Come citare questo articolo: , Jean Claude Izzo e Marsiglia, in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 3 (2019) []. http://rivista.clionet.it/vol3/societa-e-cultura/narrativa/nardini-jean-claude-izzo-e-marsiglia. Ultimo accesso 19-06-2019.

All’inizio del 2020 diverse iniziative a Marsiglia ricorderanno Jean Claude Izzo a vent’anni dalla sua morte. In questi eventi un ruolo importante sarà rivestito da Stefania Nardini, giornalista e scrittrice italiana che da anni vive tra il nostro paese e la città francese. Stefania ha pubblicato nel 2010 Jean Claude Izzo, storia di un marsigliese (ora edito da e/o), unica biografia esistente dell’autore della grande trilogia noir Casino totale, Chourmo e Soléa. Nella Marsiglia alla vigilia della seconda guerra mondiale, già città multietnica al centro di diversi traffici leciti e illeciti, è ambientato il suo romanzo Alcazar, ultimo spettacolo, pubblicato sempre da e/o nel 2013. Le abbiamo rivolto alcune domande sulla sua opera letteraria, Izzo e Marsiglia. L’intervista è a cura di Francesco Neri.

Cosa ti ha interessato dell’uomo Jean Claude Izzo aldilà dello scrittore e perché hai deciso di raccontarne la vita?

Credo di aver subito il “contagio” di tutti i lettori di Izzo, ovvero la magia di una scrittura diretta, pulita, ma di una straordinaria ricchezza umana e politica. Poi anche l’identificazione. Anch’io nasco giornalista, in un’epoca in cui il mestiere era una scelta precisa. La ricerca della verità, la trincea, il capire fino in fondo cosa c’era dietro un fatto. Mi sono imbattuta in Izzo in una fase molto particolare della mia vita, quando lasciai la professione dimettendomi da “Il Mattino”, per dedicarmi alla scrittura. Una fase in cui mi sono rimessa in gioco attraverso un percorso nuovo. Dopo aver letto Izzo ho cercato suo figlio, ed ho deciso di andare a Marsiglia una settimana. Volevo capire quest’uomo, entrare nella sua vita, leggerlo oltre la sua opera. Sta di fatto che a Marsiglia ci sono rimasta. E che da Jean Claude, anche se purtroppo non l’ho mai conosciuto, ho imparato moltissimo.

Nella biografia fin dall’inizio – dedicato alla vista dalla collina di Notre Dame de la Garde – Marsiglia si presenta come un elemento centrale e imprescindibile della vita e dell’opera di Izzo e tu stessa, alla fine, affermi che a portarti a Marsiglia è stato proprio l’interesse per la figura di Izzo. Quali sono le caratteristiche di Marsiglia che a tuo giudizio più hanno influito sulla sua opera?

Marsiglia come dice qualcuno, non è la Francia. In effetti è sempre stata una città particolare, un crocevia, una porta aperta sul Mediterraneo, un luogo in continuo cambiamento, in cui si mescolano sentimenti, rabbia, felicità. Izzo l’ha raccontata così com’era. Senza mediazioni. Ha colto il sentimento della città, le sue inevitabili contraddizioni, quella mediterraneità che l’ha resa quel che è, con la sua luce, il mare, la povertà, i sui misteri. Izzo ha attinto alla sua identità di rital dunque nessuno più di lui l’ha saputa raccontare meglio. Izzo nella sua opera è stato profetico. Capace cioè di anticipare quella che è la realtà di oggi. Dalle speculazioni immobiliari alla politica della paura, dal grande affare dell’Euroméditerranée, alla pochezza di una borghesia che ha svolto un ruolo nefasto.

Hai scelto di raccontare la vita di Izzo con uno stile non accademico, ma narrativo molto coinvolgente e partecipato che ha sicuramente contribuito al successo del libro. Si tratta di una scelta che hai operato fin dall’inizio o di una caratteristica emersa mentre lavoravi alla sua biografia?

