Renato Zangheri e le istituzioni culturali (1959-1964)

Renato Zangheri and cultural institutions (1959-1964)

In apertura: Bologna 1962. Partecipazione di Renato Zangheri, Assessore alle Istituzioni culturali del Comune di Bologna, alla “Mostra d’autunno: rassegna regionale d’arte”, svoltasi presso Palazzo Re Enzo. È presente, tra gli altri, il pittore Aldo Borgonzoni (Foto Gnani; Archivio fotografico Renato Zangheri, Centro studi e ricerche Renato Zangheri, Bologna).

1. Un «intellettuale politico»

Intellettuale poliedrico, storico del socialismo e delle campagne, amministratore locale e dirigente nazionale, Renato Zangheri (Rimini 1925-Imola 2015) appartiene, insieme a Sergio Cavina e Guido Fanti, a quella generazione di dirigenti politici del Partito comunista italiano (Pci), i nati negli anni Venti del XX secolo, promotrice nella seconda metà degli anni Cinquanta di una significativa istanza di rinnovamento interno, orientato all’archiviazione dello stalinismo e del settarismo caratterizzanti una precedente stagione di ripiegamenti identitari e chiusure di stampo zdanoviano1.

Negli anni della formazione giovanile, fortemente segnati dall’esperienza del regime mussoliniano e dall’aderenza agli ambienti dell’antifascismo sino all’ingresso, nel 1944, nelle fila del Pci, Zangheri sperimenta del resto valori quali pluralismo politico e antidogmatismo come irrinunciabili presupposti alla vita democratica. Accostandosi contestualmente ai contributi italiani al marxismo teorico, gli scritti di Antonio Labriola ed Antonio Gramsci, ne recepisce peraltro un’importante «sollecitazione critica» nei confronti della «forza non egemonica»2, abbracciando la concezione di un socialismo compatibile con modelli pluralistici e fondato nel consenso, nel solco della visione togliattiana del partito nuovo3.

La vicenda biografica di Renato Zangheri, protagonista inoltre di un’intensa stagione di rinnovamento storiografico all’insegna della storicizzazione della «transizione italiana» al capitalismo e dei movimenti di emancipazione popolare4, è plasmata da un indissolubile intreccio di ricerca storiografica e militanza politica, tratteggiando i contorni di una ricca esperienza culturale esplicatasi ad esempio nella collaborazione con Emilio Sereni alla realizzazione dell’Istituto Gramsci di Roma (1950) e, tra fine anni Quaranta e inizio anni Cinquanta, nell’organizzazione insieme a Luigi Dal Pane dell’Istituto di storia economica e sociale presso la Facoltà di economia e commercio delle Università di Perugia e di Bologna5. Significativa è anche l’esperienza redazionale presso la rivista “Emilia”, di cui Zangheri assume la direzione nel 1955. La rivista, impegnata nell’edificazione di una «coscienza regionale» attraverso la rielaborazione in termini di memoria storica collettiva delle subculture locali, contribuì infatti alla rivitalizzazione della battaglia culturale in Emilia in un momento di forti irrigidimenti nel campo progressista, proponendo inoltre riflessioni di carattere politico e amministrativo sull’urgenza del decentramento istituzionale, come apporto essenziale all’estensione del tessuto democratico regionale e nazionale.6

Nominato, in seguito all’ingresso nel 1956 nel Consiglio comunale bolognese, Assessore alle Istituzioni culturali, Renato Zangheri si dedica poi, tra 1959 e 1964, alla predisposizione di strumenti per l’organizzazione della cultura, con esiti di grande spessore come l’Istituto per la storia di Bologna e la Cineteca.

Nel periodo della sindacatura (29 luglio 1970-29 aprile 1983), la Bologna di Zangheri, nel solco inaugurato da sindaci di grande spessore quali Francesco Zanardi, Giuseppe Dozza e Guido Fanti, si delinea come fiorente laboratorio di sperimentazione di politiche sociali, edilizia popolare, servizi educativi ed iniziative culturali, imperniato sulle strutture assembleari di zona, i consigli di quartiere, funzionali a trasformare la sostanza del potere nel senso di un maggiore controllo critico dal basso7.

