La Staffetta di Monte Sole. Un percorso sonoro alla scoperta della vita prima dell’eccidio

The Voices of Monte Sole. A sound journey to discover life before the massacre

In apertura: Filippo Franchini nei panni dell’ex staffetta partigiana Franco Fontana nel parco storico di Monte Sole.

Come si racconta una strage? Come si può narrare l’indicibile al semplice avventuriero della domenica? Come si può parlare di morte e violenza senza scadere nella pornografia del dolore? Come si può parlare a chi non ha voglia di ascoltare o semplicemente non ha gli strumenti giusti con sé? Ogni storia, prima di essere raccontata, ha bisogno di essere immaginata, quasi come fosse un film che scorre nella nostra testa, in prima visione solo per noi. Di ogni scena dobbiamo provare a sentirne gli umori, a visualizzarne i colori, ad udirne la voce e a volte ad annusarne persino l’odore. E se quella storia ha il sapore dell’orrore, occorre fermarsi a riflettere su quale messaggio si desidera trasmettere e, soprattutto, su quale emozione si vuole ricreare in chi un giorno si infilerà gli auricolari nelle orecchie e la ascolterà. Ecco, per partire si inizia sempre da qui, da una serie di domande apparentemente semplici ma fondamentali per provare a realizzare un podcast, di fatto un percorso sonoro, da ascoltare, non a casa, ma mentre si passeggia in mezzo alla storia, in uno dei luoghi simbolo della memoria in Italia1.

Siamo Francesca Candioli e Claudio Spanò, una giornalista e un artigiano del cuoio, che per diversi motivi si sono ritrovati a frequentare una casa, che non è solo un’abitazione privata ma molto di più, e il suo proprietario. Noi non siamo degli storici, ma solo due appassionati di storie, meglio se nascoste e coperte dalla polvere del tempo. La casa di cui parliamo è quella di Luigi Fontana, un uomo nato nel 1948 originario di Vado, un piccolo comune dell’Appennino bolognese, che ha scelto di abitare nel cuore del Parco storico e naturalistico di Monte Sole, diventandone il suo custode morale e il suo punto di riferimento per molti. Ha vissuto qui, lungo il percorso della memoria, quando ancora non esisteva, dal 1974 al 22 gennaio 2020, prima di lasciarci per un nuovo viaggio chissà dove. Un uomo, sempre in direzione ostinata e contraria, che con il suo esempio di vita, in perenne critica del mondo e in costante accoglienza dell’altro, ha esercitato su di noi un fascino particolare. È qui, in un luogo dal peso ingombrante e grazie ad un uomo di quelli che forse si incontrano una sola volta nella vita, che abbiamo provato ad immaginare nuovi modi di narrare la stessa storia, partendo da un punto di vista diverso.

Monte Sole è un’area montana, che si trova a pochi chilometri da Bologna, all’interno di un’area di 6300 ettari, divisa tra i comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, che dal 1989 è diventata un parco storico e naturalistico. Qui, dove oggi regna una sensazione di perenne stasi, si è consumato l’eccidio più violento realizzato dalle SS nell’Europa occupata dai nazisti: in una settimana, tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nelle zone attorno a Monte Sole, furono trucidate 770 persone, soprattutto donne, bambini e anziani, e fu spazzata via ogni forma di vita. Una pagina nera del nostro tempo che è stata poi raccontata seguendo molteplici chiavi di lettura, da quella cattolica a quella antifascista, favorendo di fatto una diversa stratificazione di memorie nel corso degli anni. Ed è in mezzo a tutte queste narrazioni – storiche, politiche, sociali e religiose – che ci siamo chiesti come tornare a parlare di Monte Sole senza calcare l’immagine del martirio, ma mettendo da parte, solo per una volta, i suoi morti. Pur non essendo due storici di formazione, ci interessava concentrarci soprattutto sull’aspetto umano, e se vogliamo più emotivo, di tutta la vicenda che ha marchiato a fuoco vivo una terra come questa, fatta in gran parte da contadine e contadini.

