ulteriormente sviluppata negli anni del boom economico[3]

Le ricerche condotte da Eloisa Betti nell’ambito del progetto[4] hanno consentito di comprendere come il tema della formazione professionale e dell’istruzione tecnica abbia acquisito un’importanza crescente nel primo ventennio della Repubblica tanto nel dibattito nazionale che locale, grazie proprio all’azione di associazioni femminili, organizzazioni sindacali ed enti locali. Come è riemerso recentemente dalle fonti conservate negli archivi femminili, la rivendicazione di una migliore formazione professionale e di un’istruzione tecnica non orientata esclusivamente ai lavori femminili tradizionali venne alla ribalta negli anni Sessanta grazie alla mobilitazione delle donne. Su questa scia, uno specifico case study condotto da Benedetto Fragnelli ha consentito di illuminare la breve ma significativa storia dell’Istituto tecnico industriale femminile di Bologna, struttura per sole donne collegata al più noto e longevo Istituto Aldini-Valeriani, attiva dal 1962-63 al 1968-69, quando all’Aldini-Valeriani verranno istituite le prime sezioni miste[5].

Allargando lo sguardo, un’ampia indagine condotta da Alessandra Cantagalli e Stefano Veratti[6] ha permesso di comprendere l’andamento quantitativo su base nazionale dell’ingresso delle ragazze negli istituti tecnici industriali, segnalando come dopo una crescita ininterrotta tra immediato dopoguerra e fine degli anni Ottanta si sia successivamente registrata una battuta di arresto, se non un vero e proprio calo, negli anni Novanta.

Se tra anni Ottanta e Novanta si è assistito all’ingresso delle donne in una molteplicità di settori in precedenza riservati agli uomini (dalle forze dell’ordine ai trasporti pubblici), la componente femminile continua, anche oggi, a essere sotto-rappresentata in alcune professioni chiave, con particolare riferimento all’industria avanzata[7]. Da questo punto di vista, in Italia le donne stentano a raggiungere la parità di fatto con gli uomini e continuano a essere vittime di discriminazioni sul lavoro. L’analisi del rapporto positivo tra genere, lavoro e cultura tecnica risulta pertanto centrale per promuovere un approccio anti-discriminatorio e gender-mainstream nell’orientamento e nella formazione scolastica[8], nonché una cultura di pari opportunità ed empowerment femminile in realtà produttive tradizionalmente maschili.

Più precisamente, l’obiettivo del progetto è stato quello di promuovere una riflessione che coniugasse la ricostruzione storica dei caratteri peculiari del lavoro e dell’istruzione tecnico-professionale femminile con proposte didattico-formative. La sinergia tra archivi, didattica della storia e public history è la base costitutiva della piattaforma centrale del progetto, il sito web https://generelavoroculturatecnica.it/, nel quale sono stati realizzati approfondimenti a partire da una molteplicità di fonti – documentali, fotografiche e memoriali – presenti negli archivi bolognesi, emiliano-romagnoli e nazionali[9]. Ciò sta consentendo di offrire alle nuove generazioni di studenti, e alla cittadinanza nel suo complesso[10], elementi utili a comprendere l’importanza storica del lavoro femminile, dei diritti sociali e dell’istruzione tecnico-professionale in ottica di genere.

L’importanza riconosciuta delle biografie per la ricerca e la didattica della storia[11] ha spinto a promuovere, nell’alveo del progetto, una raccolta di fonti orali attraverso campagne di video-interviste che hanno coinvolto la prima generazione di donne diplomatesi, lungo gli anni Sessanta, negli istituti tecnici industriali di Bologna, Modena e Forlì. In particolare, a partire dalle storie di vita delle prime diplomate dell’Istituto tecnico industriale femminile di Bologna sono stati realizzati il documentario Mosche bianche[12] e alcuni percorsi di public history pubblicati sul sito. Le video-interviste hanno consentito di cogliere non solo la storia istituzionale di una scuola fino ad oggi poco nota, ma anche la soggettività di una generazione di donne che, andando al di là degli stereotipi dell’epoca, ha scelto un percorso di studi ancora esclusivamente appannaggio della componente maschile.