Rifacendosi dunque alla riflessione comunalista di Andrea Costa, personalità fondativa del movimento socialista italiano, Renato Zangheri si riconnette alle radici del riformismo municipale otto-novecentesco, valorizzando gli enti locali come luogo di «pianificazione ed esecuzione dei servizi sociali»8, nonché di «elaborazione delle istanze critiche e rinnovatrici che nascono dai rapporti reali del cittadino con il sistema sociale»9.

Risalta inoltre la capacità di Zangheri di cogliere tempestivamente importanti stimoli socioculturali del suo tempo, come l’emergere di una concezione meno eurocentrica di patrimonio culturale (tradottasi nel 1974 nell’istituzione del Centro Amilcar Cabral per lo studio dei paesi in via di sviluppo)10, la nuova sensibilità ambientale espressa dal movimento sessantottino e l’attenzione per le sottoculture giovanili.

Affinando nel 1983 il proprio profilo di dirigente nazionale, Zangheri entra nella Segreteria del Pci ed è eletto alla Camera dei deputati, divenendo capolista del gruppo parlamentare comunista in luogo a Giorgio Napolitano nel 1986. In questa cornice sostiene con forza l’esigenza di riforme istituzionali, quale la proposta monocameralista11, e fiscali che favoriscano la partecipazione limitando gli aspetti di burocratizzazione, a fronte del crescente scollamento tra opinione pubblica e partiti dell’arco costituzionale riverberatosi poi, nel 1991, nel dissolvimento del Partito comunista e nella nascita del Partito democratico della Sinistra (Pds)12.

2. Il lavoro culturale tra autonomia e decentramento

Tra l’estate e l’autunno del 1959, l’istituzione di un nuovo assessorato preposto alle istituzioni culturali, affidato dal sindaco comunista Giuseppe Dozza, in seguito ad un rimaneggiamento delle attribuzioni facenti capo ai diversi assessori, a Renato Zangheri, in virtù della sua «elevata preparazione scientifica, culturale, politica», risponde all’esigenza di «approfondire e allargare l’attività del Comune nel campo culturale», prima sovraintesa dalla Pubblica Istruzione13. Vanno contestualmente perfezionandosi gli sforzi delle amministrazioni rosse nell’elaborazione di una strategia riformatrice organica, assimilati dalla prima Conferenza regionale del Pci emiliano-romagnolo del 1959, a seguito della quale il partito si presenta per Zangheri «negli enti locali e nella vita culturale» con una «capacità d’iniziativa rinnovata»14, ponendo in essere, in particolar modo nel decennio successivo, istituti di socialdemocrazia locale, anche con una peculiare declinazione culturale15.

Il progetto del Comune in materia di politiche culturali si chiarifica, dunque, in relazione allo sforzo rivolto a potenziarne la natura di organo del governo locale, rafforzandone la capacità di coordinamento della vita collettiva nei suoi aspetti economici, sociali, culturali, urbanistici, senza tuttavia sovrapporsi o sostituirsi ad essa16. L’attività di Zangheri in veste di Assessore alle Istituzioni culturali è contraddistinta infatti da una concezione di programmazione culturale tesa ad assicurare un ampio livello di «partecipazione democratica» alle attività proposte dal Comune, e a realizzare, tramite lo strumento delle commissioni consultive, «l’autogoverno degli intellettuali nei centri in cui si svolge la loro opera», riducendo il livello di burocratizzazione e di unilateralità decisionale17.

All’interno dell’opera di sistemazione degli istituti bibliografici, museografici e artistici del Comune, nel cui interesse è predisposto nel settembre 1960 un imminente viaggio all’estero dell’Assessore Zangheri per visitare gli istituti culturali «modernamente organizzati» delle principali città svedesi e danesi18, risalta il lavoro di riassestamento e valorizzazione del Palazzo dell’Archiginnasio, restituito a nuova vita in seguito all’«urto dei bombardamenti» del 29 gennaio 1944. In vista del quarto centenario della sua fondazione (1962) è infatti istituita nel febbraio 1960, al fine di armonizzare le diverse iniziative in un piano organico e razionale di restauro, una commissione, cui prende parte lo stesso Zangheri, rappresentativa degli enti che concorrono a vario titolo ai lavori. Al vaglio è anche un progetto di espansione della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, per dotare Bologna di una «biblioteca moderna, fornita di strumenti bibliografici perfezionati quali si rendono necessari in un grande centro culturale»19.