Nel 2021, a 77 anni dai fatti, era forse giunto il momento di parlare dei vivi? Perché, anche se spesso ce lo dimentichiamo, ogni morte non rappresenta sempre solo un dopo, ma anche un prima. Ed è così che, seguendo il filo di questi ragionamenti, per realizzare il nostro podcast ci siamo ritrovati a partire dai morti per provare non più a piangerli, ma a riportarli in vita, in una sorta di seduta spiritica raccontata da voci e suoni che non ci sono più. Abbiamo presto iniziato ad immaginare la comunità che ruotava attorno a Monte Sole prima del settembre 1944, partendo dai giochi dei bambini del tempo fino ad arrivare a ricostruire le discussioni per il raccolto fra i contadini, le bevute in osteria, le preoccupazioni per la guerra, e i rari momenti di festa spesso legati al ciclo delle stagioni. Per immergerci nel contesto agricolo e sociale dell’Appennino di allora ci siamo avvalsi di diverse letture e testimonianze orali, a cominciare da uno dei libri guida, in grado più di altri di parlare per immagini. Il suo titolo è Il Silenzio di Monte Sole ed è stato scritto negli anni Sessanta dal giornalista statunitense Jack Olsen, in occasione del primo referendum in cui si chiese alla comunità interessata dalla strage se era disposta a perdonare uno dei suoi esecutori, Walter Reder. Si tratta di uno dei pochi testi, in parte romanzato, che restituisce un’immagine, o meglio una sensazione, di chi erano le persone che componevano la variegata comunità di Monte Sole, frammentata in tanti piccoli borghi, di una manciata di case o poco più, abitati in gran parte da mezzadri. Jack Olsen, grazie forse alla sua esperienza giornalistica, non ci parla solo di strage, ma ci restituisce quasi una cronaca della vita del tempo, a pochi giorni dal famoso eccidio.

Oltre alla lettura di questo libro cardine, che ha ispirato il nostro progetto, c’è stato un anno intenso di ricerca fatto di interviste dal vivo e lettura di gran parte del materiale disponibile sulla vita precedente. Una serie di memorie e libri, non facili da reperire, perché la narrazione della strage è sempre stata basata sul momento stesso in cui è avvenuta e sul dopo, quasi mai invece sul prima. Abbiamo così attinto a piene mani da materiale di archivio e in particolare da interviste a sopravvissuti, civili e partigiani, conservate al Centro di documentazione per lo studio delle stragi nazifasciste e delle rappresaglie di guerra di Marzabotto. Abbiamo, però, anche scelto di andare direttamente sul campo ad intervistare alcuni degli ultimi testimoni di Monte Sole, per provare a ricostruire un immaginario collettivo sulla vita prima della strage. Spesso in passato storici e studiosi si sono concentrati di più sull’eccidio e su come si è svolto, e in molte interviste la parte sul prima, sul tipo di vita che si faceva in montagna, è poco approfondita. Inoltre abbiamo notato che nei racconti i sopravvissuti sono talmente abituati in alcuni casi a parlare dell’eccidio che sembra essere calato un velo su tutto il resto, come se la loro vita di prima non fosse mai davvero esistita. Ecco perché è stato importante attingere sia a documentazioni storiche che ad interviste di prima mano, per provare ad incalzare chi avevamo di fronte a restituirci anche solo uno scorcio di che cos’era Monte Sole, prima che diventasse ciò che oggi è per tutti.

È nata così La Staffetta di Monte Sole: una passeggiata audio-guidata permanente che consente a tutti i visitatori del Parco storico di Monte Sole di scoprire la storia del posto, partendo da un podcast ibrido, da ascoltare mentre si cammina lungo il percorso della memoria. Una guida, accessibile direttamente dal proprio smartphone, nata da una domanda a cui è subito seguita una risposta: come raccontare la strage? Semplicemente, non raccontandola.

Abbiamo pensato di focalizzarci su un aspetto poco conosciuto dell’eccidio di Monte Sole: la vita prima. Dopo la strage, in pochissimi tornarono a vivere da queste parti, mentre in tantissimi preferirono ricostruirsi un futuro altrove, lontano dalla loro montagna. La quotidianità di allora è rimasta solo un vago ricordo, e in gran parte delle narrazioni disponibili si preferisce, per ovvie ragioni, concentrarsi sulla strage, sul perché è avvenuta e su che cosa è effettivamente successo. Abbiamo quindi pensato di provare a ricostruire quella sensazione di un tempo che non c’è più, che è stato cancellato come si fa con un colpo di spugna, e di provare a raccontare le storie e le giornate di chi a Monte Sole ci ha vissuto in quell’anno, il 1944, che ha sancito la fine di un luogo, trasformandolo in qualcos’altro. Oggi infatti Monte Sole è meta di pellegrinaggio: in tanti si arrampicano quassù un po’ per ricordare, un po’ per assaporare una sensazione di silenzio che, forse, si percepisce solo in posti come questo, dove qualcosa è successo, nonostante la natura continui a fare il suo corso come se nulla fosse, rifiorendo e morendo ogni giorno.

La passeggiata sonora che abbiamo ideato inizia lungo il percorso della memoria: l’inizio del tragitto è segnalato da un cartello posto a bordo strada, accanto ad una croce di ferro posizionata in un punto panoramico, poco sopra il Centro visite Il Poggiolo. Il percorso dura un’ora e un quarto di ascolto per un totale di 1.8 km di cammino, e termina al cimitero di Casaglia, dove si compì parte dell’eccidio. Per iniziare il cammino basta collegarsi con il proprio telefono e i propri auricolari alla piattaforma di podcast Spreaker e cercare La Staffetta di Monte Sole, o prendere in prestito cuffie e mp3 disponibili gratuitamente al Centro Visite Il Poggiolo.

