Come citare questo articolo: , Storia di un poeta e di una rivista. Aderito Belli e “Scandiano fascista”, in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 4 (2020) []. https://rivista.clionet.it/vol4/societa-e-cultura/storie_paese/paolella-storia-di-un-poeta-e-di-una-rivista-aderito-belli-e-scandiano-fascista. Ultimo accesso 25-10-2020.

Per coloro che sono occupati dalla bellezza della forma,
non c'è niente che sembri più importante.
Eppure ci sono molte eccezioni a questa regola.
Rubens servì come ambasciatore,
Goethe come consigliere di stato,
e Milton come segretario latino di Cromwell.
(Wilde, Penna matita e veleno)

Aderito Belli è nato (nel 1886) e morto (nel 1964) a Scandiano (in provincia di Reggio Emilia). I libri, che raccolgono le biografie dei reggiani memorabili, lo ricordano essenzialmente perché è stato colui che ha scritto una Storia di Scandiano, un volume uscito nel 1928 e che è stato ripubblicato dopo la sua morte, nel 1966. Belli, proprio nella prefazione a quel libro, si definisce apertamente come un «autodidatta selvatico»[1]. A dire il vero, egli non si è interessato soltanto di storia locale, anzi. Soprattutto negli anni Venti e Trenta, si è interessato di letteratura e ha pubblicato poesie, anche in dialetto reggiano, e diversi “scritti d'occasione”[2]. Nel 1931, recensendo un volumetto di poesie di Belli, Fluidi zampilli, Armando Zamboni definisce l'autore come una Musa di strapaese[3] – e si tratta, crediamo, di una definizione azzeccata. Belli era, infatti, un poeta in tutto e per tutto dissimile dai suoi colleghi più noti, come Palazzeschi e Montale, Alvaro e Ungaretti. Belli – sempre a detta di Zamboni – non seguiva la moda, era «ruvido ma sincero», scriveva poesie semplici e, per così dire, “ruspanti”, e quasi sempre «di argomento paesano». Belli – sottolineava sempre il cronista – era soprattutto capace di ignorare i critici che, evidentemente, avevano già liquidato dei suoi lavori in passato. Fra l'altro, in un componimento del 1926, lo stesso Belli scriveva, rivolto al suo pubblico:

Voi, certo, perdonate a versi frali
cui manca l'ariostesca lima d'oro.
Chi non perdona è il critico saccente
che, a vanvera sentenzia, e sa un bel niente[4].

Dunque, Belli è stato, per tanti versi, il tipico “intellettuale locale” che, in un piccolo centro come era Scandiano nella prima metà del Novecento, cercava di crearsi uno spazio e di farsi conoscere. Nei libri di storia reggiana, però, il suo nome viene ricordato anche per un altro motivo e, cioè, per aver diretto e, in sostanza, redatto totalmente, una piccola rivista, uscita per pochi mesi e il cui titolo già dice tutto: “Scandiano fascista” (d'ora in poi, SF). Belli sarebbe stato – e ci sono diverse prove a favore di questa idea – un vero e proprio «apologeta fascista»[5].

SF è nato su iniziativa di Franco Melloni, che fu commissario prefettizio a Scandiano a partire dal luglio del 1925, per un anno. Melloni, che assunse anche il ruolo di reggente del PNF locale, giunse in paese per porre fine ai dissidi e alle lotte di potere che stavano lacerando il fascio scandianese e che avevano portato alle dimissioni del sindaco Fermo Regnani e di tutto il consiglio comunale. Melloni, che era dalla fine del 1922 segretario del Fascio a Reggio Emilia[6], sciolse è riorganizzò il partito (usando il pugno di ferro è proprio il caso di dire) e decise, verso la fine del 1925, di dotarlo anche di una sua rivista. Egli, anzi, usò spesso SF per far circolare i suoi comunicati, sempre minacciosi e per i quali Belli aveva predisposto una apposita rubrica, Sotto il littorio. Eccone soltanto un esempio:

Corrono voci che la Federazione Fascista starebbe rivedendo la posizione del fascista espulso Geometra Fermo Regnani, ex sindaco del Comune di Scandiano. […] Aggiungo che radierò dal Fascio Scandianese chiunque suscitasse agitazioni o promovesse riunioni dirette ad appoggiare o seguire tale fascista espulso. Radierò, parimenti, perché nocivo al Fascismo Scandianese ed indegno qualunque fascista che spargesse notizie allarmanti o tendenziose. Avviso a chi tocca[7].

L'esperienza di SF fu, per il poeta scandianese, senza dubbio una “buona occasione”, come si dice, e per molti versi una occasione irripetibile. Si impegnò senza risparmiarsi per confezionare, e praticamente lavorando da solo, un settimanale di quattro pagine (al costo di 25 centesimi). In tutto uscirono 32 numeri di SF, fra il 20 dicembre 1925 e il 25 luglio 1926. Nell'editoriale di presentazione sul primo numero, Belli presenta SF come un «ardito giornale» e precisa subito il principio guida dell'iniziativa (e di tutta la gestione “pacificatrice” di Melloni): «Eccettuato il Duce, nessuno è indispensabile»[8]. Bisognava, insomma, farla finita con gli egoismi personali, le rivalità e i danni provocati dai rimestatori... Il sottotitolo della rivista andava in questa stessa direzione: «Il fascismo si serve, non serve».