Nel giugno 1960 l’istituzione dei quartieri, in un contesto di crescita demografica ed edilizia della città, come nuclei del decentramento infra-comunale volti ad assicurare alle diverse aree cittadine «le più ampie possibilità di autonomia nell’esercizio delle attività locali»20, pone il problema di attrezzarvi, insieme a servizi e uffici municipali decentrati, nuovi centri di propagazione della cultura. Già in precedenza, in sede di presentazione del bilancio comunale preventivo per l’esercizio 1960, l’Onorevole Dozza esprimeva difatti l’intento programmatico del Comune di incentivare nei quartieri la diffusione della Casa del Cittadino21, di cui un esempio virtuoso è in San Donato il Centro civico Zanardi, come polo di aggregazione della vita associata nel suo complesso, in cui siano accessibili servizi di vario genere, quali servizi anagrafici, medico-sanitari, per l’infanzia e bibliotecari.

Nello specifico, sul versante del decentramento della pubblica lettura, Bologna si pone come realtà apripista, promuovendo in reciproca integrazione le attività del Consorzio provinciale per il prestito librario (1958) e delle biblioteche popolari periferiche (sezioni decentrate della Biblioteca popolare comunale), ai fini della valorizzazione del libro quale strumento di divulgazione, democratizzazione e fruizione della cultura da parte delle classi popolari.22 Emblematica è la Biblioteca popolare Zanardi, fornita di «opere di narrativa contemporanea», «classici», opere di «divulgazione scientifica, di attualità politica, di preparazione professionale» per consentire, nel quadro di un programma di rotazione dei fondi librari tra le diverse biblioteche di quartiere, la diffusione di una «cultura aperta, moderna, collegata agli sviluppi del sapere scientifico» e alla «grande tradizione dell’umanesimo»23.

Nelle iniziative dell’Assessorato alle Istituzioni culturali per il potenziamento di un’offerta bibliotecaria decentrata è ravvisabile, dunque, la concezione zangheriana di lavoro culturale, inteso non come strumento esclusivo o privilegiato, ma come «momento di massima coscienza, teorica e pratica, dei processi che investono la vita civile, sociale e politica del nostro Paese» nel suo «dispiegarsi quotidiano nella fabbrica, nella scuola, nella campagna, nell’ambiente urbano»24. Significativo, nel dicembre 1960, è il finanziamento, su proposta delle Istituzioni culturali, di un ciclo di conferenze a carattere culturale nelle sedi delle biblioteche popolari periferiche, come occasione d’incontro tra cultura e popolo25.

3. Approfondire la cultura storica: l’Istituto per la storia di Bologna

Nel triennio 1959-1961 l’Amministrazione bolognese è impegnata, in previsione del Centenario dell’Unità d’Italia, nella promozione di un «programma di manifestazioni locali» a carattere culturale, presieduto da un comitato organizzativo cui prendono parte, tra gli altri, Renato Zangheri e Luigi Dal Pane, quest’ultimo in qualità di Direttore del Museo del Primo e del Secondo Risorgimento26. È ad esempio allestito per l’occasione un convegno di studi inerente agli «ultimi cent’anni di storia italiana» come «nuovo, proficuo contributo alla conoscenza della storia» del Paese, attraverso l’illustrazione del processo risorgimentale, con focus sugli avvenimenti che più da vicino interessarono Bologna e l’Emilia27. La divulgazione dei fatti storici è affidata anche ad un «mezzo vivo» ed efficace quale il documentario cinematografico, con la produzione della pellicola «Il Risorgimento oggi»28.