Come guida, per il nostro viaggio nel tempo, come Dante ha fatto con Virgilio, abbiamo scelto il personaggio di una staffetta che ci condurrà alla scoperta della vita a Monte Sole, con i suoi protagonisti e le sue storie. Si chiama Filippo ed è un quindicenne del settembre 1944, interpretato da Filippo Franchini, un giovane attore della zona, e ispirato alla figura di Franco Fontana, un ex staffetta partigiana di Vado ancora in vita. La scelta di affidare il racconto della nostra storia agli occhi di un ragazzo è legata alla necessità di arrivare a tutti quelli che ci ascoltano, optando per la semplicità di un punto di vista che può apparire scontato, ma che più di altri ci porta a calarci in un contesto dove la presenza partigiana era una costante.

Tutta la passeggiata è stata costruita, basandoci sulle memorie collettive di testimoni e sopravvissuti che hanno realmente vissuto in Appennino nel 1944. Ogni personaggio che si incontra durante il percorso è reale, tutti i fatti descritti sono realmente accaduti, e tutto il percorso audio è intervallato dalle narrazioni di Filippo e da diverse interviste che abbiamo fatto ad alcuni sopravvissuti. Abbiamo intervistato civili e partigiani come Franco Leoni, venuto a mancare lo scorso aprile, Eros Graldi, Luciano Conti, Anna Rosa Nanetti, Marino e Pina Marzari, Franco Fontana, Ines Crisalidi, Gastone Sgargi, Mario Nanni e Angelo Bertuzzi. Questo percorso è dedicato a loro, memorie fragili della vita che fu.

Quasi tutti coloro che hanno prestato la loro voce per la realizzazione della passeggiata non sono attori professionisti, ma semplici persone incontrate in questi mesi lungo l’Appennino bolognese che ci hanno regalato il loro tempo. La nostra scelta è stata quella di mantenere il dialetto, la lingua locale, durante tutta l’ambientazione sonora, privilegiando l’italiano per le parti principali. Per rendere più immersivo e realistico il nostro percorso, abbiamo optato anche per una cura particolare dei suoni di ambientazione, molto vicini a quelli di allora e registrati direttamente in loco.

A guidarci e sostenerci in questo progetto, fin dall’inizio, è stata l’Associazione famigliari di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, nata in occasione del processo militare tenutosi a La Spezia nel 2006 e 2007 per fare luce sulle responsabilità di alcuni soldati tedeschi chiamati in causa per l’eccidio di Monte Sole. Si tratta di una realtà, presieduta da Gian Luca Luccarini, figlio di uno dei superstiti dell’eccidio, che da anni cerca di fare memoria e mantenere accesi i riflettori su questa pagina di storia, insieme al Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto. Il nostro progetto è patrocinato dal Ministero della Cultura, dal Parco storico di Monte Sole, dai Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana e dalle due Anpi di Vado e Marzabotto.

Una volta avviato il progetto, ormai circa un anno fa in piena di pandemia, abbiamo notato come all’inizio le persone si approcciassero timidamente al nostro podcast. In molti non erano abituati ad ascoltare un contenuto per un’ora e a mantenere alta l’attenzione, ma con il passare del tempo, complice anche la crescita sul mercato nazionale del mondo dei podcast, le persone hanno iniziato a prendere confidenza con questo mezzo. All’interno della nostra piattaforma di riferimento, Spreaker, abbiamo la possibilità di visionare le statistiche e vedere in tempo reale quante persone ascoltano la passeggiata. Altre volte, invece, possiamo vedere dal vivo le persone che attraversano il percorso della memoria con le cuffie, e si fermano in alcuni punti, individuati all’interno del percorso come casa di Luigi Fontana, ad ascoltare. Il nostro obiettivo, che pensiamo di aver raggiunto, è stato quello di riuscire a rendere fruibile a tutti un pezzo di storia che, per chi non è del settore o del posto, spesso si riduce a poche righe nei libri delle scuole superiori, o nemmeno quello. Ed è così che accanto alla scoperta visiva del posto, abbiamo voluto accompagnare chi si approccia, soprattutto per la prima volta, a Monte Sole, con l’obiettivo di portarlo in un viaggio nel tempo, facendogli sentire un pezzo di mondo che non esiste più. La nostra idea per il futuro è continuare a lavorare per la memoria di Monte Sole, estendendo questo modus operandi di mischiare l’audio con la storia e la visita diretta dei luoghi anche ad altre realtà simbolo nel nostro territorio.


Nota

1 Il podcast La Staffetta di Montesole, tradotto anche inglese e tedesco, è disponibile su Spotify e Spreaker, cercando La Staffetta di Monte Sole, https://www.spreaker.com/show/la-staffetta-di-monte-sole.