Marie-Justine Vauthier: vita di un’anarchica tra impegno e solitudine

Marie-Justine Vauthier: life of an anarchist between commitment and solitude

In apertura: Marie Vauthier lavora come cameriera in un albergo di Barcellona negli anni successivi alla Guerra civile spagnola (Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea in Valle d’Aosta).

La storiografia, specie in Italia, è giunta in ritardo a comprendere l’importanza della biografia e delle fonti autonarrative; essa si è infatti concentrata più sovente sulle fonti tradizionali e ufficiali. I carteggi, gli epistolari, i diari, gli archivi personali e le memorie ci possono però restituire una maggior completezza e complessità. Ripercorrere una biografia significa indagare i molteplici aspetti che la compongono: la soggettività, le contraddizioni, le scelte, le incertezze, gli affetti, le relazioni e i cambiamenti. L’approccio biografico consente quindi di far emergere la contraddittorietà e la concretezza dei processi storici e di dare maggior peso alle scelte individuali evitando così di cadere in categorizzazioni semplicistiche degli individui. Le traiettorie di alcune biografie possono essere paradigmatiche di una generazione e di un contesto, quasi lo specchio di un’epoca, come ad esempio quella di Marie-Justine Vauthier, anarchica valdostana di inizio Novecento che ha affrontato l’emigrazione, si è dedicata all’impegno politico, ha preso parte alla guerra civile spagnola per poi cadere nell’oblio della storia e della memoria1. Quella di Marie Vauthier è a tutti gli effetti una “global live”, una “vita globale”, vissuta attraversando continuamente le frontiere di Italia, Francia e Spagna, paesi nei quali ha costruito e intessuto diverse relazioni. È quindi interessante ricostruire non solo i network e le reti transnazionali, ma anche rileggere attraverso la lente biografica il rapporto locale-globale. L’approccio biografico permette dunque non solo di “strappare” dall’oblio vicende umane e politiche come quella di Marie-Justine Vauthier, che seppur non sia stata una figura di spicco, è stata a suo modo una protagonista del suo tempo, ma anche di comprendere ed analizzare più approfonditamente l’intreccio e la compenetrazione tra processi storici generali e percorsi individuali e collettivi2.

1. L’infanzia e l’emigrazione

Marie-Justine Vauthier nacque il 13 febbraio del 1908 a Rhêmes-Saint-Georges, un piccolo comune a 20 chilometri da Aosta. Pierrette (o Pierrine), come veniva chiamata in famiglia, ha altre tre sorelle: Marie, Simona e Isina. La loro era una famiglia di modeste origini contadine, come la maggioranza dell’epoca in Valle d’Aosta. I villaggi montani come quello in cui è nata e cresciuta Pierrette a inizio Novecento sono sostanzialmente “fuori dal mondo”, popolati da una piccola comunità contadina, con pochissime relazioni verso l’esterno e all’interno un’unica autorità veramente influente: il parroco. Il comune si trova a 1200 metri di altitudine e ciò significa inverni lunghi e rigidi e di conseguenza stagioni molto ridotte per i lavori agricoli. Questi ultimi, insieme con l’allevamento bovino, costituivano la maggiore attività economica della regione. Nel 1892 l’esportazione di bestiame e formaggi rappresentava il 92% del totale delle esportazioni3. Le coltivazioni principali, molto ridotte considerando appunto l’altitudine di molti villaggi e quindi le temperature, erano: segale, patate, cavoli e orzo. Questo determinava un’alimentazione povera e ripetitiva che comportava sottoalimentazione e diversi problemi di salute tra cui il gozzo che risulta essere il motivo principale delle esenzioni dal servizio militare nella Valle d’Aosta di fine Ottocento4.