SF ebbe via via sempre più rubriche, mentre la prima pagina era solitamente riservata al commento della parola d'ordine (del Duce) più attuale. Scritti quasi sempre da Belli, quegli editoriali rivelano, in un necessario profluvio di retorica, la sua convinta adesione al fascismo. Basta solo qualche titolo: Contro i massoni; Contro il modo borghese di fare politica; Fascismo operaio; Imperativi demografici; Contro l'urbanesimo. In quei mesi così cruciali per la storia italiana e per il consolidarsi della dittatura, Belli si trovava senza dubbio a suo agio. In una occasione, Belli pubblicò anche una poesia dedicata A Benito Mussolini:

Languia la Patria nostra intossicata,
dopo il cimento lungo e vittorioso,
pel morso bolscevico velenoso,
da prossimo sfacelo minacciata.

 

Mai più letal jattura era piombata
sul popolo italiano generoso,
cui un governo pavido e inglorioso
rendea la sorte ancor più esacerbata.

 

Sorgesti allor, quale Nume tutelare,
Benito Mussolini fremebondo,
le piaghe innumerevoli a sanare;

 

qual ratto cambiamento e più profondo
potrebbe mente umana annoverare
fra le vicende storiche del mondo?[9]

C'era poi una rubrica dedicata agli Interessi comunali, con la descrizione di quanto di buono l'amministrazione faceva e un'altra, I colloqui di un ignorante, dove sempre Belli illustrava alcuni temi politici (il sindacato fascista, la disciplina, l'idea di patria). Oltre a La cronaca religiosa e ad Arte e letteratura, Belli (firmandosi come Silvio da Scandiano) scrisse su ogni numero un articolo per la rubrica All'ombra della Rocca, dedicata a ricostruire la storia del paese. Come si diceva, Belli ebbe pochissimi collaboratori e tutti occasionali. Si aggiunsero nel tempo ancora altre sezioni alla rivista, come Demografia comunale e stato civile, Plausi e consensi a Scandiano fascista e Sotto i cipressi (per i necrologi). Nulla di particolarmente originale e che è possibile ritrovare oggi, con i debiti aggiornamenti, nelle riviste che le parrocchie e amministrazioni locali ancora pubblicano sulla vita nelle loro comunità. Tutto era fatto da Belli con l'obiettivo di avvicinare alla lettura persone che erano diffidenti verso la stampa:

Il nostro giornale, piccolo di formato ma indipendente e veridico, giunge oggi felicemente al suo venticinquesimo numero. E non ha intenzione di troncare l'opera intrapresa. La sua forza si è venuta man mano consolidando e si sono sufficientemente rischiarate le nere preoccupazioni finanziarie dei primissimi giorni. Esso è piccolo ma sufficiente in un paese come Scandiano, nel quale si legge poco e da pochi, bastando per i molti la moltitudine delle chiacchiere e dei pettegolezzi comuni a tutti i piccoli centri. Esso è breve, ma serve allo scopo, di fronte ad un pubblico che ama nutrirsi delle parole che gli uomini beneinformati pronunciano con alterigia nei circoli politici del caffè o della farmacia. Esso è calmo e tranquillo, ma non ha mai confuso l'antipatia personale con l'idea, il calcolo con la fede, il fascismo con l'interesse. […] Scandiano fascista è fatto soprattutto per coloro, e sono grande moltitudine, che non leggono giornale di sorta perché li spaventa la lunghezza degli articoli, o li distoglie la difficoltà di comprendere il gergo giornalistico[10].

Spesso Belli tornava poi a rivendicare la propria superiorità davanti a critici troppo severi... «Vogliamo portare ad ognuno una goccia di fascismo puro e sano, non curiamo il sorriso dei superuomini e lo sprezzo degli scemi»[11]. Ultima notazione interessante, Belli inserì infine, dal numero 26, una rubrica su Tipi caratteristici e macchiette locali, volendo raccontare così di quei personaggi, noti in paese per qualche passione o abilità particolare, più o meno comune (fra cui anche alcuni autodidatti) e talvolta francamente “strambi”.

Durante tutta la sua breve vita, SF ha dovuto far fronte a seri problemi di natura finanziaria. Belli cercò sempre di attrarre inserzionisti pubblicitari e, fra l'altro, riuscendovi abbastanza: dai primi numeri, dove sono comparse réclames di caffè e cartolerie, si è passati in qualche mese alla pubblicità delle banche presenti in zona e di officine e piccole fabbriche. A partire dal numero 16, il poeta scandianese attivò anche una sottoscrizione per sostenere SF, la quale ebbe risultati altalenanti[12].

