Come citare questo articolo: , L’Archivio del Circolo culturale Napoleone Papini di Fano, in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 2 (2018) []. http://rivista.clionet.it/vol2/societa-e-cultura/archivi_vivi/sisti-l-archivio-del-circolo-culturale-napoleone-papini-di-fano. Ultimo accesso 21-09-2018.

Nei prossimi mesi è prevista la conclusione del progetto di riordinamento ed inventariazione dell’Archivio del Circolo culturale Napoleone Papini di Fano (già Centro di documentazione Napoleone Papini). L’Archivio, la cui consistenza complessiva è di circa 14 metri lineari, conserva documenti i cui estremi cronologici sono compresi tra gli anni Sessanta dello scorso secolo e i primi anni Duemila ed è stato dichiarato di interesse storico particolarmente importante dalla Soprintendenza Archivistica per le Marche in data 6 febbraio 2013. Il fondo è conservato dall’Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini presso la propria sede, ubicata a Fano in via Garibaldi 47. Le attività sono state cofinanziate da Regione Marche, nell’ambito di quanto previsto dalla legge regionale 26/2009, al termine di una procedura di selezione di progetti finalizzati ad azioni di sostegno e valorizzazione degli archivi dei partiti e dei movimenti politici, di personalità politiche e dei sindacati che hanno operato nel territorio marchigiano e che sono stati riconosciuti di interesse storico particolarmente importante.

Più precisamente, il progetto presentato dall’Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini prevede l’utilizzo del software di descrizione archivistica open source AtoM (acronimo di Access to Memory) non solamente a supporto delle attività di riordinamento e di descrizione archivistica (in conformità con quanto previsto dagli standard internazionali ISAD (G)[1], ISAAR (CPF)[2] e ISDIAH[3]) ma anche al fine di rendere fruibile da remoto l’inventario che verrà redatto. La pubblicazione online, infatti, avverrà nel sito Memorie di Marca (raggiungibile all’indirizzo www.memoriedimarca.it), che consentirà di accedere alle descrizioni prodotte sia navigando la struttura gerarchica dell’Archivio, sia per il tramite di nomi di luoghi, persone, enti e famiglie che verranno indicizzati. Le attività di riordinamento ed inventariazione dell’Archivio del Circolo Papini, si pongono di fatto in continuità con quanto già realizzato per l’Archivio dell’Organizzazione Anarchica Marchigiana (d’ora in avanti Oam), il cui inventario, redatto da Matteo Sisti, oltre ad essere consultabile nel sito Memorie di Marca, è stato anche pubblicato all’interno del volume Fonti scritte e orali per la storia dell’Organizzazione Anarchica Marchigiana (1972-1979), curato da Luigi Balsamini[4].

Attraverso l’azione del Coordinamento comunista anarchico (d’ora in avanti Cca), che con il Circolo condivideva la sede, infatti, proseguì, seppure solamente per qualche anno (probabilmente non oltre il 1987), l’attività politica svolta negli anni Settanta dalla Sezione Nord dell’Oam (l’organizzazione si sciolse nel 1979). Non è un caso, del resto, che la denominazione assunta dal Cca richiami esplicitamente quella del Coordinamento anarchico provinciale di Pesaro, l’organizzazione che riuniva gli anarchici di quella zona prima che la stessa entrasse a far parte dell’Oam modificando il proprio nome in Sezione Nord[5]. In questo contesto, quindi, non stupisce che nella sede di via Garibaldi sia stato trasferito l’Archivio dell’Oam, inteso come l’insieme dei documenti prodotti dalle diverse sezioni che la costituivano, e che nell’Archivio del Circolo siano presenti carte riconducibili proprio all’Oam, che con ogni probabilità furono oggetto di studio nell’ambito delle attività condotte dal Cca e dal Circolo. A dimostrazione della ‘continuità’ dell’azione del Cca rispetto a quella svolta dall’Oam, è opportuno ricordare la testimonianza di Federico Sora[6], militante dell’Oam e tra i principali animatori del Circolo, che ripercorre quanto accaduto negli anni immediatamente successivi allo scioglimento dell’Organizzazione anarchica marchigiana:

Io comincio a lavorare […] nel 1979, l’anno successivo inizia il lavoro stabile e iniziano anche i miei incarichi sindacali sul posto di lavoro. Contemporaneamente abbiamo ripreso l’attività anarchica. Nel 1981 il luogo di incontro era inizialmente casa di Michel, a Fano ai Piattelletti, con la presenza di Donato e altri di Pesaro, poi, nel 1982, abbiamo aperto la sede in via Garibaldi come Centro di documentazione Napoleone Papini. La gestione era divisa a metà tra il collettivo femminista e il nostro gruppo che avevamo denominato di nuovo, richiamandoci all’esperienza di qualche anno prima, Coordinamento comunista anarchico (Cca), sempre su base provinciale. Dopo circa un anno le femministe hanno lasciato la sede mentre noi abbiamo continuato a frequentarla e nuove persone si sono aggregate. Nella pratica del Cca portammo l’esperienza e il modo di fare appreso nell’Oam, con discussioni continue e l’appuntamento fisso – qualsiasi cosa succedesse – il giovedì sera […] Ora che non ho più un riferimento d’incontro periodico sento che quelle riunioni mi mancano molto, non erano un rito o una funzione religiosa, erano un momento di discussione che arricchiva collettivamente, un metodo che non ho ritrovato in altre organizzazioni o nel sindacato in cui sono ancora attivo. Mi ricordo anche gli immancabili verbali riassuntivi delle riunioni fatti in molteplici copie a uso sia degli assenti che dei presenti, per rimarcare quanto detto e deciso. Anche se si usavano le indimenticabili veline, abbiamo sicuramente dato il nostro contributo alla deforestazione! Come quanto avevo già vissuto nelle riunioni dell’Oam, anche quelle del Cca sono state un’esperienza ricca e positiva; mi è capitato di partecipare ad alcune riunioni indette da partiti o partitini di extrasinistra ma la differenza era totale: noi discutevamo e poi decidevamo, gli altri dovevano solo articolare la linea decisa dai vertici del partito oppure organizzare le iniziative decise dal gruppo politico. Poi, pian piano, l’attività del Coordinamento, anche per la partecipazione di persone dal percorso politico meno omogeneo, si è trasformata in attività del Circolo culturale Napoleone Papini, non più espressione di una linea politica specifica ma che raccoglieva diverse sensibilità. Dal 1984 abbiamo iniziato a organizzare a Fano i Meeting anticlericali, cosa che si continuerà a fare con grande impegno per quasi quindici anni.

Gli obiettivi politici del Cca, sintetizzati nell’editoriale del 6 aprile 1983 pubblicato nel secondo numero di “Alta Tensione” (bollettino stampato dal Coordinamento)[7], confermano quantomeno la volontà, da parte del Cca, di agire in continuità con l’azione già svolta dall’Oam:

Da questo mese in via Garibaldi a Fano, è aperta ufficialmente la sede intestata al Centro di documentazione Napoleone Papini […] Questa sede ospiterà sia il Cca sia il Collettivo Femminista di Fano. Lo sforzo finanziario ed organizzativo che ci proponiamo di sostenere ha il valore di un investimento politico: la riapertura di una sede libertaria a Fano come punto di riferimento per i lavoratori e i compagni che intendono confrontarsi per organizzare iniziative di lotta e controinformazione. Una sede politica significa anche poter disporre di pubblicazioni e informazioni che siano accessibili a tutti, al fine di consentire la circolazione di materiale alternativi per la crescita politica di ciascuno. […] Qualcuno potrebbe trovare discutibile la necessità di una sede politica in questi tempi di disimpegno, tuttavia è proprio in questi periodi di arretramento del movimento di classe che le minoranze rivoluzionarie hanno il compito di recuperare l’agibilità di luoghi pubblici specifici per ricucire il dibattito, per riprendere l’iniziativa, per organizzare i dati dell’attività di controinformazione.