Le politiche protezionistiche dei governi Depretis e Crispi limitarono fortemente l’esportazione di prodotti agricoli, alla base dell’economia regionale; questo provvedimento, sommato alla recessione economica già in atto a fine Ottocento produsse nei primi anni del XX secolo un vero e proprio esodo dalle Valle d’Aosta: nel ventennio 1885-1905 emigrarono 22.0005 persone su una popolazione residente di circa 85.000 abitanti6. La destinazione principale era la Francia, in particolar modo Parigi. Per sfuggire una sicura condizione di miseria, da una valle senza prospettive, anche Marie Vauthier decise di emigrare. Fu così che a 14 anni, nel 1922, si recò a Parigi presso una zia. Qui Marie Vauthier rimase fino al 1930 e «lavorò dapprima da cameriera presso diverse famiglie, indi si diede alla prostituzione»7. Non era raro all’epoca trovare l’accostamento anarchiche-prostitute: il movimento anarchico era infatti una forza antisistema che si scagliava contro qualsiasi autorità e potere, auspicando un rovesciamento dell’ordine politico, sociale e morale. Gli organi di polizia avevano la necessità quindi di combattere gli anarchici non solo su un piano politico ma anche su quello etico-sociale, stigmatizzandone la spregiudicatezza dei costumi e delle abitudini di vita, con l’obiettivo di screditarli e ridicolizzarli. L’accostamento infatti ritorna nella didascalia presente sulla prima pagina del fascicolo della Divisione della polizia politica e Affari generale e riservati8.

2. Una rete anarchica transnazionale

Nel 1931 Marie Vauthier si recò in Spagna, a Barcellona, per raggiungere il suo compagno Ruggero Baccini, espulso da Parigi dove da qualche tempo convivevano in Rue Mathis, 40. Nato nel 1886 a Velletri (RO), era descritto dai documenti della prefettura della capitale come un uomo dal “carattere violentissimo”, “senza educazione” ma di “intelligenza svegliata”9. Nel 1922 partecipò a scontri con i fascisti e venne ferito gravemente; riuscì a fuggire dall’ospedale e si rifugiò in Francia. Espulso anche da qui si recò in Spagna10. Nell’autunno del 1931 Marie Vauthier, insieme agli anarchici italiani Mario Belloni, Anteo Luzzatto e Luigi Aralda, raggiunse la dogana di Barcellona per ritirare dei bauli intestati a Occhioni, Ruggero Baccini. Quest’ultimo, essendo ricoverato malato di tifo non poté ritirarli e il materiale rimase diverso tempo depositato alla dogana. Al contrario di quanto previsto dalla polizia in virtù di una denuncia trasmessa dalla Regia Ambasciata, non vennero trovati timbri consolari e passaporti bianchi, che avrebbero dovuto essere utilizzati per realizzare passaporti falsi11. Dei 4 anarchici italiani individuati solo 3 furono arrestati e espulsi il 21 settembre 1931: Aralda, Belloni e Vauthier. Fu l’arresto di quest’ultima a destare maggior scandalo, come testimoniato da una nota del Ministero dell’Interno: «la notizia di tale arresto, specie della Vauthier, sulla quale pare che i fuoriusciti anarchici contassero molto, ha provocato vivissimo fermento nell’ambiente. Ire, propositi di vendetta, propositi di assalto alle prigioni, ecc. Hanno perfino accusato il R. Consolato di connivenza con la Polizia»12. Che la vicenda non fosse passata inosservata è confermato dalla rilevanza data all’episodio sul quotidiano anarchico Solidaridad Obrera, in cui comparirono articoli sui numeri del 22, 24 e 25 settembre 1931. Il 22 settembre in un trafiletto in seconda pagina dal titolo «La repressione in Spagna contro le vittime di Mussolini» si sostenne che le espulsioni e le estradizioni per compiacere Mussolini fossero all’ordine del giorno in Spagna e che 14 antifascisti italiani furono imprigionati a Barcellona in pochi giorni rischiando l’espulsione; «ma questo è nulla in confronto allo scandaloso arbitrio commesso contro la compagna Marie Vauthier. Una settimana fa è morto il suo compagno [Ruggero Baccini, morto il 10 settembre di tifo] motivo per il quale lei si trova in uno stato di angoscia e, come se non bastasse, è stata arrestata. Quanto dureranno ancora questi abusi e soprusi governativi?»13. Marie Vauthier si trovò così costretta a rientrare in Francia, prima a Parigi e poi, nel 1932 a Tolosa. Una volta giunta nella città occitana «ha dichiarato al locale Commissariato di polizia di essere italiana e di aver smarrita la ricevuta di domanda di carta d’identità rilasciatale nel 1931 a Parigi. Dalle indagini esperite risulta che essa frequenta assiduamente gli ambienti comunisti francesi e italiani, partecipando alle riunioni e dimostrazioni sovversive»14. Nello stesso periodo una fonte confidenziale riferì che Vauthier era presente ad una riunione tenutasi il 20 febbraio a Tolosa. Grazie quindi a fonti confidenziali la polizia italiana fu fin da subito informata sulle frequentazioni di ambienti “sovversivi” da parte di Marie Vauthier. Si deduce quindi la presenza di infiltrati, a conoscenza di luoghi e date delle riunioni, nella rete anarchica15. Fu proprio un informatore a rivelare al Consolato la residenza di Pierrette a Tolosa: Rue Saint Blanche, 8, presso il signor Ettore Cuzzani, anarchico e dirigente sindacale. Un informatore disse di aver aiutato Vauthier a trovare un posto di lavoro all’Hotel d’Orsay, in Place Saint Georges, in modo da poterla vedere più spesso16. Ciò dimostra l’abilità degli informatori della polizia, che seppero acquisire la fiducia delle loro vittime e dando loro consigli e aiutandole a trovare un lavoro adatto per essere più agevolmente sotto il loro controllo17. Da maggio 1932 è attestata in diversi documenti la frequentazione di Vauthier con Giuseppe Pasotti anarchico ravennate, nato nel 1888, emigrato a Perpignan dove fu tra i maggiori responsabili dello smistamento dei volontari diretti in Spagna.

