Il DNA antifascista della cooperazione. Dieci biografie per un progetto di public history

The antifascist DNA of the cooperative movement: ten biographies for a public history project

In apertura: Giacomo Armaroli e Giulia Franzaresi sul palco del Cinema Modernissimo di Bologna, durante la performance teatrale Trame di Resistenza e cooperazione.

Nessuno dimentichi questo: che quando in una Nazione crolla il movimento operaio, con il movimento operaio crollano le libertà democratiche e la Nazione intera.

Sandro Pertini1

1. L’elaborazione del progetto

L’impresa cooperativa ha attraversato tre secoli: nasce nel XIX, si sviluppa nel XX e approda nell’attuale XXI. Non è stato un tragitto lineare, bensì denso di ostacoli, di sfide, di trasformazioni, di rallentamenti e di accelerazioni. In Italia, uno dei momenti più difficili di questo lungo percorso è stato quello della dittatura fascista. Si è trattato di un ventennio animato da principi antitetici a quelli cooperativi, nonché da un clima politico e istituzionale fortemente ostile al movimento. Non a caso, diversi cooperatori antifascisti pagarono con la vita la propria scelta di opporsi pubblicamente al regime. Fin dai suoi esordi, il movimento fondato da Benito Mussolini attaccò le cooperative. Lo fece per tre motivi. Innanzi tutto, le cooperative erano promosse da forze politiche antifasciste, come i repubblicani, i socialisti e i cattolici. In secondo luogo, erano imprese che praticavano la democrazia, con i soci che avevano tutti lo stesso potere in assemblea e che eleggevano liberamente il consiglio di amministrazione. Infine, il corpo sociale del fascismo era composto dai concorrenti delle cooperative, ovvero agrari, imprenditori, commercianti. E questi erano ben contenti se gli squadristi in camicia nera andavano a devastare e incendiare le sedi delle imprese mutualistiche2.

Nel 2025 ci sono stati alcuni importanti anniversari. È passato un secolo dalla chiusura forzata della Lega delle cooperative e mutue. Fu soppressa nel 1925, insieme con tante altre organizzazioni disallineate rispetto alle nuove imposizioni fasciste, in una fase storica nella quale Benito Mussolini riuscì a trasformare la fragile democrazia italiana in una dittatura illiberale e violenta. Ma soprattutto si sono celebrati gli ottant’anni dalla Liberazione. Con la conclusione della Seconda guerra mondiale, la Lega delle cooperative poté essere rifondata e ridare nuovo slancio al movimento. Il dopoguerra fu un vasto e diffuso rifiorire di esperienze mutualistiche, nei vari settori dell’economia. Risorsero migliaia di cooperative di consumo, di cooperative agricole, di cooperative edili o di produzione e lavoro, e via dicendo.

La provincia di Bologna fu una di quelle dove questo fenomeno ebbe una maggiore consistenza. Del resto, era anche una di quelle che aveva interpretato con maggiore vivacità un’opposizione al fascismo, per cui – negli anni della Resistenza – era stata capace di esprimere una solida e articolata rete di iniziative partigiane. Per celebrare l’80° della rinascita della Lega delle cooperative, si sono selezionate e raccontate dieci biografie di cooperatori e cooperatrici interpreti di valori antifascisti.

Si sono scelte storie molto diverse tra loro, ma che tutte insieme sono in grado di restituire la pluralità dei percorsi democratici e la vasta consistenza dell’opposizione al regime. C’è la biografia di una staffetta partigiana poi animatrice di imprese cooperative felsinee negli anni del miracolo economico; quella di un giovane presidente di uno spaccio di consumo vigliaccamente assassinato dagli squadristi; quella di un compagno di cella di Antonio Gramsci che, dopo averne salvato i preziosi Quaderni dal carcere, fondò un’importante cooperativa ancora oggi esistente; quella di una precorritrice dei diritti delle ragazze nel mondo del lavoro attraverso esperienze mutualistiche, poi mortificate e soppresse da un fascismo che voleva massaie e non donne emancipate; quella di un perseguitato dal regime, minacciato, esiliato, rinchiuso in manicomio con una falsa perizia, soltanto perché punto di riferimento della cooperazione in un paese della provincia di Bologna.