Se è vero, come ricorda Sora, che negli anni successivi l’attività del Cca, di fatto, è confluita nell’azione del Circolo Papini, è necessario ricordare che il terzo soggetto che ha operato all’interno della sede di via Garibaldi contribuendo in maniera decisiva alla formazione dell’Archivio lì sedimentatosi è stata l’Associazione per lo sbattezzo. È quindi necessario, avendo già tracciato un profilo, seppure brevissimo, del Cca, fornire alcune brevi notizie sia relativamente al Circolo, sia all’Associazione.

Per quanto riguarda il Circolo Papini, è utile richiamare i contenuti di un documento, redatto il 16 gennaio 1989 in risposta ad un questionario trasmesso dall’Archivio storico Immagini del presente[8]: il Circolo è aperto tutti i giorni feriali dalle 14 alle 15 e dalle 18 alle 19, la riunione settimanale è prevista il giovedì sera. È un’associazione «non riconosciuta» fondata nel 1981 come Centro di documentazione Napoleone Papini, che dal 1982 «diventa Circolo Culturale». È intitolata a Papini (1856-1924), «che fu tra i promotori della Costituzione della Sezione Marchigiana della Prima Internazionale, tra i fondatori de “Il Martello” e partecipò alla “Banda del Matese” con Errico Malatesta». Il Centro di documentazione si occupa inizialmente della raccolta di materiali di documentazione ed archivio mentre in seguito «sviluppa autonomamente varie tematiche culturali», in particolare l’antimilitarismo e l’anticlericalismo. Non prevede alcun organo direttivo; l’archivio, che è costituito da circa 500 libri, diverse migliaia di copie di riviste, giornali, opuscoli, ciclostilati, contiene documentazione prodotta dall’Oam, da gruppi anarchici italiani (dal secondo dopoguerra), dalla sinistra extraparlamentare delle Marche (1975-1980), dalla sinistra rivoluzionaria (dal 1968), nonché materiali relativi ad antimilitarismo e anticlericalismo. Nel questionario, inoltre, si riferisce che il Circolo ha curato la pubblicazione dei bollettini “Alta Tensione” (che però, come detto, è stampato dal Cca), “Traffico” e del “Bollettino dell’Associazione per lo Sbattezzo”. «La manifestazione organizzata dal Circolo e maggiormente conosciuta è il Meeting Anticlericale», che ha periodicità annuale, ma il Circolo ha organizzato ed organizza anche, a Fano, dibattiti, seminari, mostre, proiezioni di video e/o film relativi soprattutto alle tematiche dell’antimilitarismo e dell’anticlericalismo. Il Circolo è in contatto con altri istituti limitatamente allo scambio di corrispondenza o materiale con altri archivi, «raccoglie alcuni archivi personali ma nulla di “Fondi archivistici ufficiali”».