Jean Claude non potevo che raccontarlo come la storia di un uomo e di una città. E devo dire che fin dalla prima stesura ho sentito che doveva essere così. Non ho seguito logiche legate al mercato editoriale, non mi sono adeguata a modelli. Non a caso il manoscritto è rimasto nel cassetto diversi anni. E dopo alcuni tentativi non andati in porto decisi di non insistere. Poi, come capita nella vita, fu l’incontro con Luigi Bernardi, che colse il senso del libro, che finalmente venne pubblicato prima da PerdisaPop e successivamente dalle edizioni e/o.

A volte, stando in Francia, si ha l’impressione che Jean Claude Izzo sia forse più noto e celebrato in Italia: una prova pare essere proprio il fatto che in Francia manca un lavoro come il tuo. È corretta questa sensazione? Come spieghi l’interesse apparentemente minore dei francesi per Izzo?

Izzo in Francia è stato un fenomeno letterario importante. Probabilmente “rimosso” perché resta comunque un profeta “scomodo”. Ora non saprei se il successo che continua ad ottenere in Italia derivi, sia pure per una piccola percentuale, dalla mia biografia. Probabile abbia contribuito a conquistare nuovi lettori, ma sarei una presuntuosa perché è comunque l’opera dell’autore al centro di questo grande interesse. Certo se la biografia fosse stata pubblicata in Francia forse la rimozione sarebbe stata meno drastica.

In “Alcazar, ultimo spettacolo” i protagonisti sono alcuni teatranti italiani che si esibiscono nell’omonimo teatro marsigliese e finiscono coinvolti in una torbida vicenda di spionaggio e criminalità organizzata. Il periodo scelto – la fine degli anni trenta – è l’epoca in cui gli italiani, come Gennaro Izzo, il padre di Jean Claude, erano ancora la più importante comunità nella città. Cosa ti ha portato a scegliere questo periodo per il tuo romanzo?

Mia madre e Marsiglia. Mia madre, come la protagonista di “Alcazar”, è stata una donna di teatro, l’unica donna al mondo (all’epoca) trasformista. Una storia che in qualche modo le avevo “promesso”. Mi venne a trovare a Marsiglia per Natale. Mi disse che aveva lavorato all’Alcazar. Rimasi stupita. E volevo saperne di più. “Te lo racconto domani…”. Purtroppo l’indomani morì e le dovevo una storia mai narrata. Così nacque il romanzo che, come dice generosamente Massimo Carlotto, andrebbe letto prima di Izzo per meglio cogliere la storia della città.

Alcazar ha un personaggio principale, la trasformista Silvana Landi, accompagnata da una serie di figure interessanti, come il cantante omosessuale Gino e Chevalier, affascinante e romantico criminale di origine italiana. La stessa Marsiglia – di cui dimostri di conoscere a fondo la storia di quell’epoca – pare essere un personaggio del romanzo, come nell’opera di Izzo. Come sono nati i personaggi e come hai conciliato storia e finzione?

Naturalmente c’è fiction e molta ricerca storica, di vero c’è la protagonista, la trasformista, l’omosessuale che si esibiva in abiti femminili, e le figure del milieu marsigliese, il contesto storico. I personaggi che ho costruito sono ispirati a quelli reali venuti fuori dai miei studi e dalle mie ricerche. Un universo straordinariamente ricco. Poi ci sono gli italiani di Marsiglia, che, si voglia o no, hanno lasciato un segno forte nell’anima della città. 

Ti sembra che la Marsiglia in cui vivi sia molto cambiata rispetto alla città che racconti in Alcazar e nella vita di Izzo? Come giudichi, dall’interno, l’immagine di Marsiglia all’esterno?

Vogliono cambiare Marsiglia. Ci riusciranno? Vogliono trasformarla in una città della Costa Azzurra, insomma come se volessero liftizzare una vecchia signora saggia e puttana. La strategia è chiara. Intanto crollano i palazzi delle aree più povere del centro storico, le cité sono abbandonate a se stesse e sono sempre più corpi estranei che sopravvivono con una forma di autarchia criminale. Costruiscono i centri commerciali per guardare il mare… Ecco Marsiglia è una città del mare, non una cartolina.