Ponendo in comunicazione la storicizzazione del Risorgimento e la commemorazione della Resistenza, in occasione del XV Anniversario della Liberazione, la Giunta comunale propone inoltre nello stesso periodo iniziative finalizzate ad una migliore comprensione del «reale significato del moto risorgimentale e della continuità e attualità di un’azione non esaurita dagli uomini del Risorgimento»29. Rientra in questo frangente il sovvenzionamento di un ciclo di lezioni a Bologna, organizzato dal Consiglio Regionale Federativo della Resistenza, dal titolo «Trent’anni di storia italiana», concernente il periodo compreso tra la nascita del fascismo e la promulgazione della Costituzione repubblicana, come opportunità di riaffermazione dei valori costituzionali d’ispirazione antifascista30, tema particolarmente pregnante in relazione ai disordini di Piazza Malpighi del 21 maggio 196031.

Di questo complesso di attività culturali Giuseppe Dozza riconosce, oltre al carattere fortemente «popolare», tale da «legare, in vaste manifestazioni di massa, il senso dell’unità e della continuità della storia della patria all’azione politica di grandi masse di uomini», il rigoroso sforzo di ricostruzione scientifica dei fatti storici, di cui è sintomatica la pubblicazione della Cronaca di Bologna di Enrico Bottrigari32. La fondazione, con delibera del 17/12/1962, dell’Istituto per la storia di Bologna, su iniziativa dell’Assessorato alle Istituzioni culturali, è per l’appunto orientata alla sistematizzazione di «ricerche per la redazione di una storia della città e del suo territorio secondo criteri rigorosamente scientifici», sottraendo tale campo di studi ad una condizione di generale frammentarietà, e approntando allo stesso tempo strumenti per una più efficace «circolazione culturale fra la ricerca scientifica e il pubblico» tramite mostre periodiche e cicli di conferenze33.

Nel giugno 1963 Renato Zangheri è nominato, insieme a Luigi Dal Pane, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Guido Achille Mansuelli, Gina Fasoli, Aldo Berselli e Giuseppe Ignazio Luzzatto, nel Consiglio direttivo dell’Istituto per la storia di Bologna, organo adibito, insieme alle commissioni di studio, al suo funzionamento ordinario34. Le prospettive di lavoro dell’Istituto, tracciate nella «Relazione morale e finanziaria» sulle relative attività tra settembre e dicembre 196335, spaziano da studi di demografia storica bolognese in età napoleonica ad approfondimenti di storia economica, con piani di ricerca riguardanti ad esempio la distribuzione della proprietà nel bolognese secondo il catasto gregoriano, o gli Statuti delle Arti e la composizione sociale nella Bologna del XII e XIII secolo, affidati a Luigi Dal Pane e ad altri studiosi facenti capo all’Istituto di storia economica e sociale dell’Università di Bologna. L’Istituto concorre inoltre alla catalogazione del patrimonio museografico bolognese a sostegno dell’opera di riorganizzazione delle collezioni archeologiche, storiche e artistiche comunali.

Il programma di studi e ricerche sull’«urbanistica storica della città», considerata nei suoi vari aspetti, non solo topografici e monumentali, ma anche sociologici, economici e culturali, è infine propedeutico alla pianificazione di politiche urbane nutrite dei propri «presupposti di autocoscienza storica»36, come per esempio politiche di preservazione del centro storico cittadino.

4. Il cinema e la cultura di massa

L’originalità delle politiche culturali dell’Amministrazione bolognese si dispiega anche in un settore, quello cinematografico, escluso dalle tradizionali linee di intervento degli enti pubblici, con l’istituzione, deliberata il 18 maggio 1962, di una «commissione consultiva per le attività cinematografiche del Comune di Bologna», in considerazione della sempre maggiore incisività del cinema, «alla stregua di altre attività culturali come il teatro e la letteratura», nella «vita spirituale dei cittadini».

La Commissione, impegnandosi ad offrire nella sua composizione «un’adeguata rappresentanza degli indirizzi di metodo ed ideologici che operano all’interno della cultura cinematografica», si dedica al rinnovamento, conferendole maggiore organicità e capillarità, della trazione bolognese in quest’ambito, dal «lontano Cineguf che tra 1937 e 1941 svolse un’opera coraggiosa di ricerca delle correnti di punta dell’arte cinematografica e di produzione anticonformista» al Circolo bolognese del cinema, fino al «Circolo sequenze, al Centro universitario cinematografico, al cineforum».

