
In apertura: Gildaldo Bassi, Marchio di fabbrica, 1880 circa (Reggio Emilia, Fototeca della Biblioteca “Antonio Panizzi”).
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 Bologna ha ospitato, alla Galleria Modernissimo, una mostra senza dubbio originale, dedicata a Giuseppe Pezzini (1907-1995), un “fotografo ambulante” che iniziò la sua carriera nel 1935 nel bolognese e che pochi anni dopo avrebbe aperto il suo primo atelier a Malalbergo1. Pezzini girava per i paesi, prima a bordo di una bicicletta e, dopo, di un ciclomotore: specializzatosi ovviamente nei ritratti, egli ha svolto un lavoro senza dubbio affascinante, oggi ormai scomparso, e che affondava le sue radici nelle origini stesse, per così dire eroiche, dell’arte fotografica. Giuseppe Pezzini è stato l’erede dei primi “dagherrotipisti” che si erano diffusi anche nelle campagne emiliane, come un po’ ovunque in Italia, soprattutto a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, fotografi itineranti che lo storico della fotografia Ando Gilardi ha efficacemente definito come “magnifici randagi”2. Si trattava il più delle volte di autodidatti, di dilettanti, che avevano sicuramente una ambizione anche artistica (più o meno velleitaria), ma il cui obiettivo più concreto era spesso quello di avere una propria bottega, un negozio-laboratorio vero e proprio dove esercitare il mestiere.
Anche a Reggio Emilia ci sono stati naturalmente negli ultimi decenni dell’Ottocento i primi fotografi, che hanno iniziato spesso come “ambulanti”, per fare poi carriera. Oggi vengono ancora ricordati ad esempio i nomi di Roberto Sevardi3 e di Giuseppe Fantuzzi4. Qui vogliamo invece fare un altro nome, quello di Gildaldo Bassi. Si tratta di una figura indubbiamente seducente, perché ha la peculiarità di sommare due elementi, due passioni: la fotografia e la politica – e sarebbe un esercizio inutile ora fare ipotesi su quale sia stata la più importante nella sua esistenza. Sicuramente, la memoria di Bassi è tuttora presente soprattutto nella cittadina dove è nato (il primo maggio del 1852) e dove – con qualche (lunga) interruzione è vissuto fino alla morte (avvenuta nel 1932): Correggio, nella bassa reggiana. Bassi ha lasciato parecchie immagini del proprio paese, ma ha lasciato anche delle tracce della sua generosa militanza nelle fila del nascente movimento socialista. Possiamo dire anche che Bassi abbia attraversato la “mitica” fase delle origini tanto nella fotografia quanto nell’attività politica. Della sua giovinezza non sappiamo molto: nato in una casa di campagna, a Mandrio, vicino a Correggio, si avvicinò molto presto ai socialisti più estremi e agli anarchici, aderendo a 19 anni alla società operaia locale5. Nel 1872 conobbe anche Andrea Costa a Rimini, a un congresso, divenendone poi amico. Già l’anno successivo Bassi finì invece in prigione, essendo assiduamente sorvegliato dalla Pubblica Sicurezza ed essendo arrestato due volte per propaganda sovversiva. Scelse così la via dell’emigrazione in Sud America (non sappiamo in quale paese), dove rimase per quattro anni. Qui imparò a fotografare, da solo, senza frequentare botteghe né ricevendo alcuna istruzione specialistica.
Nel 1878 Bassi tornò a stabilirsi a Correggio, inaugurando la propria attività, dotandosi di un carrozzone trainato da cavalli, con sul fianco dipinta la scritta: «Fotografo viaggiante». Si trattava senza dubbio di un “fotografo naif”6, che si diceva disposto a eseguire qualsiasi tipo di fotografia. Nel 1879 riuscì a vendere una serie di trenta vedute del suo paese al Comune di Correggio; d’altra parte, Bassi produceva anche immagini religiose. Gli affari andavano bene, tanto che nel 1882 il nostro fotografo poté aprire a Correggio il primo atelier. Verso la fine del secolo riuscì ad aprire un secondo atelier, a Reggio Emilia, nella centralissima piazza Cavour. I cartoncini pubblicitari dell’epoca promuovevano l’attività di Bassi come “fotografia civile e militare” (vicino alla sua bottega in piazza Cavour a Reggio c’era una grande caserma, la caserma Zucchi).
Possiamo dire in sintesi che Bassi era un fotografo indubbiamente eclettico, attento a non trascurare alcun possibile soggetto per le sue immagini. In un’altra réclame pubblicitaria, infatti, affermava di poter fare ad esempio ritratti “alla Rembrandt”, trasparenti (su seta o su vetro), a grandezza naturale, oppure bizzarri, di fantasia…
La fortuna di Bassi durò circa un decennio: nel 1900 chiuse per primo il laboratorio di Correggio e nel 1902 – non si sa con precisione per quale motivo – decise di smettere del tutto di lavorare.
