La public history fra voci e luoghi. Note metodologiche sulla biografia di Matteo Bisaccia

Public history between voices and places. Methodological notes on the biography of Matteo Bisaccia

In apertura: Matteo Bisaccia nel proprio ufficio.

 

Il lavoro allontana tre grandi mali: la noia, il vizio ed il bisogno.

Voltaire

1. Matteo Bisaccia: un breve profilo biografico

Matteo Bisaccia (1951-2013) è stato un ingegnere e dirigente d’azienda italiano, che ha trascorso l’intera vita professionale al servizio di Itm Italtractor. Quest’ultima è un’azienda storica, oggi parte del gruppo Titan International, leader mondiale nella progettazione, produzione e distribuzione di sottocarri e di relativi componenti. Nel 2023, a dieci anni dalla morte, è uscita una mia biografia su Matteo Bisaccia1. L’ho scritta a partire dalle classiche documentazioni archivistiche e bibliografiche, ma anche con l’intento di coinvolgere la comunità locale, ovvero i colleghi dello stabilimento Itm Italtractor di Potenza, quelli delle altre sedi produttive da lui dirette, i concittadini di Vaglio Basilicata, suo paese natale, e naturalmente la sua famiglia, a partire dai figli, dalla vedova, dal fratello. Il libro che ne è uscito appartiene a pieno titolo al perimetro della public history, proprio perché non è il frutto di una ricerca solitaria in biblioteca e in archivio; anzi, tantissime persone sono state parte attiva nella raccolta di testimonianze, fotografie e simili.

L’obiettivo di queste pagine è condividere un metodo d’indagine con alcuni elementi innovativi, riflettendo contestualmente sui suoi pregi e sui suoi limiti. Prima, però, occorre riassumere – a beneficio del lettore – la biografia di Matteo Bisaccia. Nacque a Vaglio Basilicata, all’epoca denominato Vaglio Lucano, il 29 novembre 1951, da Domenico Bisaccia e Maria Cirigliano, ambedue braccianti di condizione economica umile. In un contesto economico arretrato, i Bisaccia riuscirono lentamente a migliorare la propria condizione sociale, attraverso sacrifici, restrizioni e dedizione al lavoro. Negli anni Sessanta, iniziarono l’autocostruzione di una casa di proprietà, con alcuni vani che sarebbero stati poi locati a terzi. Matteo Bisaccia crebbe in questo contesto di febbrile riscatto sociale. Egli stesso aiutò il padre e gli altri familiari nella realizzazione dell’edificio, prodigandosi pure in una serie di lavori saltuari, per lo più estivi, che gli consentivano di guadagnare qualcosa e di fare esperienza.

Allo stesso tempo, metteva grande impegno nello studio. Nel 1970 ottenne il diploma all’istituto tecnico di Potenza, nel 1977 la laurea in ingegneria all’Università di Bari e – due anni dopo – l’abilitazione all’esercizio della professione di ingegnere, a seguito del proficuo superamento dei relativi esami di Stato. Iscrittosi all’Ordine, maturò diverse collaborazioni e aprì anche un proprio studio professionale dopo il terribile terremoto dell’Irpinia. Il sisma aveva fatto numerosi danni pure in Basilicata, per cui le competenze ingegneristiche divennero molto più richieste.

Nel 1981, Matteo Bisaccia fu assunto all’Italtractor di Potenza come responsabile delle manutenzioni meccaniche. A trent’anni non ancora compiuti faceva il suo ingresso nella fabbrica che gli avrebbe regalato le soddisfazioni professionali più alte della sua vita e alla quale avrebbe dedicato anima e corpo. La società Italtractor era stata fondata nel 1954 a Castelvetro, in provincia di Modena, da Lino Roli (1920-2006), meccanico ed ex partigiano. Cresciuta notevolmente negli anni del boom economico, si specializzò nella produzione del cosiddetto “sottocarro”. Quest’ultimo consente la mobilità di una macchina agricola o di un mezzo d’opera. Esso comprende varie parti: le ruote, sulle quali poggiano le catene, formate da maglie, tenute assieme dalle boccole e ricoperte dalle suole; completano il sottocarro, assi, perni, rulli, molle e altri componenti minori.