Per comprendere la rilevanza di Marie Vauthier tra gli anarchici a Tolosa vi sono diversi documenti da cui si deduce che la sua casa funse da centro di aggregazione e da base di ricovero su cui gli anarchici poterono contare in caso di necessità; fu il caso per esempio di Ilario Margarita e della sua compagna Giuditta Zanella, esponenti di spicco dell’anarchismo che espulsi dalla Spagna trovarono appoggio a casa di Vauthier.

Successivamente alla morte di Ettore Cuzzani, Pierrine cambiò abitazione e si spostò in Rue Navarts 14. Il 1933 fu caratterizzato dai frequenti spostamenti di Marie Vauthier tra Parigi, Tolosa e Perpignan e la frequentazione di riunioni e di molti anarchici di passaggio a Tolosa. La vita degli antifascisti in esilio era molto dura; una lettera dell’anarchico Virgilio Gozzoli, rifugiato temporaneamente a casa di Vauthier, inviata alla cognata ne fornisce uno spaccato, denunciando l’arbitrarietà con cui avvenivano le espulsioni: egli parla infatti di «brutale abuso politico»18. Gozzoli racconta che due ispettori si presentarono a casa sua al mattino alle sei e mezza e lo portarono alla Prefettura Centrale. Lo caricarono quindi su un treno diretto in Spagna e, giunti a Carcassonne, essendo diminuita la sorveglianza fuggì, rifugiandosi a Tolosa presso Marie Vauthier, dove trascorse giorni terribili senza soldi e senza documenti (solo il foglio di via). Trovò però la solidarietà dei compagni anarchici francesi e italiani e riuscì anche, grazie a loro, a trovare lavoro in una tipografia19. Da questa lettera si può avere un’ulteriore conferma della disponibilità, della solidarietà e dell’aiuto che Vauthier forniva, ospitando esiliati e anarchici in casa propria.

Nel 1934 la Regia agenzia consolare di Port Vendres comunicò al Consolato italiano a Tolosa che Vauthier fu vista a Perpignan con un uomo dai lunghi baffi e con una donna giovane, zoppa, che era invece la figlia del noto pedagogista anarchico Francisco Ferrer Guardia fucilato il 13 ottobre 1909, da cui Marie era stata ospite nel 1931 prima di essere espulsa dalla Spagna20. Ciò dimostra, ancora una volta, la rilevanza e l’importante rete di conoscenze e di militanti entro cui gravitava Marie Vauthier.