Per quanto riguarda l’Associazione per lo Sbattezzo, infine, è possibile ricostruirne sinteticamente i primi anni di storia grazie ad un articolo pubblicato su “Il Peccato”, foglio di informazione e discussione edito dall’Associazione e pubblicato come supplemento del settimanale “Umanità Nova”[9]. L’assemblea costituente dell’Associazione si svolge il 15 agosto 1986, durante la III edizione del Meeting anticlericale: oltre 200 persone aderiscono; la stampa nazionale registra l’evento e lo fa conoscere in tutta Italia. Iniziano quindi a pervenire nella sede del Circolo Papini centinaia di lettere di persone interessate all’Associazione e alle attività anticlericali. Questo successo, inaspettato, mette in luce alcuni limiti delle proposte di associazione e di statuto avanzate nel corso dell’assemblea. Le prime attività dell’Associazione si svolsero a Fano e ad Ancona, dove nel novembre del 1986 sono organizzati dibattiti su «I guasti psicologici dell’educazione religiosa»; a Modena, dove è attivo un gruppo di associati che organizzano banchi di raccolta di adesioni all’Associazione, il 22 febbraio 1987, si tiene un’assemblea straordinaria dell’Associazione per discutere sulle attività e sullo statuto, con riferimento alle nuove problematiche ed esigenze emerse. Esce quindi il secondo bollettino dell’Associazione e Il meglio dello Sbattezzo. La terza assemblea dell’associazione si svolge il 15 agosto 1987: sono approvate alcune modifiche allo statuto, decise le linee di attività ed è eletto un Comitato di gestione, formato da nove rappresentanti di varie aree geografiche, che si sarebbe dovuto occupare di questioni tecniche e della registrazione dell’Associazione. Il Comitato però «non riesce a funzionare» (per motivi diversi) e l’attività dell’Associazione procede a rilento. Nell’assemblea dell’agosto 1988, quindi, è eletto un nuovo Comitato («che ora funziona») ed è delineato il programma dell’attività: dalla redazione di una bibliografia di autori e testi anticlericali, all’abolizione dell’art. 7 della Costituzione (Concordato) passando per la «risposta» ai pellegrinaggi papali e per la battaglia contro il nuovo sistema di finanziamento del clero. Seguono centinaia di lettere di persone desiderose di aderire all’Associazione e ciò pone la questione di coordinare l’attività dell’Associazione su base locale: l’Associazione, il 25 dicembre 1988, è formalmente costituita e registrata; «sulla stampa nazionale e locale cominciano ad apparire articoli sulle richieste di “Sbattezzo” che associati e non hanno iniziato ad inoltrare alle parrocchie di incorporazione». Nel corso della sua esistenza, quindi, alla sede nazionale dell’Associazione (ubicata a Fano, presso il Circolo Papini) si affiancarono comitati locali attivi nelle città di Firenze (presso Editrice Crescita Politica), Mestre (presso il Circolo Alter), Ragusa (presso il Circolo Culturale Anarchico), Roma (presso il Circolo Cafiero) e Bologna (presso il Circolo Berneri).

Le richieste di sbattezzo, tra le altre iniziative promosse dall’Associazione, è stata sicuramente tra le più significative: la Dichiarazione di libertà dalle religioni (comunemente denominata Dichiarazione di sbattezzo) poteva essere richiesta all’Associazione. La Dichiarazione, secondo l’Associazione, aveva un valore simbolico ma anche un effetto giuridico civile. Per attivare questo effetto era necessario che venisse notificata alla parrocchia dove era stato amministrato il rito di incorporazione e/o al vescovo della diocesi sotto la cui giurisdizione ricadeva l’abitazione. Il modulo di notifica era inviato in quattro copie insieme alla Dichiarazione: due da inviare alle autorità religiose di cui sopra, una da conservare insieme alla Dichiarazione e l’ultima da trasmettere per conoscenza all’Associazione (che in tal modo avrebbe curato gli eventuali problemi legali, come previsto dall’articolo 15 dello statuto). Lo scioglimento formale dell’Associazione, di cui si iniziò a parlare già nel 1996 (come spiegato di seguito), avvenne in data 2 ottobre 2005[10].

La questione della compresenza di produttori diversi è assolutamente centrale nell’ambito delle scelte che verranno compiute durante il riordinamento dell’Archivio. La condivisione della sede di via Garibaldi, la comune appartenenza dei militanti più impegnati alle diverse organizzazioni che in quella sede si riunivano e svolgevano le diverse attività, non ha soltanto determinato la sedimentazione all’interno dello stesso fondo di fascicoli, così come di documenti conservatisi in forma sciolta, riconducibili a produttori diversi[11], ma anche, in alcuni casi, la produzione di unità archivistiche che di fatto sono espressione di attività riconducibili a soggetti formalmente distinti.