Una crisi aziendale fra anni Sessanta e Settanta aveva portato l’Italtractor nell’alveo delle partecipazioni statali: Iri-Finmeccanica acquisì l’intera proprietà, per salvare i posti di lavoro. Nel 1969, su forti pressioni dell’allora Ministro del Tesoro, Emilio Colombo, originario di Potenza, Italtractor aprì un polo produttivo nel capoluogo lucano. Si trattava di un investimento industriale notevolissimo, basti pensare che nel giro di pochi anni sarebbe diventato lo stabilimento manifatturiero più grande di tutta la Basilicata.

Come detto, Matteo Bisaccia vi entrò come responsabile delle manutenzioni. Nel 1988, a seguito delle ottime capacità tecniche e organizzative mostrate a Potenza, Matteo Bisaccia fu nominato direttore dello stabilimento Italtractor di Ceprano, in provincia di Frosinone, che era stato aperto nel 1975 su pressione dell’allora influentissimo statista democristiano Giulio Andreotti, che aveva un importante radicamento, anche elettorale, nel Basso Lazio. Si trattava di un contesto produttivo più piccolo – con poco più di 50 addetti –, che nell’ambito della realizzazione dei componenti del sottocarro, si occupava dello stampaggio.

Dopo due anni trascorsi a Ceprano, nel 1990 Matteo Bisaccia veniva nuovamente promosso, tornando allo stabilimento Italtractor di Potenza e divenendone direttore. In quel periodo, la fabbrica aveva circa 400 addetti e un indotto molto rilevante. Vi rimase fino agli inizi del 2006, in una incredibile stagione di crescita imprenditoriale incastonata fra due momenti di crisi. La prima è dell’inizio degli anni Novanta, quando Iri-Finmeccanica privatizzò Italtractor, che fu acquisita dall’imprenditore Ivano Passini, originario di Fanano, in provincia di Modena. La seconda è del 2004-2005, causata da una forte esposizione finanziaria e da cause internazionali, per cui Passini cedette il gruppo Italtractor a Titan International.

Nel quindicennio in cui Matteo Bisaccia diresse lo stabilimento di Potenza, egli fu protagonista di uno sviluppo aziendale assolutamente significativo. Il polo produttivo fu ammodernato, ingrandito, potenziato con l’immissione di giovani, tutelato da una serie di accordi con le parti sociali e gli stakeholder. Matteo Bisaccia si distinse per uno stile manageriale autorevole ma non autoritario, capace di motivare e di mobilitare, nonché contraddistinto da un forte orgoglio di appartenenza territoriale.

Nel 2006 lasciò malvolentieri tale incarico, benché venisse promosso a operations manager del Gruppo, con il compito di coordinare gli stabilimenti italiani – a Castelvetro, Fanano, Brunello, Ceprano e Potenza – e quelli esteri, dislocati negli Stati Uniti, in Brasile e in Spagna, ai quali si sarebbe poi aggiunta una fabbrica a Tianjin, in Cina. Circa un anno dopo, gli fu affidato un altro particolare e delicato incarico. Fu nominato presidente e amministratore delegato della società spagnola del gruppo, ovvero la Piezas y rodajes sociedad anónima, meglio nota come Pyrsa. Si trattava di una fonderia a Monreal del Campo, un piccolo villaggio nella regione dell’Aragona, poco distante dalla cittadina di Teruél. Qui avrebbe vissuto tra il 2007 e il 2013. E in questo periodo, con una felice intuizione, determinò il rilancio della Pyrsa, che da stabilimento a rischio chiusura diventò la fonderia più grande d’Europa.

Infatti, la Pyrsa produceva prevalentemente le ruote del sottocarro. Ed era entrata in crisi a seguito della diffusione nel mercato internazionale di prodotti simili realizzati nelle fonderie cinesi, con una qualità peggiore ma con un prezzo molto più basso, praticamente della metà di quello spagnolo. Matteo Bisaccia lavorò a un nuovo piano industriale, il cui asse portante era l’avvio di una produzione di ruote e di disco-freni per treni ad alta velocità. Infatti, mentre la rottura di un componente del sottocarro di un mezzo d’opera aveva come unica conseguenza la momentanea sospensione del lavoro, l’eventuale lesione in una ruota di un convoglio ad alta velocità avrebbe potuto provocare un disastro ferroviario. Quindi, i produttori di treni sceglievano consapevolmente di non risparmiare sulla qualità. Matteo Bisaccia capì che quello era il nuovo mercato al quale Pyrsa avrebbe dovuto rivolgersi. Nel giro di alcuni anni, questo cambiamento fu portato a termine.