3. La Guerra civile e gli ultimi anni

Nel 1936 scoppiò la Guerra civile spagnola21. In nessun documento consultato si accenna al fatto che Marie Vauthier vi abbia preso parte come combattente; è però citata come tale nel volume curato da Alvato Lòpez, La Colonna italiana22. All’interno della Colonna Ascaso, formata principalmente da anarchici, militanti del Poum e di Giustizia e Libertà, molti dei quali provenienti dall’Italia, venne creata una Sezione italiana23. La colonna, impegnata oltre che nell’offensiva di Huesca anche nella celebre battaglia del Monte Pelato in cui molti dei suoi componenti persero la vita, è formalmente soppressa, a seguito di molteplici e complessi disguidi interni, nel giugno del 1937. Fu in questo medesimo anno che Marie Vauthier allacciò una relazione sentimentale con Lorenzo Giusti24, anarchico bolognese emigrato prima in Francia poi in Spagna dove diventò dirigente della Cnt e organizzatore della Sezione italiana. Insieme compirono diversi viaggi tra Francia e Spagna, occupandosi probabilmente di consegnare materiale bellico e di propaganda, soprattutto a Barcellona, dove Giusti era istruttore delle milizie antifasciste nel quartiere Pedralbes. Ricorre con elevata frequenza accanto al nome di Vauthier nei documenti di questo anno l’aggettivo “pericolosissima”: a novembre la Prefettura di Aosta chiese al Ministero dell’Interno di includerla nell’elenco degli individui classificati attentatori o capaci di atti terroristici25. Venne inoltre definita come «elemento torbido, in continui contatti con anarchici pericolosissimi, dedita alla prostituzione, ha dimostrato di essere capace di partecipare ad organizzazioni delittuose»26. L’anno successivo, il 1938, fu l’anno decisivo del conflitto: non c’era più speranza, il fascismo era alle porte. Per gli antifascisti fu il momento di massimo sconforto, delusione e disillusione: il franchismo in Spagna vinse la guerra e nel resto d’Europa il fascismo avanzava rapidamente.

I documenti relativi a Pierrine contenuti al Casellario politico centrale terminano al 1941; ne è conservato uno, di questo anno, molto interessante: un interrogatorio svoltosi ad Asti il 27 novembre 1941 nei confronti dell’informatore Carlo Irlando. Quest’ultimo raccontò la sua vita da esule in Francia:

nel 1935 mi stancai della vita che andavo conducendo e volli mettere fine alla mia attività sovversiva e delittuosa. Nel maggio dello stesso anno mi recai dal Console di Tolosa, feci atto di sottomissione e denunziai tutti i caporioni del movimento antifascista e antitaliano. Fra essi ricordo d’aver denunziato Giusti Lorenzo, ex capo stazione, certo Fancella, certa Pierina della Valle d’Aosta. La nominata Pierina da me conosciuta a Tolosa appariva una famosa anarchica conosciuta da molti fuoriusciti italiani. Essa era vedova di un sovversivo e conviveva con il fuoruscito Giusti Lorenzo, ex capo stazione di una località emiliana. Non ho mai conosciuto il cognome della suddetta donna; so certamente che era originaria della Valle d’Aosta. Non sono in grado di precisare il comune di origine27.