A puro titolo esemplificativo, si consideri il contenuto del fascicolo originale “Bilancio”[12], che conserva documenti prodotti tra il 1983 ed il 1994, nel quale sono contenuti bilanci del Circolo e del Cca ma anche prospetti e quadri relativi alla contabilità di ‘casse’ diverse (Cassa Circolo Papini, Cassa Libreria, Cassa Meeting Anticlericale, Cassa Associazione per lo Sbattezzo, Cassa Libreria Meeting, Cassa Varie). Oppure si consideri il fascicolo originale “Corrispondenza in arrivo”[13] (estremi cronologici 1983-1987) nel quale si conservano lettere trasmesse sia al Circolo, sia al Cca. Una situazione analoga si riscontra nel caso della consistente documentazione prodotta ed acquisita durante l’organizzazione e lo svolgimento dei Meeting anticlericali, che di fatto erano organizzati, insieme, dal Circolo e dall’Associazione per lo Sbattezzo e nell’ambito del quale, come risulta dall’esempio sopra proposto, la gestione della contabilità era indipendente sia da quella del Circolo che da quella dell’Associazione. Allo stesso tempo, però, è anche possibile ricondurre unità archivistiche e documenti all’ente che li ha prodotti durante lo svolgimento di attività diverse: è il caso dei fascicoli contenenti i materiali preparatori prodotti dal Cca durante la preparazione del bollettino “Alta Tensione” e di quelli formati dal Circolo Papini al fine di dare alle stampe il bollettino “Traffico”. Oltre a ciò, le scelte che verranno adottate durante il riordinamento dovranno anche tenere conto del fatto che l’Archivio è di fatto non ordinato e che l’unica evidenza della volontà di organizzare e aggregare i documenti è rappresentata dalla loro fascicolazione e archiviazione all’interno di unità di conservazione (buste) sulle cui coste sono state apposte annotazioni relative al contenuto delle unità archivistiche (ad esempio: «Corrispondenza Circolo 95/97», «Bilanci e statistiche», «Iniziative Circolo culturale Papini», «Storia movimento anarchico e operaio»).

Riguardo al contenuto dell’Archivio, è bene sottolineare che oltre ai materiali prodotti ed acquisiti durante l’organizzazione e lo svolgimento dei Meeting, che pure rappresentano uno tra gli argomenti di maggior interesse del fondo, l’Archivio conserva documentazione, in alcuni casi prodotta anche da organizzazioni diverse rispetto al Circolo e all’Associazione per lo Sbattezzo, che permette di ricostruire lo svolgimento di attività o di accedere a materiali che si riferiscono non soltanto all’anticlericalismo o al libero pensiero ma che interessano anche tematiche quali l’antimilitarismo, l’ecologia, il movimento delle donne e il femminismo, il mondo del lavoro, la cultura e la politica locale, le questioni sociali e la gestione degli spazi pubblici. 

Infine, si ritiene utile accennare, seppure rapidamente, ai meeting anticlericali organizzati a Fano tra il 1984 ed il 1998, per i quali l’Archivio conserva materiali che consentono di ricostruirne le attività svolte durante l’organizzazione e lo svolgimento[14]. La prima edizione del meeting si svolse domenica 5 agosto 1984, una settimana prima dell’arrivo a Fano di papa Giovanni Paolo II. Di seguito un breve resoconto pubblicato su “Il Peccato”[15]:

Nel 1984 […], la domenica precedente la discesa in Fano del Sommo Pontefice, occupammo il suolo che doveva essere poi calcato dal Dio-in-terra e lo dichiarammo “Zona Dewojtylizzata”. Manifestazione, mostre, balli e trasformazioni della famosa acqua inquinata di Fano in Bianchello del Metauro provocarono grande scandalo, fummo colpiti da minacce, fummo pubblicamente dichiarati “Blasfemi”. Le nostre idee furono bene espresse dall’adesivo “Papa Wojtyla, No grazie” che si poteva trovare dappertutto in città. Fummo denunciati (e assolti) per affissione “abusiva” di questo adesivo, il quale, tirato in 25.000 copie, da patrimonio di élite è diventato patrimonio della “nazione” terremotata e vaticanizzata.