Fu l’ultimo importante successo manageriale di Matteo Bisaccia, che venne a mancare il 21 agosto 2013 a seguito di un tumore ai polmoni. Nella sua vita, densissima di impegni lavorativi, aveva anche coltivato la passione politica – interprete di una cultura cattolica e centrista – e soprattutto aveva trovato il tempo per costruire una bella famiglia, composta dalla moglie Michela Rosa De Nicola, detta Michelina, e dai figli Domenico Maria, Enrico Giuseppe e Marinella.

2. Voci e luoghi: un modello di approccio alla public history

Da quel 21 agosto 2013, Matteo Bisaccia continua a vivere nella memoria delle persone. C’è chi lo ricorda come manager infaticabile e capace, e chi ritiene che de facto sia stato un imprenditore; c’è chi rammenta il suo carisma e la leadership in azienda e chi gli è grato per tutto ciò che da lui ha appreso; c’è chi ha scolpito nella mente il tuo temperamento sanguigno, ma apertissimo al confronto, e chi non può dimenticare il suo grande amore per Potenza e per la Basilicata; c’è chi menziona il suo impegno civile, in ambito politico-istituzionale e nell’associazionismo confindustriale, e c’è chi ha ben presente quella fede in Dio e negli uomini che gli dava l’energia per affrontare le sfide più dure.

Proprio la memoria delle persone è stata oggetto di un mio specifico interesse. Infatti, la dopotutto breve distanza temporale dai fatti narrati, ha consentito di raccogliere una serie di testimonianze orali, utili a ricostruire singoli aspetti biografici, a meglio delineare i tratti caratteriali, e a condire la narrazione con aneddoti esemplificativi. Diverse interviste sono state condotte in maniera tradizionale, secondo i canoni scientifici della oral history. In particolare, quelle a tutti coloro che gli erano stati particolarmente vicini, selezionati con l’aiuto dei figli e della moglie. Viceversa, per diverse altre si è scelto di dialogare con le persone sui luoghi frequentati da Matteo Bisaccia, incontrando tante persone che in quel contesto avevano avuto a che fare con lui.

Ho iniziato questo tour da Vaglio Basilicata, accompagnato dai già citati figli di Matteo Bisaccia, ovvero Domenico ed Enrico2. Sono stati delle guide preziosissime, che mi hanno condotto anche in tutti gli altri luoghi che a breve elencherò. Peraltro, da queste frequentazioni è nata pure una bella amicizia tra di noi. A Vaglio Basilicata ho visto la casa natale di Matteo Bisaccia, una modestissima e rustica abitazione in vico Rosmarino, l’edificio autocostruito dalla famiglia negli anni Sessanta, e numerosi altri posti nei quali era di casa: la piazza, il municipio, le viuzze del borgo, il bar e simili. Il secondo luogo nel quale ci siamo recati è lo stabilimento Italtractor di Potenza. Ho potuto comprendere l’intero ciclo di lavorazione, l’organizzazione dei reparti, le peculiarità del prodotto. E ho parlato con dirigenti, ingegneri, manutentori, tecnici, semplici operai, che hanno voluto raccontarmi il loro punto di vista, degli episodi che ricordavano in maniera particolare, le differenze percepite fra il suo stile manageriale e quello di coloro che sarebbero venuti dopo. Poi è stata la volta di Ceprano. Anche in questo caso la visita alla fabbrica e l’incontro con chi ci lavorava dentro è stato molto utile. Inoltre, siamo stati all’Hotel Villa Ida, poco distante dallo stabilimento, dove a lungo soggiornò Matteo Bisaccia, e dove la famiglia che gestisce la struttura ancora lo ricorda molto bene.