Si raccontano dieci esempi – di cinque uomini e di cinque donne – che ci restituiscono uno spaccato di esperienze. Ma si tratta di biografie accomunate da un autentico e fondante impegno civile. Erano uomini e donne che credevano nei valori della giustizia sociale, che volevano una società migliore, che si battevano per un’economia più equa e che – in coerenza con tutto ciò – comprendevano che l’impresa cooperativa fosse potenzialmente in grado di contribuire al conseguimento di tali traguardi.

2. Il 17 aprile 2025 a Monte Sole

Giovedì 17 aprile 2025, presso il parco di Monte Sole (Marzabotto, Bologna), si è svolta la giornata Cooperare è antifascista, evento inaugurale del programma celebrativo per gli ottant’anni di Legacoop Bologna. Monte Sole, luogo simbolo della memoria per le stragi nazifasciste del 1944, è stato scelto come scenario per onorare le vittime, riflettere sul valore della Resistenza e riaffermare il legame della cooperazione con i principi di democrazia, di partecipazione e di giustizia sociale.

La giornata si è aperta con alcuni momenti istituzionali, quale la deposizione di garofani rossi nella chiesa di San Martino in Casaglia, in memoria delle vittime dell’eccidio. Rita Ghedini, Presidente di Legacoop Bologna, ha dichiarato che «ottant’anni fa Legacoop Bologna rinasceva, dopo la caduta del fascismo e il ritorno della democrazia»3, sottolineando l’importanza di preservare quest’ultima in tempi di tensione internazionale e crisi dei valori civici. Tra le iniziative culturali, la compagnia Archivio Zeta ha proposto lo spettacolo teatrale La zona grigia, ispirato all’opera I sommersi e i salvati, di Primo Levi, come forma di riflessione sul tema del valore della memoria e dell’identità etica.

Poi è stata la volta di questo progetto, con Dieci biografie per il presente. E così, si sono presentati dei ritratti esemplari di cooperatori e cooperatrici antifascisti, ovvero figure che nel passato hanno contribuito a costruire comunità e cooperazione nei momenti più difficili della storia. Costoro incarnarono i valori di solidarietà, di giustizia e di resistenza al fascismo. In particolare, si è messo in luce come dietro l’esperienza cooperativa non ci siano soltanto strutture economiche o regole associative, ma soprattutto storie di persone che seppero unire il lavoro alla lotta per la democrazia. Sono biografie spesso dimenticate, ma capaci di parlare al presente, di uomini e di donne che, in un contesto di repressione e violenza politica, scelsero di mantenere fede alle proprie idee, talvolta con un prezzo molto alto in termini di libertà personale. Qualcuno, anzi, pagò con la vita.

L’intervento non è stato un mero esercizio di memoria storica, ma ha voluto offrire modelli di impegno civile. Infatti, si è sottolineato che quelle esperienze insegnano come la cooperazione può essere un argine contro derive autoritarie e un laboratorio di democrazia partecipata. Le storie dei cooperatori antifascisti diventano così non solo testimonianza del passato, ma strumenti per leggere l’oggi, in un tempo di crisi della rappresentanza, di crescenti disuguaglianze e di preoccupanti conflitti, e richiamano all’importanza del fare comunità, alla responsabilità collettiva e all’agire in modo etico nell’economia. In questo senso, la lezione di Monte Sole si è fatta attuale: ricordare le vittime e i protagonisti di allora significa ribadire che la cooperazione, per sua natura, porta con sé una vocazione antifascista. E le biografie presentate hanno mostrato come la cooperazione non sia mai stata un gesto neutro, ma una scelta di campo.

L’evento ha visto la partecipazione attiva non solo di soci e di amministratori di imprese aderenti a Legacoop Bologna, ma anche di cittadini, istituzioni locali e rappresentanti di associazioni, in collaborazione con la Scuola di pace di Monte Sole. È stata una giornata aperta, culturale e commemorativa: Cooperare è antifascista è così diventata la formula con cui Legacoop Bologna ha inteso restituire senso al suo 80° anniversario, nella convinzione che i valori democratici non siano mai acquisiti per sempre, ma vadano costantemente difesi e rinnovati.

3. Le dieci biografie in sintesi

Nell’impossibilità di riportare integralmente le biografie suddette, si è scelto di redigere per ognuna di esse una sintesi essenziale, che permetta al lettore di farsi un’idea di massima. Si riportano qui di seguito, accompagnate dalla relativa numerazione in ordine cronologico, dalla uno alla dieci.

