Per una storia della Rete regionale archivi Udi Emilia-Romagna. Introduzione al Dossier

For an History of the Regional Udi Archives Network of Emilia-Romagna. Introduction to the Dossier

In apertura: Manifestazione, 8 marzo 1978, Modena (Centro documentazione donna, Archivio Udi Modena).

Nel 2019 la Rete regionale archivi Udi Emilia-Romagna1 ha promosso una giornata di studi (Bologna, 23 ottobre 2019) intitolata Storie di archivi, donne, welfare, in occasione del trentesimo anniversario della nascita. La Rete archivi nacque nel 1989 come coordinamento degli Archivi Udi di Bologna, Ferrara, Forlì, Imola, Modena, Ravenna e Reggio Emilia. Come evidenziato da Micaela Gavioli, la sua storia fino ad oggi non è mai stata scritta2. Questo Dossier, a partire dagli interventi presentati al convegno nell’ambito della sessione “La rete degli archivi dell’Udi tra storia, memoria e impegno civile”3, propone una prima ricostruzione della storia della Rete archivi, una rete unica nel suo genere nel panorama nazionale e che costituisce un possibile modello per una più ampia riflessione sulle reti territoriali di archivi femminili.

La genesi della Rete archivi è strettamente collegata ai più ampi processi che investirono l’Udi su base nazionale e locale all’inizio degli anni Ottanta. Il Congresso del 1982 costituì un momento di svolta politica fondamentale nella storia dell’associazione, sancendo, come evidenziato da Rosangela Pesenti, una trasformazione organizzativa e una cesura politica molto forte con il proprio passato4. Proprio in quel contesto maturò la consapevolezza del patrimonio di storia depositato presso le sedi, nazionale e locali, dell’associazione. Le stesse donne dell’Udi furono le protagoniste del salvataggio della documentazione prodotta dall’associazione e le promotrici di una rete di oltre 40 archivi sul territorio nazionale5, che nel 2001 si diede una forma associativa con la costituzione dell’Associazione Nazionale degli Archivi Udi6. All’istituzione dell’Archivio centrale Udi, con sede a Roma, aveva sovrinteso un “Gruppo archivio”, composto da dirigenti storiche dell’associazione, come Luciana Viviani, Maria Michetti e Marisa Ombra7. Analogamente, negli Archivi Udi dell’Emilia-Romagna si costituirono gruppi archivi locali che, come ricostruito per Modena da Rosanna Galli, per Ferrara da Micaela Gavioli, e per Ravenna da Mirella Plazzi, diedero un impulso decisivo alla costituzione prima e all’inventariazione poi dei patrimoni archivistici delle Udi emiliano-romagnole8. Nel caso di Bologna, ad esempio, l’azione di raccolta del Gruppo archivio, coordinato da Ermanna Zappaterra, portò alla creazione di un’importante sezione fotografica dell’archivio stesso9. All’inizio degli anni Duemila Patrizia Gabrielli tracciava un primo bilancio dell’impegno dell’Udi per la conservazione della propria memoria, evidenziando come l’associazione avesse promosso sia la produzione di memoria attraverso la raccolta di testimonianze delle militanti che la “custodia” e l’ordinamento delle carte con la produzione di strumenti di corredo10.

Grazie a diverse narrazioni e punti di vista, il Dossier indaga la storia della Rete archivi, a partire dalla volontà degli archivi Udi di diverse città di darsi un coordinamento e modalità di lavoro condivise. I contributi e le interviste qui presentate offrono un affresco delle progettualità sviluppate dalla Rete archivi nei suoi trent’anni di attività, con un’attenzione specifica al consolidamento dei propri patrimoni archivistici e alla valorizzazione della storia e memoria delle donne emiliano-romagnole. Tematizzano inoltre la speciale convergenza tra istituzioni pubbliche e associazionismo alla base della creazione della Rete archivi, ricostruendo il ruolo di enti come la Soprintendenza archivistica per l’Emilia-Romagna e l’Istituto dei Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna. Emergono inoltre dalle interviste la relazione privilegiata con l’Associazione nazionale degli Archivi dell’Udi, della quale la Rete regionale degli archivi Udi Emilia-Romagna fa parte, e le collaborazioni con altre realtà storico-culturali del territorio emiliano-romagnolo sviluppate in occasione di anniversari come il cinquantesimo della Liberazione o il settantesimo dalla nascita dei Gruppi di difesa della donna.