Può così essere avvalorata una forma artistico-culturale capace di tradursi al contempo per Zangheri in «strumento di larga comunicazione popolare», documentario storico e scientifico, «mezzo di ricerca specializzata», e che è un aspetto, «forse il più eminente», della vita culturale contemporanea, del suo «ardimento, del suo carattere di massa immediato, sensibile»37. È indicativo che l’anno seguente il Comitato federale bolognese del Pci prospettasse linee d’intervento volte ad accrescere un’influenza maggiormente democratizzante sul settore cinematografico, favorendo la circolazione di «film impegnati e progressisti»38.

Il lavoro della Commissione cinematografica è ispirato ad una concezione antimonopolistica di produzione culturale, volta ad incentivare la «divulgazione partecipativa della cultura cinematografica» e ad imprimere un maggiore controllo democratico sull’industria culturale, attraverso l’allestimento di strutture quali la cineteca, la fototeca e la biblioteca cinematografica39. La sottocommissione preposta alla biblioteca cinematografica si interessa inoltre in maniera particolare dell’intercettazione di un pubblico giovanile, maggiormente disponibile a «comprendere se stesso e il proprio mondo attraverso i problemi dello spettacolo e i processi comunicativi di massa a cui tali problemi si riferiscono»40. La realizzazione maggiormente riuscita della Commissione risulta però essere, secondo quanto segnalato da Pietro Bonfiglioli, presidente della Commissione stessa, nella «Relazione sui programmi e sulle realizzazioni della Commissione consultiva per le attività cinematografiche del Comune» del maggio 1964, la programmazione di un «cinema d’essai» in grado di rivitalizzare, rendendole accessibili a prezzi più economici, pellicole altrimenti escluse dal circuito commerciale a causa del loro «impegno di cultura e d’arte»41.

Per agevolare una più efficace fruizione e comprensione dei film d’essai da parte del pubblico, si provvede inoltre ad assicurare, tramite schede filmografiche, pubblicazioni informative, mostre e dibattiti, «un’assistenza culturale complessa e qualificata», sottoponendo, in aggiunta, all’opinione critica degli spettatori una «scheda referendum», come contributo ulteriore all’estensione del tessuto democratico in campo culturale42.

Il Comune sostiene infine, accordando la propria collaborazione tecnica e finanziaria, la produzione di opere cinematografiche su Bologna, promuovendo l’attività documentaristica come strumento atto a «far conoscere la storia, il patrimonio artistico, il paesaggio naturale e culturale, gli istituti e la vita quotidiana della città». Avendo aderito inoltre, nel novembre 1962, all’Associazione nazionale per i centri storico-artistici43, auspica di realizzare, in collaborazione con la Commissione cinematografica, «uno o più documentari sul centro storico di Bologna»44.

5. Conclusioni

La disamina dei dispositivi culturali e degli istituti posti in essere sotto il patrocinio di Renato Zangheri, come spazi di promozione sociale e culturale, consente di approfondire il nesso tra impegno culturale, ricerca storica e militanza politica per come si articola nella vicenda biografica dell’intellettuale e amministratore riminese, improntata all’«applicazione della politica e delle teorie alla cura e alla gestione concreta della cosa pubblica»45, per non limitarsi a «discettare sulla città del sole» e accingersi a «preparare una città dell’uomo»46.

Esemplificativo, negli anni della sindacatura, è il piano di riqualificazione e salvaguardia del centro storico medievale. Il progetto, per come ideato da Zangheri, non consisteva infatti in un’operazione meramente antiquaria o estetica, ma incarnava un valore strettamente culturale, attinente a «forme morali e mentali», nel tentativo di salvaguardare una certa qualità della vita, e di «trasmettere «l’intero centro storico come un unico, impareggiabile monumento, con le sue case e la sua gente», attingendo ai fondi di edilizia popolare per contrastare lo «sradicamento del popolo minuto» causato dall’«edilizia indiscriminata e speculativa»47.