La fine della missione a Scandiano di Melloni – che ritornò a lavorare al Fascio reggiano – coincise con la fine inesorabile dell'esperienza di Belli come redattore. Così, il 32° fu l'ultimo numero andato in stampa: Belli illustrò la «morte necessaria» di SF, rivendicando sempre – in un originale connubio – la propria «obiettività» e la propria «ortodossia». Belli rientrava così «in quell'ombra dalla quale l'iniziativa giovanile e fervida di Franco Melloni aveva voluto toglierci, certi di aver servito sempre gli interessi generali del partito e non quelli particolari di chicchessia»[13]. Al contempo, Belli non voleva abbandonare il progetto per una storia del suo paese, progetto che avrebbe realizzato solo qualche anno dopo: «La nostra Storia di Scandiano, non ancora esaurita nelle trentadue puntate, forse sarà raccolta, colle debite aggiunte e varianti che stimeremo necessarie, in un bel volume di cui stiamo già affidando la copertina ad un valente artista, se qualcuno ci aiuterà, sapendoci molto a corto di mezzi finanziarii»[14].

SF ebbe una coda fugace, con la pubblicazione, a marzo del 1927, in occasione della fiera del patrono, di un numero straordinario, “Il Conte di Scandiano”, dove, di nuovo, Belli scrisse tutto, poesie comprese.


Note

1 Cfr. Aderito Belli, Storia di Scandiano, Anonima Poligrafica Emiliana, Reggio Emilia, 1928, p. VIII.

2 Ad esempio, cfr. A. Belli, A don Cesare Artioli: un'ode, un sonetto estemporaneo ed un inno improvvisato, Guidetti, Reggio Emilia, 1925; Id., Lazzaro Spallanzani: nella vita, negli studi e nel culto dei posteri, con notizie inedite sulla famiglia del sommo naturalista, Anonima Poligrafica Emiliana, Reggio Emilia, 1929; Id., A S.A.R. Umberto di Savoia Principe ereditario d'Italia nel faustissimo giorno delle sue nozze con Maria Josè del Belgio, Tipografia Rainiero Chelucci e Figlio, Scandiano, 1930; Id., Scandianesi tipici dell'Ottocento: dieci saggi prosopografici, La Poligrafica Scandianese, Scandiano, 1935; Id., Inaugurandosi la nuova stazione, Ferrovie dello Stato di Reggio Emilia: omaggio al Cav. Faustino Guerra, 28 ottobre 1935, s.e., s.l., 1935; Id., La terra dei sapienti e degli eroi: sunto storico, Poligrafica Reggiana, Reggio Emilia, 1935.

3 Cfr. Armando Zamboni, Musa di Strapaese, in “Il Solco Fascista”, anno IV, numero 206, 30 agosto 1931.

4 Aderito Belli, Glorie scandianesi, in “Il Conte di Scandiano. Numero unico illustrato”, Supplemento a “Scandiano fascista”, 19 marzo 1926.

5 Rolando Cavandoli, Amleto Paderni, Scandiano 1915-1946: lotte antifasciste e democratiche, Comune di Scandiano, Scandiano, 1980, p. 156; sul fascismo a Scandiano, cfr. anche Cesare Grazioli, Anni rossi, anni neri: la prima amministrazione socialista di Scandiano e l'avvento del fascismo, Sestante, Ripatransone, 1995.

6 Cfr. Mirco Carrattieri, Il tricolore tra bandiere rosse e camicie nere. Il nazionalismo a Reggio dal dopoguerra al regime (1915-1925), in Piccola Patria Grande Guerra. La Prima Guerra Mondiale a Reggio Emilia, a cura di Mirco Carrattieri e Alberto Ferraboschi, Clueb, Bologna, 2009, p. 143. Sui primi anni del fascismo a Reggio Emilia, cfr. Giovanna Barazzoni, Il fascismo alla conquista del potere a Reggio Emilia 1923-1926, in “Ricerche storiche”, numeri 37 (I) e 38-39 (II), 1979; Rolando Cavandoli, Le origini del fascismo a Reggio Emilia 1919-1923, Editori Riuniti, Roma, 1972; Massimo Storchi, Un Ventennio Reggiano. Attività e organizzazione del P.N.F. A Reggio Emilia, in “Contributi”, anno X, numeri 19-20, 1986, in particolare pp. 122-151.

7 Franco Melloni, Comunicato, in “Scandiano fascista”, anno I, numero 1, 20 dicembre 1925.

8 Presentazione, in “Scandiano fascista”, anno I, numero 1, 20 dicembre 1925.

9 A Benito Mussolini, in “Scandiano fascista”, anno II, numero 27, 20 giugno 1926.

10 Il venticinquesimo numero del nostro giornale, in “Scandiano fascista”, anno II, numero 25, 6 giugno 1926.

11 Ibid.

12 «È questo il primo numero di SF che, da quando lanciammo l'appello per la nostra sottoscrizione, non contiene offerta alcuna», si legge ad esempio in uno degli ultimi numeri (La Sottoscrizione “Pro Scandiano Fascista”, in “Scandiano fascista”, anno II, numero 30, 11 luglio 1926).

13 In articulo mortis, in “Scandiano fascista”, anno II, numero 32, 25 luglio 1926.

14 Ibid.