La fotografia, strumento nodale per la trasmissione della conoscenza storica e per una narrazione di frammenti più o meno noti della storia del territorio da un punto di vista di genere[13], è stata al centro della mostra realizzata nel 2019 presso il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna, dal titolo: Formazione professionale, lavoro femminile e industria a Bologna 1946-1970. L’esposizione affrontava i due temi focali del progetto, lavoro femminile e istruzione professionale, attraverso una selezione di scatti, in larga parte inediti, provenienti dagli archivi fotografici dell’Unione Donne in Italia di Bologna, del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna[14]. La mostra, utilizzata anche a scopo didattico, è stata foriera di ulteriori approfondimenti sulla storia del lavoro femminile in contesti tradizionalmente maschili, mettendo in discussione stereotipi di genere consolidati.

Il dossier qui presentato si aggiunge ai precedenti risultati del progetto, che riteniamo utile ricordare per dar conto del percorso fin qui svolto. Oltre alla mostra del 2019 e al già citato volume Genere, lavoro e formazione professionale nell’Italia contemporanea (2021), ricordiamo il numero monografico della rivista “ScuolaOfficina” (2020) e l’articolo uscito sulla rivista “Didattica della storia” (2020)[15]. Il pregio ulteriore dei contributi che seguono è quello di illustrare compiutamente la dimensione interdisciplinare del progetto, spaziando tra l’ambito didattico, la public history, il teatro, il cinema documentario e la valorizzazione del patrimonio archivistico.

L’intervento di apertura, quello di Francesca Cozza, mette a fuoco gli scopi originari dell’attività didattico-educativa promossa all’interno di Genere, lavoro e cultura tecnica e i cambiamenti intervenuti tra 2020 e 2021, a seguito della situazione emergenziale determinata dalla pandemia di Covid-19, soffermandosi sull’esperienza di didattica a distanza (DAD) e sulle sfide che la stessa ha determinato per laboratori didattici di per sé dialogici come quelli proposti dal progetto. Il carattere di “flessibilità” nell’educazione di genere è stato fondamentale, secondo l’autrice, affinché le attività didattiche divenissero un “percorso condiviso e in continuo divenire, capace di auto-critica e rinnovamento”.

A seguire, Rossella Roncati analizza il principale prodotto di public history del progetto, il sito web generelavoroculturatecnica.it, che, secondo l’autrice, riproduce la “circolarità della pratica storica”, costituendo un archivio digitale aperto organizzato per temi e contenuti. Frutto del lavoro di un gruppo interdisciplinare che vede la presenza di competenze storiche, archivistiche, didattiche e informatiche, il sito mira ad attivare un ampio interesse per la conoscenza della storia del lavoro e della cultura tecnica in ottica di genere. Il contributo di Roncati mette in luce le caratteristiche dei percorsi presenti sul sito (riassumibili nell’espressione “dalla carta al web”), analizzandoli in relazione ai principi cardine della public history e soffermandosi, con particolare attenzione, sulla produzione e verifica dei contenuti testuali, esito della ricerca storica, e sulla selezione del materiale fotografico.

L’articolo di Benedetto Fragnelli mette a fuoco le fonti che hanno consentito di approfondire la storia dell’istruzione tecnico-industriale in Emilia-Romagna in ottica di genere, esemplificata anche dalle schede sugli istituti tecnici industriali delle principali città della Regione pubblicate sul sito. Fragnelli illustra la molteplicità di fonti (documentali, fotografiche, orali) e di archivi (scolastici, comunali, provinciali, di istituzioni museali) presenti nei vari territori provinciali: una varietà che è strettamente legata alle diverse origini degli istituti tecnici industriali emiliano-romagnoli e alle loro relazioni specifiche con il contesto produttivo locale.

Il documentario Mosche bianche, di cui ci parla il regista Andrea Bacci, trae origine, come già si accennava, dalle storie di vita delle prime donne diplomatesi all’Istituto tecnico industriale femminile di Bologna. L’articolo di Bacci tratteggia la genesi del progetto documentaristico, nato attorno a un nucleo di sei fotografie rinvenute presso il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna, che immortalano la prima generazione di studentesse bolognesi all’interno di un Istituto fino ad allora appannaggio unicamente della componente maschile. Il ruolo della ricerca storica e del patrimonio fotografico è stato, infatti, fondamentale per la realizzazione del documentario, accanto alle video-interviste che hanno consentito di catturare la soggettività di quelle prime “mosche bianche della tecnica”.