I. Lina Bianconcini Cavazza (Bologna, 1861-Bologna, 1942), contessa di origini aristocratiche, trasformò la passione per i ricami in un progetto sociale. Nel 1903, fondò con altre donne una cooperativa di merletti che offriva lavoro dignitoso e autonomia economica a centinaia di ricamatrici. Progressista e filantropa, promosse il mutuo soccorso, la previdenza e le scuole di formazione, arrivando ad aprire laboratori anche a Messina dopo il terremoto. Durante la Prima guerra mondiale organizzò l’Ufficio notizie per le famiglie dei soldati, con migliaia di volontari in tutta Italia. Negli anni del fascismo vide ostacolata la sua azione emancipatrice, ma lasciò un segno profondo nella storia del lavoro femminile4.

II. Giuseppe Massarenti (Molinella, 1867-Molinella, 1950), di umili origini, divenne farmacista e si avvicinò al socialismo. Sindaco di Molinella dal 1906, trasformò il comune in un laboratorio di cooperazione e di riforme sociali, sostenendo braccianti e classi povere. Più volte perseguitato e costretto all’esilio dal fascismo, subì il confino e l’internamento manicomiale fino alla Liberazione. Rientrato a Molinella a guerra terminata, morì poco dopo. Celebrato come il «Santo delle paludi», è ricordato da statue, intitolazioni e cooperative che ancora portano il suo nome5.

III. Augusto Pulega (San Giovanni in Persiceto, 1872-Bologna, 1925), bracciante e cementista, si avvicinò al socialismo e guidò la Cooperativa di consumo del Malcantone, punto di riferimento per la comunità proletaria bolognese. Ripetutamente minacciato e aggredito dagli squadristi, rifiutò di dimettersi. L’11 gennaio 1925 fu assassinato nella sede della cooperativa da Giulio Mignani, detto Maciste, milite fascista poi assolto in tribunale. Ricordato da una lapide e da una via a lui intitolata, è rimasto simbolo di coraggio e di resistenza popolare contro il fascismo6.

IV. Francesco Zanardi (Poggio Rusco, 1873-Bologna, 1954), dopo gli studi universitari, fu protagonista del movimento cooperativo e primo sindaco socialista di Bologna dal 1914. Con il motto «Pane e alfabeto» promosse mense scolastiche, asili e soprattutto l’Ente autonomo dei consumi, che garantiva generi alimentari a prezzo di costo. Più volte aggredito dai fascisti, si rifugiò a Roma, dove visse anni difficili. Dopo la Liberazione tornò a Bologna, guidò la ricostruzione della cooperazione e fu eletto all’Assemblea costituente e al Senato. È ricordato come il «sindaco del pane»7.

V. Felice Mazzolani (Massa Lombarda, 1906-Bologna, 1993), bracciante e poi tecnico agrario, aderì giovanissimo al Pci e fu perseguitato dal fascismo, subendo carcere e sorveglianza speciale. Dopo la Resistenza, in cui militò col nome di battaglia Ciro, si trasferì a Bologna, dove divenne protagonista della rinascita cooperativa. Presidente della Federcoop dal 1948 al 1954, guidò la battaglia per il «maltolto», ossia la restituzione dei beni sottratti alle cooperative dal regime. Consigliere provinciale, fu una figura importante della ricostruzione economica e sociale bolognese del secondo dopoguerra8.

VI. Gustavo Trombetti (Castel San Pietro, 1905-Bologna, 1991), comunista perseguitato dal fascismo, condivise la cella con Gramsci a Turi, aiutandolo a salvare i celebri Quaderni dal carcere. Partigiano durante la Resistenza, nel dopoguerra fondò la Camst, cooperativa di ristorazione che offriva tutele a camerieri e addetti del settore. Guidò l’impresa tra difficoltà politiche e attacchi dello «scelbismo», portandola a crescere fino a livello nazionale, con mense e self-service. Rimase legato alla Camst fino a tarda età, diventandone una figura emblematica9.