Per valorizzare i diversi soggetti e le figure che hanno contribuito alla storia della Rete archivi, il Dossier è stato costruito a partire da due tipologie di contributi: articoli che sviluppano gli interventi presentati al convegno e interviste a testimoni e protagoniste della Rete.

Il Dossier si apre con l’intervento di Caterina Liotti, che ricostruisce dall’interno la storia della Rete archivi, dalla fondazione del Coordinamento regionale nel 1989 fino alla costituzione in associazione di promozione sociale nel 2020. Liotti, storica e archivista del Centro documentazione donna di Modena, ripercorre le tappe fondamentali dell’attività della Rete archivi a partire dalla documentazione prodotta nel corso del tempo dalla rete stessa e grazie alla sua memoria personale, poiché Liotti ha fatto parte della Rete archivi fin dalla sua genesi. Il contributo contestualizza poi la nascita della Rete archivi nel più ampio contesto degli anni Ottanta, che rappresenta il decennio decisivo per la costituzione degli archivi nazionali e locali dell’Udi.

Il saggio di Elisabetta Arioti tematizza il rapporto tra la Soprintendenza archivistica per l’Emilia-Romagna e la Rete archivi, mettendo in luce il ruolo pionieristico che la prima svolse nell’effettuare le prime dichiarazioni di interesse culturale di archivi Udi locali, dopo che l’Archivio Centrale Udi era stato dichiarato di notevole interesse storico. Il contributo illustra quanto il rapporto con la Soprintendenza sia stato determinante per avviare un confronto interdisciplinare, che portò prima alla creazione e poi all’inventariazione degli archivi Udi dell’Emilia-Romagna, con la collaborazione di archiviste professioniste.

Brunella Argelli mette a fuoco la relazione strategica tra la Regione Emilia-Romagna e il primo Coordinamento regionale archivi Udi, approfondendo la convenzione realizzata nel 1989 finalizzata alla valorizzazione degli archivi, dei centri di documentazione e delle biblioteche dell’Udi di Modena, Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Imola, Ravenna, Forlì. Argelli evidenzia come la convenzione sia stata uno strumento fondamentale per integrare la memoria documentaria dei movimenti delle donne, in particolare quella dell’Udi, nel patrimonio culturale regionale, fino ai tempi più recenti che hanno visto un’adesione al sistema informativo archivistico della Regione Emilia-Romagna.

Il contributo di Valentina Sonzini si focalizza invece su un aspetto specifico della più ampia storia degli archivi e delle biblioteche dell’Udi, approfondendo la presenza di queste ultime all’interno del Sistema bibliotecario nazionale. Sonzini mette in luce come le biblioteche specializzate sui movimenti delle donne rappresentino uno strumento fondamentale per chi studia la storia contemporanea italiana, conservando materiale raro come le raccolte bibliografiche di donne socie o simpatizzanti di associazioni femminili, come in questo caso dell’Udi.

Le interviste costituiscono un primo tentativo di realizzare una storia orale dalla Rete archivi Udi Emilia-Romagna11, con un’attenzione specifica sia al ruolo delle presidenti della Rete, che alla relazione tra la dimensione regionale degli archivi dell’Udi, incarnata dalla Rete archivi, e la dimensione nazionale esemplificata dall’Archivio centrale Udi e dall’Associazione nazionale degli Archivi dell’Udi.

Le voci di Rosanna Galli, Micaela Gavioli e Katia Graziosi ripercorrono le varie presidenze della Rete archivi negli ultimi trent’anni, con un’attenzione ai passaggi chiave che hanno portato alla costituzione dei singoli archivi e della Rete regionale tra anni Ottanta e Novanta, al suo consolidamento tra anni Novanta e Duemila e allo sviluppo di nuove progettualità nell’ultimo quindicennio. Le tre presidenti della Rete archivi sottolineano la permeabilità tra l’attivismo politico e la creazione di archivi femminili necessari per conservare la storia e la memoria dell’impegno delle donne dell’Udi.

L’intervista a Vittoria Tola, responsabile dell’Udi nazionale e presidente dell’Associazione nazionale degli Archivi dell’Udi, ricostruisce la genesi dell’Archivio centrale dell’Udi, a seguito dell’undicesimo congresso dell’associazione tenutosi nel 1982. Tola approfondisce la soggettività delle donne dell’associazione nel promuovere la creazione dell’Archivio centrale come scelta politica per divulgare e trasmettere la storia delle donne italiane nel Novecento, a partire dal contributo fondamentale di quelle dell’Udi. Tematizza inoltre ruolo e potenzialità dell’associazione nazionale e, più in generale, degli archivi dell’Udi nella trasmissione della storia delle donne alle generazioni più giovani.