Il tema della «democrazia comunale», valorizzando il Comune in qualità di «centro di vita democratica, pilastro dello Stato repubblicano, fattore di animazione, di direzione politica, culturale, sociale della cittadinanza»48, si riconferma dunque un punto focale della battaglia zangheriana per una riforma dello Stato, non in termini di semplice «razionalizzazione» ma di «apertura e partecipazione popolare»49, saldamente ancorata ad una concezione di programmazione economica democratica mediata dal sistema degli enti locali ed incentrata sul «soddisfacimento dei bisogni sociali e umani»50.


Note

1 Carlo De Maria, Introduzione, in Id. (a cura di), Storia del PCI in Emilia-Romagna: welfare, lavoro, cultura, autonomie (1945-1991), Bologna, Bologna University Press, 2022, pp. 17-19.

2 Interviste con Luciano Cafagna, Luigi Cortesi, Mario Mirri, Giorgio Mori, Pasquale Villani, Corrado Vivanti, Renato Zangheri, in Paolo Favilli (a cura di), Il marxismo e le sue storie, Milano, Franco Angeli, 2016, pp. 193-194.

3 Enzo Biagi intervista Renato Zangheri, Il sindaco di Bologna, Vaciglio (Modena), Ricardo Franco Levi editore, 1976, pp. 16-20.

4 Piero Bevilacqua, La storiografia marxista tra analisi critica e passione politica, in Favilli (a cura di), Il marxismo e le sue storie, cit., pp. 107-119.

5 Carlo De Maria, Per il Centenario di Renato Zangheri. Appunti sulla biografia, in “Clionet”, vol. 8, 2024.

6 Alberto Molinari, Dalla «battaglia delle idee» alle politiche istituzionali, in De Maria (a cura di), Storia del PCI in Emilia-Romagna, cit., pp. 57-64; Antonio Canovi, La fucina di «Emilia». Vita breve di una rivista che ha immaginato una grande regione, in “Rassegna di storia contemporanea”, 1998, a. V, n. 1, pp. 13-39.

7 Carlo De Maria, La questione regionale dalla prospettiva dell’Emilia-Romagna, in De Maria (a cura di), Storia del PCI in Emilia-Romagna, cit., p. 590.

8 Renato Zangheri, Intervento al XIII congresso nazionale del Partito comunista italiano, Milano, 15 marzo 1972, in Enzo Biagi intervista Renato Zangheri, Il sindaco di Bologna, cit., p. 71.

9 Renato Zangheri, Il Comune al centro di una serie di istituzioni culturali «aperte», in “Rinascita”, a. XXVII (1970), n. 22, p. 14.

10 Roberto Finzi, Renato Zangheri 1925-2015. Un ricordo, in “Studi Storici”, 2015, a. 56, n. 4, p. 769.

11 De Maria, La questione regionale dalla prospettiva dell’Emilia-Romagna, cit., p. 605.

12 Convegno nazionale su Renato Zangheri, «Guardando al futuro». Un uomo, una città, l’Italia, l’Europa: Renato Zangheri 1925-2015, Bologna, 22-23 maggio 2025.

13 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 41, seduta del 24/07/1959, n. 221 dell’O.d.G., pp. 1228-1230; Comunicazione del Sindaco in merito ai nuovi compiti attribuiti ad alcuni assessori, Atti del Consiglio comunale, verbale n. 45, seduta del 12/10/1959, p. 1363.

14 Renato Zangheri, Guido Fanti, Classe operaia e alleanze in Emilia, in “Critica marxista”, a. X, supplemento al n. 1, gennaio-febbraio 1972, in Enzo Biagi intervista Renato Zangheri, Il sindaco di Bologna, cit., p. 173.

15 Molinari, Dalla «battaglia delle idee» alle politiche istituzionali, in De Maria (a cura di), Storia del PCI in Emilia-Romagna, cit., pp. 74-80.

16 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 19, seduta del 16/03/1960, n. 322 dell’O.d.G., p. 404.

17 I comuni e la cultura, in “Rinascita”, a. XXI, n. 46, 1964, p. 18; Atti del Consiglio comunale, verbale n. 53, seduta del 25/05/1964, n. 121 dell’O.d.G., pp. 788-803.