Da questo anno però si perdono quasi completamente le tracce di Marie Vauthier. Dalle lettere che si scambiava con gli amici anarchici Margarita e Zanella, con cui rimase sempre in contatto, sappiamo che visse ancora per molti anni a Barcellona, dove lavorava come cameriera, rientrando saltuariamente nel suo comune natale. Sorge a questo punto un nodo storiografico che difficilmente riusciremo a sciogliere: come fu possibile che Marie Vauthier, con un curriculum poliziesco come quello appena esposto avesse potuto vivere in Spagna dopo la vittoria del franchismo? Si possono formulare a questo proposito due ipotesi opposte: la prima è che riuscì a risiedere in Spagna durante il franchismo in quanto non essendo stata una figura di spicco dell’antifranchismo sfuggì alle strettissime maglie della repressione poliziesca. La seconda è che poté vivere in Spagna facendo il doppio gioco tanto da non aver problemi con la polizia. Credo che quest’ultima ipotesi possa essere smentita da due elementi: sia per i contatti che Marie Vauthier tenne incessantemente con noti anarchici e antifascisti e sia perché tra i pochi suoi documenti rimasti sono presenti molte cartoline che ritraggono i massimi esponenti del comunismo e dell’anarchismo, materiale informativo antifascista e diversi numeri delle riviste anarchiche conservate durante la guerra civile, segno di fedeltà convinta agli ideali anarchici.

Nel 1967 Marie Vauthier ritornò definitivamente in Valle d’Aosta, dove dichiarò al suo comune natale di potersi mantenere grazie ad una modesta pensione maturata negli anni di lavoro in Spagna. Pierrine però, da donna molto attiva e volenterosa quale era non smise di lavorare: trovò infatti un impiego come cameriera in un hotel nei pressi di Courmayeur. Il tragitto che quotidianamente compieva per recarsi al lavoro le fu però fatale. Morì infatti in un incidente stradale a Morgex nel luglio 1973. Quella di Marie Vauthier è stata una vita intensa che possiamo ripartire tra impegno e solitudine. L’emigrazione in Francia e l’incontro di diversi anarchici, con alcuni dei quali ebbe anche forti legami sentimentali, le permise di entrare in contatto con le idee libertarie che non abbandonerà per tutto il corso della sua vita e dal quel momento si dedicò interamente all’impegno politico senza badare alle ristrettezze economiche, che anzi funsero da stimolo per perseguire a tempo pieno la lotta per la causa dell’emancipazione e della liberazione di tutti dalle catene del bisogno economico. Questi primi anni furono quindi vissuti completamente a disposizione degli altri e della causa libertaria. La sconfitta nella guerra civile generò però delusione e disillusione; Marie si vide costretta a pensare alla sua sopravvivenza nella Spagna franchista, una nazione che non tollerava l’opposizione, la lotta politica aperta e nemmeno l’aggregazione, tutti elementi al centro della sua vita fino ad allora. La feroce dittatura di Franco la costrinse quindi alla solitudine, al silenzio, all’abbandono forzato della causa anarchica e al rifugio in una sfera privata senza speranze. Il ritorno alle radici, nel suo paese natale, non fu liberatorio, ma provocò una più acuta condizione di solitudine: avvertì infatti una incomunicabilità tra il suo mondo e quello dei suoi concittadini; due mondi opposti, fatti di stili di vita distanti e punti di riferimento totalmente diversi. Due mondi separati da una distanza incolmabile.

Note

1 Su anarchismo e approccio biografico si veda Carlo De Maria, Una famiglia anarchica. La vita dei Berneri tra affetti, impegno ed esilio nell’Europa del ’900, Roma, Viella, 2019 e Michela Cimbalo, Ho sempre detto noi. Lucía Sánchez Saornil, femminista e anarchica nella Spagna della Guerra Civile, Roma, Viella, 2020.

2 Cfr. Eloisa Betti e Carlo De Maria (a cura di), Biografie, percorsi e networks nell’età contemporanea: un approccio transnazionale tra ricerca, didattica e public history, Roma, BraDypUs, 2018.

3Bernard Janin, Le Val d’Aoste. Tradition et renouveau, Aosta, Musumeci, 1976, p. 171.

4 Elio Riccarand, Tullio Omezzoli, Sur l’émigration valdotaine, Aosta, Istituto storico della resistenza in Valle d’Aosta, 1975, p. 38.

5 Louis-Napoléon Bich, La Vallée d’Aoste de l’avenir. Le problème du jour. L’agriculture et les industries, Aosta, Imprimerie Edouard Duc, 1907, p. 27.