Mirella Plazzi, infine, ripercorre il suo lavoro come archivista libera professionista negli archivi dell’Udi nel corso degli anni Novanta, evidenziando la complessità, come donna e archivista, di lavorare alla costruzione scientifica di archivi femminili attraverso un dialogo costante con le dirette protagoniste delle battaglie testimoniate in quegli stessi archivi. L’intervista mette inoltre in luce la complessità di trattare archivi novecenteschi in una fase storica di sperimentazione, in cui iniziavano a essere introdotte le nuove tecnologie informatiche per il trattamento archivistico.


Note

1 A partire dalle successive citazioni, la Rete regionale archivi Udi Emilia-Romagna sarà indicata come Rete archivi. Cfr. https://retearchiviudier.it, ultima consultazione: 12 settembre 2022.

2 Micaela Gavioli, La Rete archivi Udi dell’Emilia-Romagna e il progetto “Welfare in Emilia-Romagna: una storia di donne. Gli archivi dell’Udi raccontano”, in “Welfare in Emilia-Romagna: una storia di donne. Gli archivi dell’Udi raccontano. Rapporto di ricerca” (2013) disponibile all’indirizzo: https://retearchiviudier.it/progetti, ultima consultazione: 12 settembre 2022.

3 La giornata di studi era articolata in tre sessioni dedicate a: La rete degli archivi dell’UDI tra storia, memoria e impegno civile; Fonti per la storia del welfare dal punto di vista delle donne; Le reti come modello per la valorizzazione del patrimonio archivistico. Il programma della giornata di studi è disponibile all’indirizzo: https://retearchiviudier.it/appuntamenti, ultima consultazione: 12 settembre 2022.

4 Rosangela Pesenti, Storie d’archivio, storie in Archivio. Gli archivi dell’Udi si raccontano, in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 2017, vol. 1, http://rivista.clionet.it/vol1/societa-e-cultura/archivi_vivi/pesenti-storie-d-archivio-storie-in-archivio-gli-archivi-dell-udi-si-raccontano, ultima consultazione: 12 settembre 2022.

5 Nel primo censimento degli archivi Udi, realizzato nel 2002, furono censiti 40 fondi archivistici presenti sul territorio nazionale. Cfr. Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Direzione Generale per gli Archivi, Guida agli Archivi dell’Unione Donne Italiane, Roma, 2002. Nell’aggiornamento, realizzato nel 2012, i fondi censiti erano saliti a 44. Cfr. Centro documentazione donna di Modena (a cura di), Gli archivi dell’Unione Donne in Italia: censimento e aggiornamento, Modena, 2012.

6 Si rimanda per ulteriori informazioni al sito dell’Associazione Nazionale degli Archivi Udi: https://assarchiviudi.com/, ultima consultazione: 12 settembre 2022.

7 Marisa Ombra, Introduzione, in Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Direzione Generale per gli Archivi, Guida agli Archivi dell’Unione Donne Italiane, cit.; Maria Michetti, Margherita Repetto, Luciana Viviani, Udi: Laboratorio di politica delle donne, Roma, Cooperativa Libera Stampa, 1985.

8 Si rimanda all’intervista collettiva a Rosanna Galli, Micaela Gavioli e Katia Graziosi, nonché alla testimonianza di Mirella Plazzi in questo Dossier.

9 Archivio Udi Bologna, “Gruppo Archivio Udi Bologna”, Lettera inviata da Ermanna Zappaterra, Graziella Zavatti, Rita Grasso alle attiviste bolognesi, 1987.

10 Patrizia Gabrielli, Custodia della memoria e assenza di storia. L’Unione donne italiane, “Italia contemporanea”, 232, settembre 2003, pp. 507-524.

11 Sulle fonti orali raccolte e conservate negli archivi dell’Udi, si rimanda al volume: Caterina Liotti, Rosangela Pesenti, Angela Remaggi et al., Volevamo cambiare il mondo. Memorie e storie delle donne dell’Udi dell’Emilia-Romagna, Roma, Carocci, 2002.