Come spiegato nel paragrafo precedente, l’Italtractor ha anche un importantissimo radicamento territoriale in Emilia. E qui – sempre accompagnato da Domenico ed Enrico – ho potuto visitare l’head quartier di Titan Italia, a Crespellano, in provincia di Bologna, incontrando anche l’amministratrice delegata Maria Cecilia La Manna. La sua memoria è stata prodiga di ricordi su Matteo Bisaccia, così come quella di Ivano Passini, che risiede sull’Appennino modenese e con il quale abbiamo avuto il piacere di cenare assieme.

Infine, con Domenico ed Enrico siamo volati in Spagna, per andare nella sperduta Monreal del Campo a visitare la suggestiva fonderia Pyrsa. Anche in questo caso il gruppo dirigente dello stabilimento ci ha accolto con grande cortesia, mostrandoci tutto il ciclo di lavorazione e anche lo studio che fu di Matteo Bisaccia. Al suo interno si trova un quadretto con la scritta «en esta empresa esta todo previsto menos la derrota», ovvero «in questa impresa tutto è previsto fuorché la sconfitta». Si tratta di una fase che fu pronunciata proprio da Matteo Bisaccia all’inizio di quell’esperienza, a sottolineare con forza la netta volontà di escludere l’ipotesi della liquidazione societaria.

Per la ricerca storica realizzata, qual è stato il valore aggiunto di andare sui luoghi ora elencati? Credo che si possano individuare due principali punti di forza di tale approccio, ai quali fanno da contraltare altrettanti limiti. Innanzi tutto, vedere i luoghi di persona anziché conoscerli attraverso racconti altrui o Google Maps rappresenta un plus. Se non fossi andato a Vaglio Basilicata non avrei compreso molte sfaccettature del paese e della comunità locale. Se non fossi andato nei vari stabilimenti di Itm Italtractor avrei avuto più difficoltà a introiettare e a padroneggiare le caratteristiche del processo produttivo del sottocarro. Non a caso si snoda su più stabilimenti, ognuno dei quali è articolato in più reparti. Si pensi che questa dimensione industriale è cambiata nel corso del tempo ed è proprio di questo che si è occupato Matteo Bisaccia nel suo essere un dirigente d’azienda. Quindi la comprensione di questa complicata materia era fondamentale per restituire un’analisi e una narrazione efficaci. In secondo luogo, la frequentazione dei luoghi – siano essi il bar del paese o il reparto di montaggio – consente di incontrare delle persone e di scambiare con loro conversazioni molto più spontanee e dirette di quelle costruite a tavolino. Ciò permette di avere delle testimonianze schiette, che mettono al riparto dai rischi dell’agiografia. Ovvero ho incontrato anche coloro che ricordavano le reprimende del loro superiore Matteo Bisaccia, i suoi nervosismi e tutti quegli altri aspetti che rendono le persone degli esseri umani, con i loro pregi e i loro difetti. Ecco perché questa raccolta di testimonianze “sul campo” rappresenta un’occasione per cogliere elementi che in altri contesti emergerebbero con minore facilità o resterebbero sottotraccia.

Veniamo ai limiti. Il primo è che questo tipo di indagine richiede risorse economiche e molto tempo. Bisogna spostarsi, essere autorizzati ad entrare in fabbrica, rispettare tutti i protocolli di sicurezza, fermarsi a parlare con le persone, e – una volta concluso il lavoro – intraprendere il viaggio di ritorno. Il secondo limite è che la registrazione audio delle conversazioni effettuate è talvolta disturbata da rumori, molto più lunga delle interviste mirate tradizionali, e – almeno in questo caso – non accompagnata dal corredo di liberatorie necessario per un deposito in un archivio di oral history.

3. L’accoglienza della comunità

Il 27 dicembre 2023, presso il Museo delle antiche genti lucane di Vaglio Basilicata, si è tenuta la presentazione del libro biografico su Matteo Bisaccia. Ero presente in quanto autore e, al tavolo dei relatori, ho dialogato con Renato Cantore, giornalista Rai, e con il sindaco del paese, Francesco Santopietro, che mi hanno supportato nella illustrazione del volume. Siamo stato introdotti da un saluto di Domenico Bisaccia, in rappresentanza della famiglia. Dopo di noi sono intervenute numerose persone, molte delle quali erano state da me intervistate, per brevi riflessioni o condivisioni di ricordi; è stato letto uno stralcio di un articolo sull’economia lucana scritto da Matteo Bisaccia; è stata altresì letta una lettera di saluti e ringraziamenti di Maria Cecilia La Manna; è stato proiettato un videomessaggio inviato da Marco Magnani, dirigente della Pyrsa. Dopo circa due ore di interventi, Enrico Bisaccia ha chiuso la presentazione del volume, ringraziando nuovamente a nome della famiglia.