Il Meeting è stato un evento sicuramente ludico-folcloristico (si pensi al menù eretico proposto, all’interno del quale si potevano trovare portate come gli Strozzapreti alla Papini, le Patate crocifritte o la Panzanella Marcinkus) ma ha rappresentato anche, oggettivamente, il contenitore di una proposta culturale nel quale sono confluiti dibattiti, seminari, proiezione di film, attività di gruppi di lavoro, mostre, presentazioni di libri finalizzati all’approfondimento di temi legati all’anticlericalismo (rapporti tra Stato e Chiesa, Concordato, la questione del voto dei cattolici, l’ora di religione nelle scuole, il rapporto tra religione e sessualità, l’otto per mille, solo per fare alcuni esempi).

Non sono mancati, come è facile immaginare, gli scontri con coloro (persone, partiti, istituzioni ecclesiastiche e non) che hanno osteggiato il Meeting cercando di impedirne lo svolgimento. Se però fino al 1989 il Meeting si svolse ‘regolarmente’ a Fano presso la Rocca Malatestiana o il Bastione Sangallo, solamente nel 1990 questi spazi pubblici non vennero concessi dalla Giunta comunale composta da appartenenti alla Democrazia cristiana (Dc), al Partito comunista italiano (Pci) e al Partito repubblicano italiano (Pri). Ciò costrinse gli organizzatori a prevedere lo svolgimento degli eventi in luoghi diversi della città e a «l’esilio forzato a Marotta»[16].

Seppure il Comune di Fano, dall’anno successivo, abbia nuovamente messo a disposizione degli organizzatori luoghi pubblici quali Palazzo San Michele e Piazzale Malatesta, gli spazi ridotti concessi non consentirono lo svolgimento di un evento paragonabile ai meeting organizzati negli anni precedenti. Oltre a ciò si registra, nel 1992, la prima denuncia formale, da parte dell’Associazione per lo Sbattezzo, attraverso le pagine de “Il Peccato”, del mancato impegno profuso, durante l’organizzazione, da parte di gruppi, associazioni e singole persone ‘vicini’ al Meeting: «Purtroppo, da qualche anno, sin dalle riunioni organizzative, è solo grazie all’interessamento individuale di alcuni (pochi) che riusciamo a portare avanti contatti e programmi»[17]. Nel 1993, e negli anni successivi, il Meeting torna a svolgersi presso la Rocca Malatestiana mentre nel 1994 si conclude il processo, svoltosi a Pesaro, con il quale due anticlericali sono condannati a otto mesi di reclusione

per avere ripetutamente vilipeso il Sommo Pontefice con espressioni ed immagini gravemente lesive della sua dignità e funzioni nonché per avere (del pari con scritte, immagini e pubblicazioni) offeso il sentimento religioso-cattolico dei fruitori dei detti messaggi, anche a mezzo stampa, in Fano, in occasione del “Meeting Anticlericale”, agosto 1991 (luogo di accertata diffusione degli stampati)[18].

La sentenza provocò una mobilitazione degli anticlericali, la raccolta di fondi a copertura delle spese processuali per il ricorso in Corte d’appello e la pubblicazione di Vilipendio[19] (curata dall’Associazione per lo Sbattezzo), che conteneva il verbale completo del processo svoltosi nel 1994 nonché un riassunto di casi di vilipendio e di censura, di reati d’opinione e il parere di giuristi diversi[20]. Sempre dalle colonne de “Il Peccato”, intanto, l’Associazione continuava a chiedere, in previsione dell’organizzazione del XII Meeting organizzato dal 24 al 27 agosto 1995, una maggiore collaborazione: «Il Meeting anticlericale non inizia il 24 agosto e non finisce il 27. Rinnoviamo l’appello alla collaborazione attiva per procedere al montaggio/smontaggio delle strutture, degli allestimenti, degli impianti elettrici, delle cucine»[21].