18 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 70, seduta del 21/09/1960, n. 26 dell’O.d.G., pp. 1640-1641.

19 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 7, seduta del 8/02/1960, n. 236 dell’O.d.G., pp. 141-142.

20 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 47, seduta del 30/06/1960, n. 30 dell’O.d.G., p. 1017.

21 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 19, seduta del 16/03/1960, n. 322 dell’O.d.G., p. 404.

22 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 4, seduta del 7/01/1961, n. 247 dell’O.d.G., pp. 255-265.

23 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 49, seduta del 4/07/1960, n. 30 dell’O.d.G., p. 1057.

24 Zangheri, Il Comune al centro di una serie di istituzioni culturali «aperte», cit., p. 14.

25 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 3, seduta del 27/12/1960, n. 133 dell’O.d.G., pp. 120-126.

26 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 19, seduta del 11/03/1959, n. 330 dell’O.d.G., p. 424.

27 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 41, seduta del 27/05/1960, n. 88 dell’O.d.G., p. 881; Atti del Consiglio comunale, verbale n. 75, seduta del 28/12/1961, n. 207 dell’O.d.G., pp. 2067-2068.

28 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 75, seduta del 28/12/1961, n. 207 dell’O.d.G., pp. 2067-2068.

29 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 37, seduta del 2/05/1960, n. 33 dell’O.d.G., pp. 784-785.

30 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 8, seduta del 7/02/1961, n. 263 dell’O.d.G., pp. 380-381.

31 La situazione cittadina in relazione all’esercizio dei diritti costituzionali, Atti del Consiglio comunale, verbale n. 40, seduta del 23/05/1960, pp. 801-819.

32 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 19, seduta del 16/03/1960, n. 322 dell’O.d.G., p. 404.

33 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 103, seduta del 17/12/1962, n. 325 dell’O.d.G., pp. 2056-2058.

34 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 71, seduta del 19/06/1963, n. 981 dell’O.d.G., pp. 1061-1062; Atti del Consiglio comunale, verbale n. 44, seduta del 10/04/1963, n. 325 dell’O.d.G., pp. 559-563.

35 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 53, seduta del 25/05/1964, n. 122 dell’O.d.G., pp. 783-788.

36 Vera Zamagni, Renato Zangheri: un intellettuale politico, in Stefano Zamagni (a cura di), I maestri dell’economia politica a Bologna nel secondo dopoguerra, Bologna, Bologna University Press, 2022, p. 42.

37 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 39, seduta del 18/05/1962, n. 202 dell’O.d.G., pp. 715-717.

38 Federico Morgagni, Costruire una cultura «democratica», in De Maria (a cura di), Storia del PCI in Emilia-Romagna, cit., p. 89.

39 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 53, seduta del 25/05/1964, n. 121 dell’O.d.G., pp. 788-803.

40 Ivi, pp. 790-791.

41 Ivi, p. 791.

42 Ivi, pp. 792-793.

43 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 94, seduta del 19/11/1962, n. 43 dell’O.d.G., pp. 1797-1798.

44 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 53, seduta del 25/05/1964, n. 121 dell’O.d.G., p. 789.

45 Mariangela Dallaglio (a cura di), Renato Zangheri: bibliografia scientifica e due saggi storici, Bologna, Clueb, 2000, p. 15.

46 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 49, seduta del 4/07/1960, n. 30 dell’O.d.G., p. 1057.

47 Renato Zangheri, La vecchia città che non deve morire, in “Corriere della Sera”, 26 gennaio 1973, in Enzo Biagi intervista Renato Zangheri, Il sindaco di Bologna, cit., pp. 79-81.

48 Atti del Consiglio comunale, verbale n. 49, seduta del 4/07/1960, n. 30 dell’O.d.G., p. 1060.

49 Renato Zangheri, Dichiarazione sul piano-programma 1972-1975. Consiglio comunale, 24 marzo 1972, in Enzo Biagi intervista Renato Zangheri, Il sindaco di Bologna, cit., p. 76.

50 Zangheri, Intervento al XIII congresso nazionale del Partito comunista italiano, in Enzo Biagi intervista Renato Zangheri, Il sindaco di Bologna, cit., p. 71.