VII. Rosa Marchi (Loiano, 1919-Bologna, 2007), operaia licenziata due volte per motivi politici, durante il fascismo e poi nel dopoguerra, trasformò le ingiustizie subite in un impegno sindacale. Attiva nella Fiom, trovò poi spazio nella Cooperativa manovalanze ferroviarie, dove divenne direttrice del personale, contribuendo allo sviluppo della futura Manutencoop. In pensione, promosse il primo Centro sociale autogestito per anziani a Bologna, che porta il suo nome. Fu consigliera di quartiere e punto di riferimento per la difesa dei diritti delle lavoratrici10.

VIII. Poljana Grazia (Greco Milanese, 1923-Bologna, 1971), cresciuta in una famiglia antifascista e figlia del dirigente cooperativo Verenin Grazia, fu staffetta partigiana col nome di Biondina e collaboratrice del periodico clandestino Compagna. Dopo la guerra militò nel Pci, nella Cgil e nell’Udi, e divenne responsabile femminile della Federcoop di Bologna. Si dedicò poi alla Cooperativa assistenza ricreazione infanzia (Cari), antesignana della cooperazione sociale, impegnandosi nell’organizzazione delle colonie estive per bambini. Ricordata per generosità e impegno civile, morì prematuramente a 47 anni11.

IX. Nella Prandi (Reggio Emilia, 1924-Bologna, 2006), mezzadra, partecipò giovanissima alla Resistenza con il nome di battaglia Tamara nella 37ª Gap, riportando una ferita permanente. Dopo la guerra militò nel Pci, dirigendo la Commissione femminile bolognese e impegnandosi nelle lotte agrarie del Fucino. Lavorò poi alla tipografia cooperativa Steb e successivamente fu attiva nel Sindacato poligrafici e nella Federcoop di Bologna. Sempre attenta alla parità di genere, è ricordata per il suo impegno politico, sindacale e cooperativo a favore dei lavoratori e delle lavoratrici12.

X. Amedea Zanarini (Bentivoglio, 1924-Bologna, 2019), staffetta partigiana col nome di Catia, guidò il Gruppo di difesa delle donne di Sala Bolognese durante la Resistenza. Nel dopoguerra unì il lavoro agricolo alla militanza nel Pci e nel movimento cooperativo, distinguendosi nella Cooperativa di consumo e poi in Federcoop come responsabile femminile. Consigliera di quartiere, nel 1994 fondò l’associazione “Armonie” per i diritti delle donne. Autrice dell’autobiografia Rosso bolognese, è ricordata per l’impegno a favore della giustizia sociale e dell’emancipazione femminile13.

4. Lo spettacolo a cura del Teatro dell’Argine

Il 16 ottobre 2025, presso il Cinema Modernissimo di Bologna, si è svolto l’evento Relazioni Cooperative, promosso da Legacoop Bologna in occasione del suo 80° anniversario. L’incontro si è aperto a metà pomeriggio, con l’accoglienza dei partecipanti. I lavori sono cominciati con il momento culturale ispirato dalle biografie soprastanti. Se ne è occupato il Teatro dell’Argine, una compagnia teatrale bolognese nata nel 1994 e in forma cooperativa, attiva sia nella produzione di spettacoli che nei progetti educativi e culturali. Si distingue per un teatro impegnato e di ricerca, capace di intrecciare linguaggi diversi e di affrontare temi sociali e civili di grande attualità. Accanto all’attività artistica, porta avanti un intenso lavoro formativo con laboratori, percorsi nelle scuole e iniziative di inclusione rivolte a giovani, migranti e comunità locali. Con i suoi progetti ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali, diventando un punto di riferimento per chi vede nel teatro un luogo di partecipazione e di cittadinanza attiva.

In questa circostanza, il Teatro dell’Argine ha proposto una lettura dal titolo Trame di resistenza e cooperazione. Tale contenuto ha intrecciato memoria storica e impegno civile, prendendo le mosse dal già citato evento Cooperare è antifascista, svoltosi in aprile a Monte Sole. La performance teatrale ha avuto la regia di Irene Montanari, le voci di Giulia Franzaresi e di Giacomo Armaroli, e le musiche al pianoforte di Davide Sebartoli.