Nel 1996 il Meeting si svolse tra il chiostro di San Michele e la sala polivalente San Lazzaro. È l’anno in cui emerse formalmente la crisi dell’Associazione per lo Sbattezzo della quale si discusse addirittura lo scioglimento durante l’assemblea domenicale svoltasi il 25 agosto[22]. È anche l’anno, il 1996, in cui non venne pubblicato “Il Peccato”, che tornerà ad uscire, in forma ridotta, solamente nel 1997, non più come supplemento a “Umanità Nova” bensì al periodico “Il Pianeta e la città”.

Il contesto nel quale si svolse la XIV edizione del Meeting è chiaro: «Anche per il 1997 abbiamo pensato di mantenere, fra mille difficoltà, l’annuale appuntamento anticlericale di Fano». Non mancano infatti riferimenti espliciti anche alla situazione economica dell’Associazione: «Questo numero del Peccato esce dopo un anno di silenzio ed in forma ulteriormente ridotta rispetto al passato. Abbiamo investito le ultime somme che erano nella cassa dell’Associazione per lo Sbattezzo per consentirne la pubblicazione». Tra le cause della ‘crisi’, si fa riferimento non solo a questioni economiche ma anche a «difficoltà organizzative e logistiche», a «la “stanchezza” di una formula che ha caratterizzato positivamente le prime edizioni del Meeting ma che, via via, ha mostrato le prime rughe, i primi limiti, ha registrato le prime critiche», alla mole di lavoro che gravava per lo più su «compagne e compagni che continuano a farsi carico di un impegno che era proprio dell’insieme dell’associazione».

Nel 1998, per la prima volta dal 1984, il Meeting consistette, di fatto, in un convegno anticlericale contro il Giubileo (che si svolse il 20 e il 21 giugno presso la Rocca Malatestiana) e in una giornata di festa anticlericale organizzata ad agosto. L’incipit dell’articolo pubblicato sulla prima pagina de “Il Peccato”, a cura del Circolo, conferma la parabola discendente del Meeting[23]:

La vetta è stata raggiunta al decimo meeting anticlericale (otto giorni); da quel momento è iniziata una fase di lenta decadenza, fino ad arrivare alle due ultime edizioni del Meeting: la tredicesima[24], fatta quasi in “intimità”, e la quattordicesima[25], in versione ridotta (spazi e tempo) rispetto ad un glorioso passato. Sono alcuni anni che sottolineiamo la carenza di proposta politica (oltre che di entusiasmo organizzativo) che rende poco costruttivi i meeting anticlericali. Sarà forse terminata la spinta propulsiva?

Con il 1998, quindi, terminarono le edizioni fanesi del Meeting, che negli anni successivi venne riproposto a Bologna (nel 1999)[26] e Piombino (nel 2002)[27], mentre nel 2000, l’Associazione per lo Sbattezzo – con la collaborazione di soggetti diversi – organizzò a Roma una serie di manifestazioni in memoria del 400° anniversario dell’uccisione di Giordano Bruno[28] e nel 2001, a Pescara, un convegno anticlericale per la presentazione della Carta delle Libertà contro il Trattamento Religioso Obbligatorio[29].


Note

1 ISAD(G): General International Standard Archival Description, II edizione adottata dal Comitato per gli standard descrittivi, Stoccolma, Svezia, 19-22 settembre 1999.