L’evento è stato partecipato da circa 250 persone, a riempire interamente la sala. Negli spazi ai lati dell’auditorium erano state aggiunte altre sedie, che però si sono rivelate insufficienti. In tanti hanno assistito in piedi. Si pensi che Vaglio Basilicata ha circa 1.800 abitanti. Ma in diversi erano giunti anche da Potenza e da altri comuni circostanti. Circa dieci persone erano venute appositamente dalla zona di Ceprano, che dista circa tre ore di auto. A tutti gli intervenuti alla presentazione è stata regalata una copia del libro.

Ho scritto circa cinquanta libri, fra volumi interamente a firma mia, monografie con uno o più coautori, e curatele, e in oltre cento presentazioni che mi hanno visto coinvolto quella de Il direttore di stabilimento è stata certamente uno delle più partecipate. Non dico quella con più pubblico in assoluto, perché in alcuni casi i miei libri sono stati presentati all’interno di eventi o di momenti conviviali (cene aziendali e simili) dove il numero degli astanti era elevato per via di altri elementi di interesse. Ma in tutte le altre presentazioni dove il fulcro era esclusivamente il libro – e non altri elementi più attrattivi – non credo che si sia mai raggiunto un pubblico così numeroso. Anche l’edizione lucana de “Il Quotidiano del Sud” ha segnalato l’evento suddetto, con un articolo nel quale si affermava che tale serata sarebbe rimasta «scolpita nel cuore» di tutti i presenti3. Veniva riportata anche una dichiarazione della figlia di Matteo Bisaccia, Marinella: «Per me è stato come rivedere papà, lì con noi per un giorno. […] Non c’era atmosfera di tristezza, nonostante lui manchi ancora molto dopo dieci anni, ma la sensazione percepita il giorno della presentazione del libro era di gratitudine per averlo conosciuto»4.

Il significativo afflusso di persone derivava evidentemente da due fattori principali. Il primo rimanda al generale e diffuso apprezzamento di Matteo Bisaccia nella comunità vagliese e potentina, e in quella professionale del gruppo Itm Italtractor. Di fatto, la presentazione di una biografia su di lui a dieci anni dalla scomparsa ha avuto volutamente il significato di una commemorazione pubblica. Il secondo elemento, invece, ha a che fare con quel coinvolgimento delle persone nel progetto biografico di public history, che ha portato alla costruzione di una narrazione che rimanda a molteplici tasselli di ricordi. Se si fosse trascurato questo approccio, con una ricerca incentrata solo sulle fonti documentarie o con poche e selezionate testimonianze orali, non si sarebbe creata quell’empatica aspettativa che ha portato ai numeri soprastanti.

Spetterà ora agli storici accademici e ai public historian discutere se tale metodologia è valida e convincente, se è applicabile anche in altri contesti, e se rappresenta effettivamente un valore aggiunto per il prodotto finale della ricerca. La sensazione personale, condivisa ex post con alcuni colleghi e alcune colleghe, è che abbia fatto la differenza in termini di qualità del libro e di accoglimento del medesimo da parte della comunità.


Note

1 Tito Menzani, Il direttore di stabilimento. Matteo Bisaccia, una vita di cui essere fieri (1951-2013), Potenza, Società tipografica editrice Sud, 2023.

2 Marinella Bisaccia non vive più in Basilicata, ma a Roma per ragioni di lavoro e familiari.

3 Emanuela Calabrese, A Vaglio riflettori puntati su Matteo Bisaccia, storico direttore dell’Italtractor, in “Il Quotidiano del Sud”, edizione “Potenza e provincia”, 3 gennaio 2024, p. 13.

4 Ibidem.