Questo discorso sarebbe però monco se non considerassimo il secondo aspetto determinante nella vita di Bassi: la politica – aspetto che senza dubbio ebbe un peso anche sulla sua attività di fotografo. Mentre iniziava la sua carriera a Correggio e dintorni, Bassi riscopriva la politica: niente più idee “estreme” come in passato, ma avvicinandosi al socialismo e, in particolare, alla figura di Camillo Prampolini7. Ogni tanto, fra fine anni Ottanta e primi anni Novanta, Bassi scrisse anche su “La Giustizia”, quotidiano socialista fondato nel 1886 e per qualche tempo, diresse inoltre “La Fiaccola”, primo periodico dei socialisti correggesi. Prese parte con Prampolini – di cui era amico – al congresso di Genova e poi a quello di Reggio del 1893. Al congresso di Reggio, fra l’altro, Bassi mise in vendita, a due lire l’una, le riproduzioni di due suoi diversi ritratti di Prampolini8.
L’adesione al marxismo senza dubbio – come è stato notato da chi ha studiato i soggetti delle sue fotografie – non poté che influire sul suo lavoro artistico, sulla sua ricerca di fonti “popolari” di ispirazione. D’altra parte, continuò a subire senza sosta i controlli della polizia e, fra l’altro, nel 1892 subì una pesante perquisizione perché gli inquirenti ritenevano che nascondesse esplosivi all’interno dell’atelier. Nell’epoca buia delle lotte contro il carovita – l’epoca di Bava Beccaris – conobbe di nuovo il carcere, venendo arrestato a Milano durante gli scontri di piazza nel 1898 e dovendo rimanere per qualche settimana nel carcere di Finalborgo.
Pochissimo sappiamo infine degli ultimi trent’anni della vita di Bassi. Visse in modo un po’ errabondo, spostandosi fra il 1907 e il 1916 fra Mestre e Venezia, per tornare poi sempre a Correggio. Rimasto vedovo e giunto al potere il fascismo, dovette lasciare nuovamente il proprio paese per molti anni per evitare guai, e visse per il 1924 e il 1931 in un paese della provincia di Varese, Gavirate. Tornò a Correggio solo perché colpito da paralisi, per essere assistito dall’unica figlia. Morì già il 19 marzo del 1932.
Nel dopoguerra su un giornale locale fu ricordato da un bell’articolo, intitolato “Amico di Andrea Costa”. Così sono descritti i suoi funerali:
I suoi funerali, svoltisi in forma puramente civile – circostanza che urtò le autorità locali – riuscirono un commosso tributo di omaggio dell’antifascismo correggese al vecchio agitatore. Ma non solo per la sua attività politica, che rimane legata al periodo arcaico del socialismo, egli è ricordato dai correggesi. Infatti anche oggi, chi si reca nella sala della mostra permanente della Biblioteca Civica ha modo di ammirare in un elegante album una serie di fotografie raffiguranti vedute del paese di Correggio eseguite nell’anno 18909.
Note
1 Cfr. Giuseppe Pezzini. Fotografo ambulante dal 1935 al 1952. Catalogo della mostra (Bologna, 3 dicembre 2025-1 febbraio 2026), a cura di Elena Correra, Giuseppe Savini, Bologna, Edizioni della Cineteca, 2025.
2 Cfr. Ando Gilardi, Il ritratto nella fotografia delle origini in Italia, in Italo Zannier (a cura di), Segni di luce. Alle origini della fotografia in Italia, Ravenna, Longo, 1991; Ando Gilardi, Storia sociale della fotografia, Milano, Feltrinelli, 1976.
3 Cfr. Laura Gasparini, Massimo Mussini, Marco Paterlini (a cura di), Roberto Sevardi: premiato dilettante di fotografia (1865-1940), Reggio Emilia, AGE, 1992.
4 Cfr. Gino Badini, Corrado Rabotti (a cura di), Reggio Emilia, la provincia: nelle immagini di Giuseppe Fantuzzi, fotografo, Reggio Emilia, Il Voltone, 1997.
5 Cfr. Raffaele Accarino, Gildaldo Bassi, fotografo in Correggio tornato dall’America, in “Quaderni di Farestoria”, aprile 2012, a. XIV, n. 1, pp. 23-27; Laura Gasparini, Marco Montanari, Gildaldo Bassi fotografo, Reggio Emilia, AGE, 1994.
6 Cfr. Italo Zannier, Gildaldo Bassi fotografo viaggiante, in Gasparini, Montanari, Gildaldo Bassi fotografo, cit., pp. 11-17.
7 Cfr. Adolfo Zavaroni, La linea, la sezione, il circolo: l’organizzazione socialista reggiana dalle origini al fascismo, Reggio Emilia, Quorum, 1990; Silvia Bianciardi, Camillo Prampolini costruttore di socialismo, Bologna, Il Mulino, 2012.
8 Cfr. Antonio Canovi, Marco Fincardi, Roberta Pavarini, Mauro Poletti (a cura di), Di nuovo a Massenzatico. Storie e geografie della cooperazione e delle case del popolo, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2012.
9 Spartacus, Amico di Andrea Costa. La sua opera rimane legata al periodo arcaico ed eroico del socialismo, in “Reggio Democratica”, 17 agosto 1947, a. III, n. 221, p. 4.