La lettura teatrale è una forma di spettacolo che mette al centro la parola scritta, affidandola alla voce e all’interpretazione degli attori. Diversamente dalla rappresentazione tradizionale, non prevede scenografie complesse né azioni recitative elaborate. Anche in questo caso, ciò che contava è la restituzione viva delle biografie, attraverso la forza della voce, il ritmo e le suggestioni delle musiche al pianoforte, a creare un’atmosfera evocativa. La lettura teatrale ha così permesso di avvicinare il pubblico a un pezzo fondamentale della nostra storia, facendo emergere con immediatezza il contenuto e stimolando l’ascolto attento e partecipe. Ne è uscita una performance semplice e profonda, tra parole e musica, pensata appunto per omaggiare e raccontare a chi – alcuni decenni fa – fece una precisa scelta di campo.

Subito dopo, l’artista Gianluca Costantini e il collettivo FairBrands hanno presentato alcune opere dedicate al tema della cooperazione, mentre Giulia Giapponesi ha illustrato un video-racconto che ripercorreva con immagini la storia e le iniziative di Legacoop Bologna lungo gli ottant’anni di attività. Poi si è svolto il panel L’economia cooperativa nell’economia globale: quali equilibri per un mondo in transizione?, con interventi di Carlo Cimbri, presidente di Unipol, Simel Esim, responsabile dell’Unità cooperative dell’International labour organisation (Ilo), Simone Gamberini, presidente nazionale di Legacoop, e Sarah De Heusch, direttrice di Social economy Europe. Il dibattito ha offerto uno sguardo internazionale sul ruolo della cooperazione di fronte alle sfide della globalizzazione e della sostenibilità. La seconda parte dell’evento è stata dedicata al confronto Legacoop Bologna: 80 anni, uguali e diverse, insieme, con la presidente Rita Ghedini e il sindaco di Bologna Matteo Lepore che hanno dialogato in un dibattito moderato dal giornalista Andrea Bignami.

In conclusione, le dieci biografie ricordate e le iniziative culturali che le hanno accompagnate hanno mostrato come la cooperazione porti nel proprio DNA un’eredità antifascista che non appartiene soltanto al passato. Quelle storie di uomini e donne che seppero unire lavoro, solidarietà e coraggio civile, parlano ancora oggi con forza alle generazioni contemporanee. La memoria si è trasformata in un invito all’azione, a difendere e rinnovare i valori di giustizia e di democrazia. Così, nel celebrare gli ottant’anni di Legacoop Bologna, si è riaffermata la convinzione che la cooperazione non sia un gesto neutro, ma una scelta di campo che continua a costruire comunità e futuro.


Note

1 Discorso del Presidente della Repubblica italiana ai lavoratori della Compagnia portuale di Genova,12 ottobre 1978.

2 Tito Menzani, Il movimento cooperativo fra le due guerre. Il caso italiano nel contesto europeo, Roma, Carocci, 2009.

3 https://www.buonenotiziebologna.it/sociale/cooperative/6489-a-monte-sole-gli-80-anni-di-legacoop-bologna (ultima consultazione: 30 ottobre 2025).

4 Silvia Battistini, L’Aemilia Ars e la riqualificazione della condizione femminile, Ferrara, Edisai, 2018.

5 Marco Poli, Giuseppe Massarenti: una vita per i più deboli, Venezia, Marsilio, 2008.

6 Augusto Pulega: un martire antifascista della cooperazione bolognese, in Antifascismo e cooperazione nella provincia di Bologna, Bologna, Federcoop, 1974, pp. 17-19 (già in: La cooperativa di consumo del Malcantone dal 1904 al 1954. Cinquant’anni di vita, Bologna, Tipografia Azzoguidi, 1954, s.p.).

7 Marco Poli (a cura di), Pane e alfabeto. Francesco Zanardi sindaco socialista di Bologna (1914-1919), Bologna, Tiziano Costa, 2014.

8 Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri, Giuliana Ricci Garotti, L’unione dei mille strumenti. Storia della cooperazione bolognese dal 1943 al 1956, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 1991.

9 Giuliana Bertagnoni, Uomini, donne, valori alle radici di Camst, Bologna, Il Mulino, 2005.

10 Anna Salfi (a cura di), Vite di donne che hanno fatto la storia dell’Emilia-Romagna. Profili biografici di sindacaliste emiliano-romagnole 1880-1980: catalogo mostra, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 2019.

11 Tito Menzani, Verenin Grazia. Patriota e cooperatore, Bologna, Clueb, 2020.

12 Salfi (a cura di), Vite di donne che hanno fatto la storia, cit.

13 Amedea Zanarini, Rosso bolognese, Bologna, Andromeda, 2012.