2 ISAAR(CPF): International Archival Authority Record for Corporate Bodies, Persons and Families, II edizione adottata dal Comitato per gli standard di descrizione, Canberra, Australia, 27-30 ottobre 2003.

3 ISDIAH: International Standard for Describing Institutions with Archival Holdings, I edizione, elaborato dal Comitato per le buone pratiche e gli standard, Londra, Regno Unito, 10-11 marzo 2008.

4 Matteo Sisti, Inventario del fondo Oam presso l’Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini di Fano, in Luigi Balsamini, Fonti scritte e orali per la storia dell’Organizzazione anarchica marchigiana (1972-1979), Bologna, BraDypUS, 2016, pp. 59-128.

5 Ivi, p. 60.

6 Balsamini, Fonti scritte e orali per la storia dell’Organizzazione anarchica marchigiana (1972-1979), cit., pp. 171-185.

7 “Alta tensione. Bollettino di controinformazione agitazione e dibattito politico a cura del Coordinamento Comunista-Anarchico”, a. I, s.n., 1983.

8 Archivio Circolo Culturale Napoleone Papini (d’ora in poi, ACCNP), b. 128, fasc. 1 “Corrispondenza evasa” (segnatura provvisoria).

9 Le informazioni che seguono sono tratte da “Il Peccato”, supplemento di “Umanità Nova”, n. 24, 9 luglio 1989.

10 Vedi la documentazione conservata in ACCNP, b. 30, fasc. 1 “Libreria CCP Cassa/Indirizzi” (segnatura provvisoria).

11 Ad esempio: Osservatorio delle donne libertarie contro gli integralismi (attiva all’interno dei meeting anticlericali), Collettivo femminista, Pacifico Adriatico.

12 ACCNP, b. 7, fasc. 3 “Bilancio” (segnatura provvisoria).

13 ACCNP, b. 1, fasc. 1 “Corrispondenza in arrivo. Papini. Dal 10/09/1983” (segnatura provvisoria).

14 Nell'immagine di apertura dell'articolo un particolare della locandina della X edizione del Meeting (Fano, Rocca Malatestiana, 21-28 agosto 1993).

15 Vedi nota 9.

16 “Traffico. Bollettino dell’ottavo meeting anticlericale. 1991. A cura del Circolo Culturale Papini”, s.n., 1991. Sulla questione degli spazi non concessi nel 1990 vedi anche Anticlericale, Stampa alternativa, Roma, 1993, pp. 24-26.

17 “Il Peccato”, n. 4, supplemento di “Umanità Nova”, n. 7, 8 marzo 1992.

18 “Il Peccato”, n. 6, supplemento di “Umanità Nova”, n. 22, 17 luglio 1994.

19 Associazione per lo Sbattezzo (a cura di), Vilipendio, Stampa alternativa, Roma, 1995.

20 “Il Peccato”, n. 7, supplemento di “Umanità Nova”, n. 23, 23 luglio 1995.

21 Ibid.

22 “Il Peccato”, n. 8, supplemento di “Il pianeta e la città”, a. II, n. 4, 1997. Da questo numero sono tratte le informazioni riportate con riferimento al meeting svoltosi nel 1997.

23 “Il Peccato”, n. 9, supplemento di “Il pianeta e la città”, n. 3, 1998.

24 La XIII edizione del Meeting si svolse nel 1996.

25 La XIII edizione del Meeting si svolse nel 1997.

26 Vedi “Il Peccato”, n. 10, supplemento di “Umanità Nova”, n. 20, 6 giugno 1999.

27 Vedi “Il Peccato”, n. 13, supplemento di “Umanità Nova”, a. LXXXII, n. 20, 2 giugno 2002.

28 Vedi “Il Peccato”, n. 11, supplemento di “Umanità Nova”, a. LXXX, n. 3, 30 gennaio 2000.

29 Vedi “Il Peccato”, n. 12, supplemento di “Umanità Nova”, a. LXXXI, n. 14, 15 aprile 2001.