6 Elio Riccarand, Cara Giulia, ti racconto… la storia della Valle d’Aosta: 1860-2015, Saint-Cristophe, Musumeci, 2015.

7 Nota della Prefettura di Aosta, 19 aprile 1937, in Casellario politico centrale (d’ora in poi, Cpc), b. 5332, fasc. Vauthier Maria Giustina Pierina (d’ora in poi fasc. Vauthier).

8 Fascicolo Vauthier Maria Pierina, in Archivio centrale dello Stato, Divisione della polizia politica e Affari generali e riservati (d’ora in poi, Dagr).

9 Maurizio Antonioli (diretto da), Dizionario degli anarchici italiani, Vol. 1: A-G, Pisa, BFS, 2003.

10 Ibid.

11 Nota della Dagr, 24 ottobre 1931, in Cpc, b. 5332, fasc. Vauthier.

12 Nota del Ministero dell’Interno, 27 settembre 1931, in Cpc, b. 5332, fasc. Vauthier.

13 Solidaridad Obrera, 22 settembre 1931, anno II, n. 261. (Traduzione dell’autore).

14 Nota del Regio Consolato d’Italia a Tolosa, 7 aprile 1932, in Cpc, b. 5332, fasc. Vauthier.

15 Molte delle notizie e delle fonti a disposizione su Marie Vauthier e sulla rete anarchica in cui gravitava, sono conservate presso il Casellario politico centrale, organo deputato alla raccolta di segnalazioni, memoriali e biografie di “sovversivi”, inviate dalle spie del regime. Si formarono infatti delle vere e proprie reti fiduciarie sia in Italia che all’estero, soprattutto nei paesi in cui si dirigeva maggiormente l’emigrazione italiana, con il compito di raccogliere più informazioni possibili circa attività politica, spostamenti e condotta. La rete anarchica attiva tra Tolosa, Perpignan e la Spagna fu stata anch’essa scupolosamente seguita e infiltrata da spie reclutate da Santorre Vezzari, tra cui Antonio Cannobio e Julietta Mir Sanchez.

16 Foglio sparso con solo la data 9 luglio 1932, in Cpc, b. 5332, fasc. Vauthier.

17 Sulla rete di informatori e spie del regime cfr. Mimmo Franzinelli, I tentacoli dell’OVRA, Torino, Bollati Boringhieri, 1999 e Mauro Canali, Le spie del regime, Bologna, Il Mulino, 2004.

18 Nota della Prefettura di Pistoia, 9 aprile 1934, in Cpc, b. 5332, fasc. Vauthier.

19 Ibidem.

20 Nota del Consolato generale d’Italia a Tolosa, 26 aprile 1934, in Cpc, b. 5332, fasc. Vauthier.

21 Sulla Guerra civile spagnola si veda Bartolomé Bennassar, La guerra di Spagna. Una tragedia nazionale, Torino, Einaudi, 2006; Thomas Hugh, Storia della guerra civile spagnola, Torino, Einaudi, 1963; Paul Preston, La guerra civile spagnola 1936-1939, Milano, Mondadori, 2004.

22 Alvaro Lopez, La colonna italiana, Roma, Aicvas, 1986.

23 Enrico Acciai, Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna. La Sezione Italiana della Colonna Ascaso, Milano, Unicopli, 2016.

24 Cfr. Serafino D’Onofrio, Libertà vo’ cercando: storia dell’anarchico Lorenzo Giusti, ferroviere ed assessore nel Comune socialista di Bologna, Bologna, Istituto Rodolfo Morandi, 1990.

25 Nota del Ministero dell’Interno, 31 ottobre 1937, in Cpc, b. 5332, fasc. Vauthier.

26 Nota del Ministero dell’Interno, 4 dicembre 1937, in Cpc, b. 5332, fasc. Vauthier.

27 Copia del verbale di interrogatorio di Irlando Carlo, 28 novembre 1941, in Cpc, b. 5332, fasc. Vauthier.