Donatella Allegro si concentra sulle esperienze di drammatizzazione “tra genere e lavoro” realizzate nell’ambito del progetto, inquadrandole nelle esperienze del teatro sociale ed educativo. L’articolo mostra le potenzialità dell’intreccio tra cinema documentario, forme teatrali e attività didattiche per portare gli studenti a riflettere sul loro futuro scolastico e lavorativo. Particolarmente proficuo l’approfondimento portato dall’autrice sulle sfide poste dalla didattica a distanza alle pratiche teatrali e, al contempo, sulla trasformazione che le forme creative sperimentate attraverso l’intermediazione teatrale hanno prodotto nella DAD.

Il dossier dà poi spazio a contributi che tematizzano il ruolo di enti museali e di conservazione per la promozione, lo studio e la divulgazione della cultura tecnica, a partire dall’esperienza del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna e dell’Archivio storico di Indire. In particolare, Maura Grandi e Miriam Masini inquadrano la collaborazione del Museo bolognese al progetto nell’ambito del più ampio percorso di valorizzazione della cultura tecnica promosso dall’ente, che fa perno sulla didattica “come strumento strategico per lo sviluppo della propria funzione”. Il lavoro svolto dal Museo del Patrimonio Industriale negli ultimi decenni mostra il legame che esiste nel contesto bolognese tra la storia della cultura tecnica e l’Istituto Aldini-Valeriani, legame rafforzato da progettualità didattico-applicative che trascendono il passato per creare nuovi percorsi di senso nel presente.

Il contributo di Pamela Giorgi e Irene Zoppi propone una riflessione sull’uso del patrimonio storico culturale per una didattica inclusiva a partire dalle fonti conservate nell’Archivio storico di Indire, ente fondato nel 1925 come Mostra didattica nazionale con sede a Firenze, e che oggi vanta un patrimonio fotografico di 14.000 fotografie e un patrimonio documentale di 95.000 documenti. Il percorso sull’istruzione tecnica nell’Archivio storico di Indire utilizza il medium della fotografia per svelare la presenza femminile nelle scuole di avviamento professionale degli anni Trenta e Quaranta (sartoria, cucito e “buon governo” della casa) e poi negli istituti tecnici degli anni Quaranta-Cinquanta.

Conclude il dossier il contributo di Stefano Bartolini, che esplora il potenziale delle fonti orali per trattare il tema della formazione professionale in ottica di genere, a partire dalla constatazione che non esistono studi basati su fonti orali che abbiano tematizzato la formazione/istruzione professionale in relazione al mondo del lavoro e alla dimensione di genere. Bartolini riflette su tale assenza, comparandola con la presenza di memorie orali su esperienze specifiche, come i corsi per le 150 ore o i doposcuola ispirati a Don Milani; evidenzia inoltre la contiguità, in alcune raccolte di testimonianze di lavoratori e lavoratrici, tra dimensione lavorativa e formazione scolastica. La conclusione aperta sollecita un’analisi attraverso le fonti orali che rompa il confine tra formazione e istruzione, ripartendo dai nessi contenuti nelle storie di vita vissuta.

Il progetto proseguirà le sue attività nel 2022, con un potenziamento dei vari assi tematici. Le attività didattiche proposte per il 2021-22 sono state qualitativamente ampliate, per meglio tenere conto dei feedback ricevuti nelle annualità precedenti, e proposte sia in presenza che da remoto, per far fronte alle esigenze delle singole scuole e all’evolversi della situazione sanitaria. Il portale generelavoroculturatecnica.it verrà ampliato con una nuova sezione dedicata alle professioni tra passato e presente, per promuovere una consapevolezza storica e un ampliamento dell’immaginario di studenti e studentesse, al fine di incentivare scelte scolastiche e lavorative rispondenti alle reali vocazioni e sviluppare competenze individuali nello scenario dominato dalle sfide dell’economia digitale. I percorsi di public history verranno ulteriormente implementati, con un’attenzione specifica alla formazione tecnica in ambito agrario e ai processi di femminilizzazione dell’agricoltura. La raccolta delle video-interviste proseguirà con le storie di vita delle neo-diplomate del nuovo millennio, che verranno utilizzate nelle attività didattiche e di orientamento, abbinandole per analogia e contrasto alle pioniere della tecnica degli anni Sessanta. Le attività di ricerca verranno ulteriormente ampliate nel corso del 2022 con un’attenzione specifica al nesso lavoro femminile-formazione tecnico-professionale dopo l’istituzione dell’Ente regione nel 1970, e con un’attenzione all’intreccio da diverse dimensioni di scala (locale, regionale ed europea).


Note

1 Nell’immagine di apertura, Istituto Tecnico Aldini-Valeriani, Bologna, esercitazioni di aggiustaggio dell’Istituto Tecnico Industriale Femminile, in Archivio Fotografico del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna, Fondo Foto A. Villani, 1963-64.

2 Giorgio Tassinari, Il lavoro femminile in Emilia-Romagna: un’analisi quantitativa a partire dal secondo dopoguerra, in Eloisa Betti, Carlo De Maria (a cura di), Genere, lavoro e formazione professionale nell’Italia contemporanea, Bologna, Bononia University Press, 2021, pp. 203-227.

3 Eloisa Betti, Le ombre del fordismo. Sviluppo industriale, occupazione femminile e precarietà del lavoro nel trentennio glorioso (Italia, Emilia-Romagna, Bologna), Bologna, Bononia University Press, 2020.

4 Eloisa Betti, Lavoro e istruzione tecnico-professionale femminile nel trentennio glorioso: dibattiti, mobilitazioni, protagonisti, in Betti, De Maria (a cura di), Genere, lavoro e formazione professionale nell’Italia contemporanea, cit., pp. 127-153.

5 Maura Grandi, Benedetto Fragnelli, Il Comune di Bologna e l’istruzione tecnica: l’Aldini-Valeriani e l’Istituto Tecnico Industriale Femminile, ivi, pp. 87-111.

6 Alessandra Cantagalli, Stefano Veratti, Tra istruzione e professione: le prime generazioni di donne periti industriali, ivi, pp. 179-201.

7 Regione Emilia-Romagna, Bilancio di genere e piano integrato delle azioni regionali in materia di pari opportunità, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 2019.

8 Rossella Ghigi, Fare la differenza. Educazione di genere dalla prima infanzia all'età adulta, Bologna, Il Mulino, 2019.

9 Per una riflessione sulla dimensione locale come porta di accesso alla conoscenza storica e sulle connessioni tra scale spaziali diverse nella didattica della storia, cfr. Carlo De Maria, Storia locale, didattica della storia e Public History. Alcune considerazioni sul mestiere di storico e sul rapporto con le fonti, in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 2 (2018).

10 Sull’educazione alla cittadinanza, cfr. Beatrice Borghi, Rolando Dondarini, Un Manifesto per la Didattica della Storia, in “Didattica della storia”, 1 (2019).

11 Eloisa Betti, Carlo De Maria, Introduzione, in Eloisa Betti, Carlo De Maria (a cura di), Biografie, percorsi e networks nell'Età contemporanea. Un approccio transnazionale tra ricerca, didattica e Public History, Roma, Bradypus, 2018, pp. 5-16.

12 Mosche bianche (Andrea Bacci, 2020, 30 min.), documentario prodotto da Seven Lives Film insieme a Istituzione Bologna Musei - Museo del Patrimonio industriale, UDI Bologna e Associazione Clionet. Per una presentazione del lavoro, si veda https://www.raicultura.it/cinema/articoli/2021/03/Andrea-Bacci-regista-1332300f-4e81-4162-9802-9139bbd382b7.html.

13 Cfr. Eloisa Betti, Marta Magrinelli, Genere, fotografia e storia negli archivi del secondo Novecento: il Fondo fotografico dell’Unione Donne Italiane (UDI) di Bologna, in Eloisa Betti, Carlo De Maria (a cura di), Fotografia, storia e archivi. Percorsi per immagini nel Novecento, dossier monografico di “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 2 (2018).

14 Eloisa Betti, Antonio Campigotto, Maura Grandi (a cura di), Formazione professionale, lavoro femminile e industria a Bologna. 1946-1970. Catalogo della mostra, Bologna, Bononia University Press, 2019.

15 “ScuolaOfficina”, 1, gennaio-giugno 2020; Eloisa Betti, Francesca Cozza, Rossella Roncati, Genere, lavoro e cultura tecnica tra passato e futuro, in “Didattica della storia”, 2 (2020).